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Modena: Goliardia, divertirsi con intelligenza

Modena: Goliardia, divertirsi con intelligenza

A Giurisprudenza Gaudeamus igitur e saluto alle matricole  «Tramandiamo ai nuovi studenti ironia ma anche valori»

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Chi vuol essere goliarda sia, di doman non c’è certezza. Ieri Modena s’è risvegliata più colorata e viva che mai. Merito dello spirito scherzoso e giovanile di studentesse e di studenti universitari “particolari”. Hanno alternato battute e scherzi tra il chiostro di Giurisprudenza, piazza Matteotti e il complesso San Paolo. Professano ideali di libertà, cultura, tradizioni… e divertimento, ovviamente. Valori ricordati da Cretaceus Junior. Jurassic Park non c’entra: è il nome di chi guida i venticinque goliardi del Ducatus Mutinensis. Tutte persone accomunate da alcune caratteristiche: «avere un pizzico d’irriverenza, moltissima autocritica, essere svegli e intelligenti, avere retorica», come spiegato dallo stesso Alberto Cavani, usando il suo nome da “civile”.

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È lui che ha pronunciato l’atteso discorso del “Gaudeamus igitur”. Un’espressione latina che indica l’importanza della “gioia nel qui e ora”, celebrata anche da Lorenzo dei Medici nella Canzone di Bacco, ed è diventata motto internazionale degli universitari. L’Università di Modena è stata fondata due secoli dopo dell’opera toscana e già aveva al suo interno il seme della Goliardia, espressione dei Clerici vagantes medievali. Alla tradizione risalgono sia le classi gerarchiche (fanti, capi-schiera, scudieri, baroni, visconti, conti, marchesi e duchi) sia i vestiti, cuciti dagli stessi ragazzi e poi tramandati. Il passaggio di testimone riguarda anche i valori.
«La Goliardia è un’esplosione di vita - ha raccontato Giovanna Galantini - e un modo di essere, di prendersi in giro, di prendere in giro il mondo». La donna è conosciuta come “Eureka”, il nome greco che indica la scoperta. Al collo aveva ancora la “placca”, la medaglia con l’aquila estense, lo stemma di Modena, il calice e la bottiglia di vino. Dietro c’era un numero, introdotto dopo la rifondazione del gruppo. Roberto Mori ha il “dieci” come Messi e in tema di genialità non scherza. «Negli anni Sessanta e Settanta eravamo poveretti - ha raccontato Roberto, nome d’arte Immaturificus - ma avevamo tanta voglia di divertirsi. Una vigilia di Natale ci siamo ritrovati in sei in piazza Maggiore a Bologna. C’era la messa di mezzanotte, poi alle 00.40 sono usciti i fedeli. Avevamo un nastro azzurro, abbiamo fatto un fiocco e l’abbiamo inchiodato sul portone della chiesa di San Petronio».
Gabriele Farina

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