Renzi trova i supporter modenesi
Da Richetti e Bonaccini sostegno critico per l’ex-premier: «Matteo, basta con l’io. Si usa sempre il noi»
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È stata la “mattinata modenese”, quella di ieri alla tre giorni del Lingotto di Torino per lanciare la candidatura di Matteo Renzi alla guida del Partito democratico.
A supportare il nuovo corso di Renzi, sono arrivati due suoi ormai “storici” sostenitori: Matteo Richetti e Stefano Bonaccini. I quali come consuetudine, nel loro carattere, non hanno fatto da comparse, ma sono intervenuti mettendo in fila una serie di critiche ed auspici sul percorso futuro del partito.
A rompere il ghiaccio è stato Matteo Richetti. Il deputato modenese ha spronato Renzi ad uscire dalla sua propensione all’Io per considerare il Pd del Noi.
«A Matteo Renzi, che qui ho ritrovato leader del centrosinistra europeo che abbiamo conosciuto, voglio troppo bene per non dire qualcosa - ha detto Richetti - non ti voglio mai più sentire dire 'se perdo, perdo io, se vinciamo vinciamo noi'. No, vinciamo e perdiamo insieme. Una comunità perde insieme e si rialza insieme», sostiene Richetti, che chiede di «portare più politica, più proposte» nel partito, definendolo «luogo in cui portare ma anche conoscere le istanze degli altri».
Quanto all’attuale situazione politica del Pd, Richetti ha detto: «Il nostro futuro non può essere tornare indietro ed è il motivo per cui stare con due piedi in questa mozione» e ha continuato: «sono profondamente convinto che oggi ci rimettiamo in cammino con una direzione chiara e forte» Attesa anche per Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, fortemente critico con chi ha lasciato il Pd danneggiando i l Centrosinistra.
«Cosa deve ancora succedere perchè nel Centrosinistra la si smetta di dividersi quando gli avversari dovrebbero chiamarsi Salvini e Grillo? - ha detto -Il Pd deve essere il perno di un grande campo che a partire dalle prossime amministrative non si isoli, ma lanci una grande sfida per il governo del territorio».
Nel suo intervento, Bonaccini ha ricordato «Questo è un tempo in cui quasi nessuno riconosce al governo le tante cose buone che ha fatto, ci sono state riforme utili, provvedimenti necessari, e va completato un processo: il riformismo senza popolo non funziona, serve una grande comunità, un Pd che sappia aprire le porte, non penso ad un ritorno ai partiti del novecento, e un partito radicato sui territori vuol dire avere una classe dirigente autorevole». E al Lingotto c’era anche Cecile Kyenge che oltre a supportare la candidatura di Renzi ha sparato dritto contro Salvini: «Salvini ha il diritto di presentare la sua proposta dove e come vuole, ma noi abbiamo il dovere di chiamarla con il suo nome: istigazione all'odio»
L'ex ministro ha ricordato poi le offese di Calderoli nei suoi riguardi ("la Kyenge pare un orango") ed il voto del Senato che anche grazie al Pd "salvò" il senatore leghista dal processo: «Mi fece molto male, ho pensato anche di abbandonare il partito, ma poi sarebbe stato rinunciare alle cose in cui credo».
A supportare il nuovo corso di Renzi, sono arrivati due suoi ormai “storici” sostenitori: Matteo Richetti e Stefano Bonaccini. I quali come consuetudine, nel loro carattere, non hanno fatto da comparse, ma sono intervenuti mettendo in fila una serie di critiche ed auspici sul percorso futuro del partito.
A rompere il ghiaccio è stato Matteo Richetti. Il deputato modenese ha spronato Renzi ad uscire dalla sua propensione all’Io per considerare il Pd del Noi.
«A Matteo Renzi, che qui ho ritrovato leader del centrosinistra europeo che abbiamo conosciuto, voglio troppo bene per non dire qualcosa - ha detto Richetti - non ti voglio mai più sentire dire 'se perdo, perdo io, se vinciamo vinciamo noi'. No, vinciamo e perdiamo insieme. Una comunità perde insieme e si rialza insieme», sostiene Richetti, che chiede di «portare più politica, più proposte» nel partito, definendolo «luogo in cui portare ma anche conoscere le istanze degli altri».
Quanto all’attuale situazione politica del Pd, Richetti ha detto: «Il nostro futuro non può essere tornare indietro ed è il motivo per cui stare con due piedi in questa mozione» e ha continuato: «sono profondamente convinto che oggi ci rimettiamo in cammino con una direzione chiara e forte» Attesa anche per Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, fortemente critico con chi ha lasciato il Pd danneggiando i l Centrosinistra.
«Cosa deve ancora succedere perchè nel Centrosinistra la si smetta di dividersi quando gli avversari dovrebbero chiamarsi Salvini e Grillo? - ha detto -Il Pd deve essere il perno di un grande campo che a partire dalle prossime amministrative non si isoli, ma lanci una grande sfida per il governo del territorio».
Nel suo intervento, Bonaccini ha ricordato «Questo è un tempo in cui quasi nessuno riconosce al governo le tante cose buone che ha fatto, ci sono state riforme utili, provvedimenti necessari, e va completato un processo: il riformismo senza popolo non funziona, serve una grande comunità, un Pd che sappia aprire le porte, non penso ad un ritorno ai partiti del novecento, e un partito radicato sui territori vuol dire avere una classe dirigente autorevole». E al Lingotto c’era anche Cecile Kyenge che oltre a supportare la candidatura di Renzi ha sparato dritto contro Salvini: «Salvini ha il diritto di presentare la sua proposta dove e come vuole, ma noi abbiamo il dovere di chiamarla con il suo nome: istigazione all'odio»
L'ex ministro ha ricordato poi le offese di Calderoli nei suoi riguardi ("la Kyenge pare un orango") ed il voto del Senato che anche grazie al Pd "salvò" il senatore leghista dal processo: «Mi fece molto male, ho pensato anche di abbandonare il partito, ma poi sarebbe stato rinunciare alle cose in cui credo».
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