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Cemento, nuovo sgombero ad Agritecnica 

Cemento, nuovo sgombero ad Agritecnica 

San Felice. Inspiegabile tira e molla di ordinanze dopo l’inchiesta sul calcestruzzo depotenziato

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SAN FELICE. Il Comune ha ordinato all’azienda Agritecnica di sgomberare entro sette giorni il nuovo stabilimento di via dell’Industria.
Poche settimane fa, a febbraio 2017, con un altro atto, il Comune aveva autorizzato i titolari di Agritecnica a rientrare nello stabilimento, tranne una piccola porzione, per un soppalco in metallo non certificato.
A fine dicembre 2016, con un’altra ordinanza ancora, il Comune aveva ordinato lo sgombero dello stabilimento, perché non c’era la “fine lavori”.
L’ 8 maggio 2016 il Comune, la Regione, la Parrocchia, musicisti, progettisti e ospiti avevano promosso e partecipato all’inaugurazione dello stabilimento. Una festa che celebrava la ripartenza di un’altra azienda del territorio, nella legalità e nell’efficienza della ricostruzione post sisma.
E invece i titolari dell’azienda si sono ritrovati - e restano - al centro di una vicenda kafkiana. Un tira e molla con niente da ridere, però, dal momento che in ballo c’è un’attività che oggi conta una trentina di dipendenti e milioni di euro erogati per la ricostruzione. E - ultimo ma non ultimo - un’inchiesta penale della Questura, tuttora in corso, su un aspetto inquietante: l’utilizzo di cemento “depotenziato” nella realizzazione di questo stabilimento.
Di questo e di altri stabilimenti, che magari, per motivi contingenti, non sono ancora con altrettanta evidenza nell’occhio del ciclone, fatta eccezione per le nuove scuole medie di Finale.
Le ragioni dell’ultimo provvedimento sono “ignote” al pubblico. Anche dell’ordinanza notificata nel fine settimana non c’è traccia compiuta negli atti pubblici di albo pretorio.
Secondo le prime indiscrezioni, tuttavia, questo nuovo sgombero è stato innescato dalle valutazioni della Regione. Dove sono evidentemente pervenute le risposte sulla “tenuta” del calcestruzzo prodotto dalla BetonRossi e utilizzato dalla ditta A&C di Mirandola per realizzare le fondamenta della Agritecnica.
Risposte giudicate così insoddisfacenti da suggerire una comunicazione al Comune che comportasse un nuovo sgombero dei locali, entro il fine settimana. Locali-officina dove sono ricoverate mietitrebbie, trattori e attrezzature, in buona parte smontati, che tra poche settimane avrebbero dovuto intraprendere la campagna agricola. Agritecnica infatti lavora per importanti aziende del settore, oltre che per aziende agricole del territorio. La vicenda resta complessa. Negli atti pubblici del Comune già mancavano le spiegazioni del perché si sia fatto aprire uno stabilimento a maggio e lo si sia chiuso a dicembre per mancanza di comunicazione di fine lavori. C’è chi evoca una variante presentata a giugno, ma una variante di norma non si fa dopo la comunicazione di fine lavori e una inaugurazione istituzionale così eclatante non si fa, di norma, senza la fine lavori.
Di sicuro c’è di mezzo l’inchiesta, che infatti è scoppiata il 20 maggio, due settimane dopo quella festa di inaugurazione e due prima della “variante”.
E di sicuro, dopo questa sorpresa, ci saranno degli strascichi, non solo giudiziari.
Alberto Setti

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