Chioschi a Modena: quelli nuovi sono 4 volte più estesi
Modena. Il dato è emerso ieri in base ai calcoli della Forestale e del perito della Procura Il progettista Castelnovi: «No, aree uguali a prima». Il mistero del progetto scritto
MODENA I chioschi precedenti erano ben quattro volte più piccoli di quelli attuali sotto sequestro. È uno dei punti fermi emersi ieri al processo condotto dal giudice Barbara Malvasi. È anche un dato fornito prima dal mareschiallo della Forestale che ha condotto le indagini e le misurazioni e poi dal consulente tecnico della Procura, l’architetto Emiliano Arcangeli. Dati concordi basati sulle misurazioni della sola area “chiusa”, ovvero non comprensiva di tendoni, teloni e altre “protesi” dell’edificio. Quanto all’area di pertinenza - la superficie del déhors con sedie - la differenza è di una volta e mezzo in più tra il prima e il dopo.
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Un dato che cozza violentemente con quanto ha spiegato ieri il progettista di quest’opera controversa: l’architetto Paolo Castelnovi di Torino. Che ha esposto il suo progetto di consulenza, del quale era stato incaricato dal Comune (dall’assessore Daniele Sitta), arrivando ad una conclusione opposta: l’area totale dei vecchi chioschi era leggermente superiore a quelli attuali. Diverso è il suo calcolo che comprende tutto ciò che è esterno al chiosco “chiuso” e quindi anche teloni, tendoni e quant’altro si era sedimentato nel tempo.
Nel corso delle testimonianze sono emersi altri particolari finora mai focalizzati in questa vicenda. Castelnovi ha raccontato che il committente in carne e ossa del progetto chioschi era Sitta ma che poi Sitta, benché venisse informato, non ha mai partecipato ai tavoli tecnici che hanno definito il progetto. L’architetto non aveva con sé il testo della sua consulenza. Questo testo in realtà non è stato mai visto da nessuno fuori dalla cerchia del Comune. Né è agli atti del processo. Infine è emerso che l’intero progetto, gestito dal 2007 al 2013, ovvero ben sette anni - ha avuto tre approvazioni ma solo dalla Giunta Pighi, mai dal Consiglio Comunale come invece era previsto dalle norme.
IL PROGETTO Non solo. Castelnovi ha spiegato di aver preparato il progetto in vista dell’approvazione della Soprintendenza. La sua preoccupazione era che fosse in regola con le normative statali e regionali. Non ha mai affrontato invece le normative urbanistiche allora vigenti a Modena. Dalle sue risposte si è capito che riteneva che sarebbe spettato al Comune rendere conforme il tutto. Quindi il progetto è stato pensato con criteri di riqualificazione del verde ma anche di risistemazione dei chioschi - quelli vecchi erano in gran parte abusivi, c’erano contenzioni legali, quindi si è deciso di fare tabula rasa col nuovo progetto - ma sull’area verde di 7 ettari i chioschi avrebbero occupato alla fine uno spazio enorme, distanziati solo 70 metri l’uno dall’altro. Un intervento esagerato, ha detto il perito della Procura: da 250 mq a 1000 mq. Fin dall’inizio, secondo lui, contrastava con le norme urbanistiche, in particolare con l’articolo 13.21 del Rue: il Parco è un bene culturale vincolato dal 2005, quei chioschi non ci poteva stare.
L'ex sindaco Giorgio Pighi è stato chiamato a testimoniare all'udienza del 10 aprile
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