Modena, ecco un’altra sfida del vescovo Erio: i ragazzi universitari
di Davide Berti
È rivolto a loro il volume scritto da monsignor Castellucci: «La ragione diventa adulta, la fede non resti bambina»
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Lo avevamo lasciato, qualche settimana fa, nel suo studio in arcivescovado, che per la prima volta aveva aperto a noi curiosi: la scacchiera sul tavolo, libri e riviste, un pallone da calcio. Il vescovo Erio Castellucci, quando deve dire qualcosa, va diritto all’obiettivo e sceglie sempre il linguaggio più comprensibile, guardando chi gli sta di fronte. I suoi occhi, come spesso è accaduto negli ultimi mesi, sono tutti per i giovani: fianco a fianco a loro nella Giornata Mondiale della Gioventù, l’organizzazione dei sabati sera con centinaia di ragazzi, l’appello al senso civico e al rispetto della Costituzione. Messaggi che hanno avvicinato don Erio alla comunità modenese. Merito suo, della sua capacità di parlare a tutti, alla pari. E lo ha fatto anche questa volta. Ha scelto di scrivere un libro, ne aveva già fatti altri, ma questo è ancora più facile e immediato del passato. Si legge agevolmente pagina dopo pagina “La tua Parola mi fa vivere - Quattro passi con la Bibbia”, appena pubblicato dalle edizioni Dehoniane (6,90 euro, 96 pagine). La nuova sfida, don Erio, l’ha lanciata ai giovani universitari, quelli che hanno in mano parte del loro futuro, nel momento delle scelte.
La scommessa è questa: partire dalla lectio divina, la lettura della parola di Dio, e portarla a livello dei giovani, con una sorta di diario quotidiano.
Scrive don Erio: «Come fanno però i giovani universitari, già pieni di impegni e di libri da studiare, a trovare il tempo e il desiderio per infilare nelle loro giornate anche la Lectio divina? Non suonerà piuttosto old fashion una proposta del genere? Certo, non è per tutti. Occorrono alcuni ingredienti non sempre facili da trovare nella medesima persona: un minimo di fede cristiana, alcuni minuti al giorno e il coraggio di provarci, fidandosi di chi assicura che ci saranno dei vantaggi».
Il vescovo entra nello specifico del rapporto tra ragione efede, così come è vissuto dai ventenni: «La vita universitaria è infatti ricca di stimoli, non solo intellettuali ma anche affettivi e spirituali. L’approccio critico alla realtà, in tutte le sue sfumature, pone domande che non possono girare attorno alla fede, ma devono interrogarla. Non è possibile che la fede rimanga bambina, quando la ragione diventa adulta. La fede non è un soprammobile donato una volta per sempre, che richiede al massimo qualche spolveratina; è un organismo vivo, si rafforza o si attenua con noi, può crescere ma può anche diminuire o spegnersi. Se non è alimentata, come ogni organismo, muore».
La strada migliore per arrivare ai giovani, don Erio lo sa, sono le provocazioni: «Che cosa succede se la fede si spegne? Niente di particolare: la storia prosegue il suo percorso, il sole nasce e tramonta, fuori piove o fa bel tempo, la gente lavora, si diverte, studia, ci si arrabbia e ci si riconcilia, ci si ammala e si fa sport. Apparentemente non cambia nulla: in realtà cambia tutto, perché cambia il cuore. Senza la fede, si perde il senso profondo della vita».
Novantasei pagine che volano via dopo aver lasciato tante domande e, spesso, anche risposte.
La scommessa è questa: partire dalla lectio divina, la lettura della parola di Dio, e portarla a livello dei giovani, con una sorta di diario quotidiano.
Scrive don Erio: «Come fanno però i giovani universitari, già pieni di impegni e di libri da studiare, a trovare il tempo e il desiderio per infilare nelle loro giornate anche la Lectio divina? Non suonerà piuttosto old fashion una proposta del genere? Certo, non è per tutti. Occorrono alcuni ingredienti non sempre facili da trovare nella medesima persona: un minimo di fede cristiana, alcuni minuti al giorno e il coraggio di provarci, fidandosi di chi assicura che ci saranno dei vantaggi».
Il vescovo entra nello specifico del rapporto tra ragione efede, così come è vissuto dai ventenni: «La vita universitaria è infatti ricca di stimoli, non solo intellettuali ma anche affettivi e spirituali. L’approccio critico alla realtà, in tutte le sue sfumature, pone domande che non possono girare attorno alla fede, ma devono interrogarla. Non è possibile che la fede rimanga bambina, quando la ragione diventa adulta. La fede non è un soprammobile donato una volta per sempre, che richiede al massimo qualche spolveratina; è un organismo vivo, si rafforza o si attenua con noi, può crescere ma può anche diminuire o spegnersi. Se non è alimentata, come ogni organismo, muore».
La strada migliore per arrivare ai giovani, don Erio lo sa, sono le provocazioni: «Che cosa succede se la fede si spegne? Niente di particolare: la storia prosegue il suo percorso, il sole nasce e tramonta, fuori piove o fa bel tempo, la gente lavora, si diverte, studia, ci si arrabbia e ci si riconcilia, ci si ammala e si fa sport. Apparentemente non cambia nulla: in realtà cambia tutto, perché cambia il cuore. Senza la fede, si perde il senso profondo della vita».
Novantasei pagine che volano via dopo aver lasciato tante domande e, spesso, anche risposte.
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