Carpi, Il Dio di Ligabue finisce in una tesi di laurea
Il teologo Salvarani è stato supervisore dell’elaborato di Lorenzo Galliani L’ex assessore: «Nelle canzoni del rocker sono evidenti riferimenti al cielo»
«Hai un momento, Dio? No perché sono qua, insomma ci sarei anch’io...». Una richiesta informale, quella rivolta dal rocker Luciano Ligabue nientemeno che... al Signore, un ritornello cantato da migliaia di fan e ora anche soggetto per una tesi di laurea corretta dal teologo carpigiano, già assessore della giunta Campedelli, Brunetto Salvarani.
C’è, infatti, chi ha trovato riferimenti “divini” nei testi scritti dal rocker di Correggio. Si tratta del giornalista del quotidiano Avvenire, Lorenzo Galliani, il quale ha chiesto consiglio al teologo carpigiano Brunetto Salvarani per la realizzazione della sua tesi con cui si è laureato all’Istituto superiore di Scienze religiose.
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Salvarani, com’è nata l’idea della tesi che indaga il rapporto fra Ligabue e Dio?
«Lo spunto è nato attraverso un ragazzo di una scuola media in cui Galliani insegna. Questo ragazzo ha detto di ascoltare Ligabue e da lì è nata un’indagine più approfondita dei testi. Poi, Lorenzo mi ha chiesto di leggere la sua tesi: nel libro che ho scritto con Odoardo Semellini, “Dio, tu e le rose”, ci siamo avventurati nella ricerca del tema religioso attraverso le canzoni italiane della seconda metà del Novecento e del primo decennio del Duemila. Fino ad arrivare a un dizionario finale incentrato sui protagonisti della musica popolare italiana riletti con la lente delle loro parole “religiose”».
Come si inserisce la musica di Ligabue nel contesto teologico?
«Il contesto in cui si inserisce la ricerca è quello della cosiddetta “teologia pop”. Ovvero, quei prodotti che, in linea teorica non propongono immediatamente un spunto teologico, ma che in realtà offrono punti di vista nuovi, miscelati con la nostra cultura postmoderna, su Dio e il mondo religioso. Il dialogo con il cielo e con Dio emerge da diversi testi di Ligabue. hanno riferimenti al cielo. Anche nel “Gran giorno di dolore che uno ha” si cita Dio con la frase “quando tiri in mezzo Dio, o il destino o chissaché”».
A quali conclusioni arriva la testi?
«Un aspetto importante che bisogna specificare è che non si tenta di classificare Ligabue come credente. Si segnala, piuttosto, l’apertura a un possibile al di là. Emerge l’interrogarsi più la presenza di punti fermi. Poi, non è significativo che il Dio citato nella canzone sia lo stesso della tradizione cristiana. L’idea del Signore, in questo caso, non appartiene per forza a percorsi precisi. L’idea di Dio oltrepassa le barriere confessionali. Quello che emerge dalla tesi di Galliani è un Dio dal volto umano, non metafisico. Ricorda l’entità evocata da De André quando il cantautore genovese sosteneva che Gesù è stato il più grande rivoluzionario».
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