Pavullo, la morte del prof. rimane un mistero
Anthony Collinssplatt è sceso in garage senza protesi e con la mano piena di sangue ma non ci sono tracce ematiche in auto
PAVULLO. Restano tanti punti oscuri sulla dinamica che ha portato alla morte del 77enne Anthony Collinssplatt, l’ex professore d’inglese dell’Accademia rinvenuto cadavere venerdì. L’uomo è stato trovato nel bagagliaio della Micra parcheggiata nella rimessa sul retro della sua palazzina in via Turati. Il garage era pieno di monossido, e quella dai primi accertamenti (autopsia ancora in corso) sembra la causa della morte, legata a una volontà suicida. Ma gli uomini della squadra mobile, guidata da Marcello Castello, vogliono vederci chiaro (sotto esame anche i conti bancari), e continuano a indagare anche per omicidio.
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Perché rimangono tante cose strane in questa fine, a partire dalla lunga ferita alla gola che ha lasciato abbondanti tracce di sangue sul davanzale della finestra sul retro e sul selciato. Forse il 77enne si è affacciato alla finestra tentato dal salto nel vuoto per abbreviare l’agonia. Ma magari non ne ha avuto il coraggio e ha pensato di farla finita col monossido. Ha lasciato le protesi (gamba destra e avambraccio sinistro) in casa ed è sceso con l’ascensore andando in garage, sorreggendosi a una stampella di legno trovata di fianco alla macchina. Può anche darsi che la spugna dell’accappatoio abbia assorbito tutto il sangue. Ma ne è rimasto tanto sulla mano destra. Però non ci sono grosse macchie nella maniglia del baule, che pure avrà dovuto aprire, e nemmeno nella chiave di accensione di un’auto che deve pure aver messo in moto. Il sangue rinvenuto è comunque sotto esame comparativo, per capire se è sempre dell’anziano. Anthony può aver scelto il bagagliaio per essere sicuro di non avere via di scampo. Ma deve aver fatto una fatica tremenda a stringersi così. Sulla sua schiena peraltro sono state ritrovate tracce di piaghe da decubito: deve essere rimasto così almeno per 10-12 ore (sarebbe morto dunque nelle ultime ore di giovedì), in cui la Micra è stata sempre accesa. Stranamente uno metodico come lui e iper-legato al suo cagnolino, non avrebbe pensato di assicurargli una via di fuga, dato che l’animale è stato ritrovato in casa dove aveva fatto pipì.
Su tutto, il 77enne, per quanto segnato dall’invalidità, non aveva mai manifestato volontà di suicidio. E in tanti lì attorno continuano a ritenerlo un po’ improbabile. Come Stefano Lutti dell’omonima elettromeccanica di via Giacobazzi: «Ero stato in affitto nel suo capannone dal ’90 al ’97 - ricorda - Posso dire che era un tipico inglese di poche parole, ma molto colto. Mai avuto un problema con lui, capitava anche adesso di venderlo e salutarlo, quando andava con la sua bici modificata a fare spesa all’Ecu. Non mi è mai sembrato un tipo da suicidio».
Il fatto che ancora non si possa escludere di avere un omicida in giro lascia nel terrore la famiglia rimasta nella palazzina del professore: «Non riusciamo più a dormire, siamo sconvolti - dicono - e vorremmo andar via di qui».
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