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Polinago piange Alessandro 

Polinago piange Alessandro 

Sgomento tra gli artigiani per la morte del 59enne appassionato di motocross

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POLINAGO. È ancora a disposizione della Medicina legale la salma di Alessandro Baroni, l’artigiano 59enne di Polinago morto domenica in sella alla sua moto da cross sul circuito di Torre de’ Picenardi (Cremona), durante una gara di campionato regionale (categoria Hobby). Devono infatti ancora terminare i rilievi disposti dalla Procura per chiarire un punto fondamentale: se sia morto per l’incidente in pista (è andato dritto in prossimità di una curva in fondo a un rettilineo) o se l’incidente sia stato causato da un malore improvviso. In paese la notizia del lutto (lascia la moglie Ornella e le figlie Chiara e Jessica) ha creato profondo cordoglio, perché Baroni era molto conosciuto per la sua attività di fabbro. Si era da poco ingrandito, trasferendosi quest’autunno in un capannone al 23 di via Dell’Artigianato, ma gestendo ancora tutto da solo l’attività.
«Aveva sposato mia cugina - ricorda Gianfranco Bruni, titolare dell’omonima officina - Domenica quando hanno chiamato per dirmelo non riuscivo a crederci. E tuttora non credo all’incidente: era troppo padrone delle moto, le guidava da una vita perché erano la sua grande passione. Avrà avuto un malore. Che cosa tremenda».
«Lavorava qui di fronte a me - dice Ennio Gianoli, co-titolare della Lamier Plast, manufatti in vetroresina – Si era trasferito prima dell’inverno. Lo avevo chiamato anch’io per un lavoretto in ditta tempo fa: quando domenica sera ho saputo che era morto sono rimasto di sasso. Proprio adesso che si era anche allargato: che tragedia per la famiglia. Io ne so qualcosa: vent’anni fa ho perso mio figlio 33enne per un aneurisma. È il destino, non c'è niente da fare».
«Lavorava molto in pianura - nota Angelo Gianoli, titolare della Frignano Calor, impianti di riscaldamento e sanitari - So che ultimamente faceva telai per il trasporto di mattonelle. Non era una persona che parlava molto, ma faceva. E so che gli piacevano tanto le moto: chi avrebbe mai immaginato una fine così». (d.m.)

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