La fragile dignità di sé stessi Bulli e vittime uniti da un filo
di Monica Tappa
Lo psicanalista e scrittore Luigi Ballerini e il fenomeno che minaccia i teenager “Poco equilibrio nei rapporti personali: sono i più controllati e i più abbandonati”
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Ragazzate. Bravate. Stupidaggini. Scherzi. Molti di noi li definiscono così. Ci siamo passati tutti, no? Cosa vuoi che sia, si cresce anche attraversando questi episodi. Qualcuno invece osa chiamarli con un altro nome. Che non piace a nessuno, che fa arrabbiare e scandalizzare, che si insinua sottovoce nelle discussioni. Per il quale si organizzano incontri, seminari, convegni. Lo chiamano bullismo e nella sua accezione più moderna, nella sua forma più subdola, invade gli spazi virtuali.
Dove sta il confine tra una stupidaggine e qualcosa di più pesante? Perché dai, diciamocelo, è un po’ strano che figli bulli non li abbia nessuno e invece figli bullizzati sì. Facciamo mente locale, senza sconti e con codice civile e penale alla mano, per una volta? Che è verissimo che fino a 13 anni i minori non sono penalmente perseguibili ma una distinzione tra il lecito e l’illecito è il caso di darla. Anzi è, probabilmente, proprio quello che, spesso, manca. Perché si parla di atti che rientrano nel codice penale, c’è poco da scherzare: estorsione, stalking, istigazione al suicidio, discriminazione razziale, non bruscolini. E se vi sembra esagerato, provate ad andare su youtube, e digitate “spot Il Confronto” che fa parte di un progetto che ha raggiunto, in due giorni dalla messa online, 8 milioni di visualizzazioni, oltre duecentomila condivisioni, circa cinquantamila mi piace. Fa riflettere, quel video. Molto.
Poi, come se non bastasse, è arrivato anche il cyberbullismo.
“La novità del cyberbullismo e la sua pericolosità – ricorda Luigi Ballerini, che con il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza si relaziona da due osservatori privilegiati, ovvero sia come scrittore sia come psicanalista – è che mentre col bullismo un atto di aggressione di scherno di offesa di minaccia può anche essere intercettato perché si tratta di un fatto fisico, con il mondo virtuale questa piccolissima ancora di salvezza ci sfugge. Le chat, i gruppi, la messaggeria istantanea, i nuovi social “a tempo” riescono a far danni pesantissimi senza poter (quasi) essere tracciati”.
“I ragazzi di oggi – sottolinea Ballerini - sono i più controllati e abbandonati della storia. Non li consideriamo come dei soggetti che hanno qualcosa da dire su di sé e sul mondo. Non li riteniamo interlocutori credibili e affidabili e li controlliamo, anche a distanza, ma poi ci perdiamo quello che pensano davvero. In più subiscono una pressione fortissima. Non gli diamo il tempo di capire, di masticare le cose, di prendere provvedimenti, di comportarsi di conseguenza, di imparare dagli errori”.
“Non si può nemmeno – continua Ballerini – far portare il peso e la responsabilità di un comportamento “da bullo” dei figli per forza sui genitori perché così come è ovvio che i ragazzi le idee da qualche parte le prendano, è altrettanto evidente che non necessariamente questo luogo sia la famiglia: a volte è una emulazione di tipo “orizzontale, copiano i compagni di classe, i ragazzi più grandi o modelli esterni”.
“Il fatto è che, invece di cercare colpe, è importante fermarsi a riflettere sul fatto che bullo e bullizzato, prepotente e impotente, hanno una caratteristica in comune: difettano di equilibrio nei rapporti, ed è su questo che è necessario lavorare, capire come si fa con gli altri, come ci si relaziona. Riconoscere i cattivi compagni, allontanarsi, non rispondere alle provocazioni, non permettere che il silenzio e l’omertà li rendano forti nella loro debolezza non è semplice. Così come non lo è rispondere all’urgenza di sentirsi qualcuno, di sentirsi importanti visti considerati. Ma è questo il lavoro da fare. E spetta a entrambi. Al di là della punizione esemplare che può – dovrebbe – colpire il bullo per la sua azione, va rafforzata, nella vittima - ma anche nel bullo - la dignità di sé”.
Dove sta il confine tra una stupidaggine e qualcosa di più pesante? Perché dai, diciamocelo, è un po’ strano che figli bulli non li abbia nessuno e invece figli bullizzati sì. Facciamo mente locale, senza sconti e con codice civile e penale alla mano, per una volta? Che è verissimo che fino a 13 anni i minori non sono penalmente perseguibili ma una distinzione tra il lecito e l’illecito è il caso di darla. Anzi è, probabilmente, proprio quello che, spesso, manca. Perché si parla di atti che rientrano nel codice penale, c’è poco da scherzare: estorsione, stalking, istigazione al suicidio, discriminazione razziale, non bruscolini. E se vi sembra esagerato, provate ad andare su youtube, e digitate “spot Il Confronto” che fa parte di un progetto che ha raggiunto, in due giorni dalla messa online, 8 milioni di visualizzazioni, oltre duecentomila condivisioni, circa cinquantamila mi piace. Fa riflettere, quel video. Molto.
Poi, come se non bastasse, è arrivato anche il cyberbullismo.
“La novità del cyberbullismo e la sua pericolosità – ricorda Luigi Ballerini, che con il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza si relaziona da due osservatori privilegiati, ovvero sia come scrittore sia come psicanalista – è che mentre col bullismo un atto di aggressione di scherno di offesa di minaccia può anche essere intercettato perché si tratta di un fatto fisico, con il mondo virtuale questa piccolissima ancora di salvezza ci sfugge. Le chat, i gruppi, la messaggeria istantanea, i nuovi social “a tempo” riescono a far danni pesantissimi senza poter (quasi) essere tracciati”.
“I ragazzi di oggi – sottolinea Ballerini - sono i più controllati e abbandonati della storia. Non li consideriamo come dei soggetti che hanno qualcosa da dire su di sé e sul mondo. Non li riteniamo interlocutori credibili e affidabili e li controlliamo, anche a distanza, ma poi ci perdiamo quello che pensano davvero. In più subiscono una pressione fortissima. Non gli diamo il tempo di capire, di masticare le cose, di prendere provvedimenti, di comportarsi di conseguenza, di imparare dagli errori”.
“Non si può nemmeno – continua Ballerini – far portare il peso e la responsabilità di un comportamento “da bullo” dei figli per forza sui genitori perché così come è ovvio che i ragazzi le idee da qualche parte le prendano, è altrettanto evidente che non necessariamente questo luogo sia la famiglia: a volte è una emulazione di tipo “orizzontale, copiano i compagni di classe, i ragazzi più grandi o modelli esterni”.
“Il fatto è che, invece di cercare colpe, è importante fermarsi a riflettere sul fatto che bullo e bullizzato, prepotente e impotente, hanno una caratteristica in comune: difettano di equilibrio nei rapporti, ed è su questo che è necessario lavorare, capire come si fa con gli altri, come ci si relaziona. Riconoscere i cattivi compagni, allontanarsi, non rispondere alle provocazioni, non permettere che il silenzio e l’omertà li rendano forti nella loro debolezza non è semplice. Così come non lo è rispondere all’urgenza di sentirsi qualcuno, di sentirsi importanti visti considerati. Ma è questo il lavoro da fare. E spetta a entrambi. Al di là della punizione esemplare che può – dovrebbe – colpire il bullo per la sua azione, va rafforzata, nella vittima - ma anche nel bullo - la dignità di sé”.
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