Si passa al setaccio l’auto dove l’uomo è morto
di Daniele Montanari
Pavullo. La Scientifica analizza la Micra del 77enne Anthony Collinssplatt per avere la certezza che abbia fatto tutto da solo e non ci siano altre impronte
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PAVULLO. Verrà passata a setaccio dalla scientifica la Micra bianca in cui venerdì è stato rinvenuto cadavere il 77enne Anthony Collinssplatt nella rimessa sul retro della sua palazzina al 3 di via Turati, periferia sud di Pavullo. Gli inquirenti infatti vogliono avere la massima certezza che l'uomo abbia compiuto tutto da solo nella nottata di giovedì, di fronte a una dinamica suicida che continua a lasciare dietro di sé interrogativi ma al momento rappresenta l'ipotesi investigativa principale, anche se non è stata ancora esclusa la pista dell'omicidio. La squadra mobile del vice questore aggiunto Marcello Castello vuole capire se ci possono essere state altre persone che hanno perlomeno assecondato il professore nei suoi intenti suicidi aiutandolo a rinchiudersi nel bagagliaio dell'auto. Per questo il mezzo va passato al microscopio alla ricerca di impronte digitali o altre tracce organiche sospette. Perché altrimenti è difficile capire come abbia fatto il professore disabile (senza la gamba destra e l'avambraccio sinistro) con la sua unica mano intrisa di sangue (per il taglio alla gola relativo a un primo ipotetico tentativo di suicidio) a non macchiare la chiave dell'auto al momento dell'accensione e le maniglie, compresa quella del baule in cui peraltro nelle sue condizioni avrebbe faticato molto per rinchiudersi da solo. L'esame autoptico è ancora in corso, e servirà tempo per le conclusioni ufficiali. Ma dai primi elementi sembra si possa ricondurre con sicurezza la morte all'intossicazione da monossido procurata lasciando la Micra accesa per ore nel piccolo garage. Il pm Enrico Stefani si muove prevalentemente sul filone del suicidio, pur riconoscendone tutta la singolarità. È però plausibile pensare che l'anziano dopo aver compiuto gesti di autolesionismo (uno ampio alla gola) senza essere riuscito ad uccidersi, abbia pensato in un primo momento di gettarsi dalla finestra (ecco il sangue sul davanzale e la chiazza sul selciato) per poi, vedendo il garage, ripiegare sul più indolore monossido. E scendere con l'ascensore sorreggendosi solo su una stampella di legno (protesi lasciate in casa forse nella fibrillazione del momento) uscendo quindi sul retro per andare nella rimessa. Passi che però, pur fatti lentamente appoggiandosi alla stampella, sarebbero stati compiuti così bene avvolto nell'accappatoio da non lasciare nessun'altra macchia di sangue nella ventina di metri fino alla porta sul retro della rimessa, da cui è entrato (senza macchiare la maniglia). I rilievi della scientifica chiariranno se davvero è stata tutta attenzione sua o se la “perfezione” dell'epilogo è legata in qualche modo a un intervento esterno. Non necessariamente ostile, anche solo di aiuto a uccidersi.
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