«Tra vent’anni il traffico sarà soltanto un ricordo»
di Stefano Luppi
Gli studi del professore dell’ateneo di Modena stanno facendo il giro del mondo: «Le auto ci lasceranno in centro e andranno senza guidatore a parcheggiare»
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Centri storici italiani liberi completamente dalle automobili che, da sole, andranno a parcheggiarsi in enormi campi-parcheggio delle periferie delle città. Non è fantascienza, ma quanto potrebbe accadere tra una ventina di anni, quando appunto potremmo scendere a pochi metri dalla Ghirlandina a Modena o da piazza Sordello a Mantova mentre contemporaneamente la nostra auto andrà a posizionarsi, grazie alla intelligenza artificiale del suo computer, in periferia dove gli spazi sono ampi. Ad annunciare il futuro, grazie ai suoi studi pratici e non solo teorici, è ora il professor Marko Bertogna, docente 39enne nato a Fiume (Croazia), residente nella città dei Gonzaga e da cinque anni professore associato all’ateneo di Modena dove dirige un laboratorio con oltre quindici colleghi perlopiù giovani.
Professor Bertogna, partiamo da quel che accadrà in tema di traffico tra non troppi anni.
«Direi circa venti, quando entrerà in funzione il sistema delle auto a guida autonoma che non solo circoleranno, ma cercheranno da sole il parcheggio. Vuole dire sostanzialmente fine del traffico e delle auto in centro, anche se non le elimineremo perché sono il mezzo di trasporto».
Ma saranno auto molto differenti dalle odierne?
«Sì molto anche se numerosi esempi nel mondo ci sono già. Nel nostro laboratorio Hipert del Dipartimento di Fisica informatica e matematica dell’ateneo di Modena lavoriamo molto sull’automotive e abbiamo due persone che vanno avanti e indietro con la Silicon Valley per lavorare ed essere allineati con uno dei luoghi maggiormente proiettati sul futuro presenti nel mondo. Pensi all’auto Tesla, ad esempio, che già da tempo utilizza le auto a guida autonoma. Questo sistema sarà presto su tutte le auto e ritengo che in futuro anche le supercar emiliane come Ferrari, Maserati, Pagani non potranno non montare questi sistemi automatici. Altrimenti auto da 100-200mila euro resterebbero indietro e sarebbe miope».
Sembra un sogno: utilizzeremo le auto, ma le terremo lontano da dove sostanzialmente viviamo e lavoriamo?
«Già, oggi il traffico è dato molto, come le dicevo prima, dalla congestione nel momento della ricerca del parcheggio. Esso è appunto un fattore determinante, ma entro una ventina di anni ci saranno altri cambiamenti riguardo al traffico che tra l’altro incide pesantemente sulla qualità dell’aria. Quando avremo tutte le auto a guida autonoma non ci sia più bisogno dei semafori che regolano il traffico. Il dialogo via software sarà infatti tra la singola auto e i sistemi di regolamentazione automatica del passaggio. L’auto accelererà, rallenterà, si fermerà in base alla gestione via computer delle altre presenti nella zona. In questo modo finiranno gli incidenti che dipendono sempre da errori umani. Resta da capire che accadrà nel tempo in cui agiranno macchine gestite da computer che non sbagliano e quelle guidate dall’essere umano».
Proprio su questi temi lei guida il progetto Hercules con l’Università di Modena e Sant’Anna di Pisa, Magneti Marelli e Airbus, ma cosa fate in pratica nel vostro laboratorio?
«In quello che molti scambierebbero per un garage noi ci occupiamo di real time, ossia di sistemi dove è fondamentale che la velocità di calcolo del computer sia altissima. Se il nostro pc, infatti, ritarda di qualche millisecondo non ce ne accorgiamo ma se ciò accade sulle auto o sugli aerei allora il problema c’è. E appunto collaboriamo su questo con la California e con una azienda top in questo che si chiama Nvidia».
Oltre alle auto i vostri sistemi dove trovano sviluppo?
«In aeronautica, nell’automazione, ad esempio nelle macchine per il controllo di qualità delle aziende di piastrelle e di produzione tabacco. Per restare a Modena alla Tetrapak».
Come si svolge la vostra giornata lavorativa?
«Io ogni giorno percorro in auto, a proposito di traffico, 200 chilometri dall’abitazione all’ufficio e questo mi porta a riflettere molto sui temi che le anticipavo. Inoltre oltre alla gestione del laboratorio c’è l’insegnamento. Presto nascerà anche una nuova laurea in Ingegneria informatica molto legata al tessuto produttivo modenese. Le aziende in genere ci forniscono le loro schede elettroniche e noi sviluppiamo algoritmi per il funzionamento delle loro macchine. Coordiniamo inoltre un progetto europeo e abbiamo finora raccolto fondi, tra quelli pubblici provenienti dall’Europa e altri privati per una cifra superiore ai due milioni di euro».
Per tornare al traffico: come valuta il traffico nelle sue città, a Modena e Mantova?
«Preoccupante come in ogni città e non credo che le innovazioni possano peggiorare la situazione odierna di strade strette e congestionate dappertutto. Modena è un po’ più grande e Mantova più piccola, ma penso che le abitudini cambieranno appunto con le driverless car».
Avete già contatti con le amministrazioni locali?
«Con il Comune di Modena sì, abbiamo vari contatti e un progetto che presenteremo in tempi brevi realizzato in collaborazione tra l’ente pubblico, l’ateneo e una nota marca di auto. Al momento non posso dire di più, ma tra pochi giorni lo saprete».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Professor Bertogna, partiamo da quel che accadrà in tema di traffico tra non troppi anni.
«Direi circa venti, quando entrerà in funzione il sistema delle auto a guida autonoma che non solo circoleranno, ma cercheranno da sole il parcheggio. Vuole dire sostanzialmente fine del traffico e delle auto in centro, anche se non le elimineremo perché sono il mezzo di trasporto».
Ma saranno auto molto differenti dalle odierne?
«Sì molto anche se numerosi esempi nel mondo ci sono già. Nel nostro laboratorio Hipert del Dipartimento di Fisica informatica e matematica dell’ateneo di Modena lavoriamo molto sull’automotive e abbiamo due persone che vanno avanti e indietro con la Silicon Valley per lavorare ed essere allineati con uno dei luoghi maggiormente proiettati sul futuro presenti nel mondo. Pensi all’auto Tesla, ad esempio, che già da tempo utilizza le auto a guida autonoma. Questo sistema sarà presto su tutte le auto e ritengo che in futuro anche le supercar emiliane come Ferrari, Maserati, Pagani non potranno non montare questi sistemi automatici. Altrimenti auto da 100-200mila euro resterebbero indietro e sarebbe miope».
Sembra un sogno: utilizzeremo le auto, ma le terremo lontano da dove sostanzialmente viviamo e lavoriamo?
«Già, oggi il traffico è dato molto, come le dicevo prima, dalla congestione nel momento della ricerca del parcheggio. Esso è appunto un fattore determinante, ma entro una ventina di anni ci saranno altri cambiamenti riguardo al traffico che tra l’altro incide pesantemente sulla qualità dell’aria. Quando avremo tutte le auto a guida autonoma non ci sia più bisogno dei semafori che regolano il traffico. Il dialogo via software sarà infatti tra la singola auto e i sistemi di regolamentazione automatica del passaggio. L’auto accelererà, rallenterà, si fermerà in base alla gestione via computer delle altre presenti nella zona. In questo modo finiranno gli incidenti che dipendono sempre da errori umani. Resta da capire che accadrà nel tempo in cui agiranno macchine gestite da computer che non sbagliano e quelle guidate dall’essere umano».
Proprio su questi temi lei guida il progetto Hercules con l’Università di Modena e Sant’Anna di Pisa, Magneti Marelli e Airbus, ma cosa fate in pratica nel vostro laboratorio?
«In quello che molti scambierebbero per un garage noi ci occupiamo di real time, ossia di sistemi dove è fondamentale che la velocità di calcolo del computer sia altissima. Se il nostro pc, infatti, ritarda di qualche millisecondo non ce ne accorgiamo ma se ciò accade sulle auto o sugli aerei allora il problema c’è. E appunto collaboriamo su questo con la California e con una azienda top in questo che si chiama Nvidia».
Oltre alle auto i vostri sistemi dove trovano sviluppo?
«In aeronautica, nell’automazione, ad esempio nelle macchine per il controllo di qualità delle aziende di piastrelle e di produzione tabacco. Per restare a Modena alla Tetrapak».
Come si svolge la vostra giornata lavorativa?
«Io ogni giorno percorro in auto, a proposito di traffico, 200 chilometri dall’abitazione all’ufficio e questo mi porta a riflettere molto sui temi che le anticipavo. Inoltre oltre alla gestione del laboratorio c’è l’insegnamento. Presto nascerà anche una nuova laurea in Ingegneria informatica molto legata al tessuto produttivo modenese. Le aziende in genere ci forniscono le loro schede elettroniche e noi sviluppiamo algoritmi per il funzionamento delle loro macchine. Coordiniamo inoltre un progetto europeo e abbiamo finora raccolto fondi, tra quelli pubblici provenienti dall’Europa e altri privati per una cifra superiore ai due milioni di euro».
Per tornare al traffico: come valuta il traffico nelle sue città, a Modena e Mantova?
«Preoccupante come in ogni città e non credo che le innovazioni possano peggiorare la situazione odierna di strade strette e congestionate dappertutto. Modena è un po’ più grande e Mantova più piccola, ma penso che le abitudini cambieranno appunto con le driverless car».
Avete già contatti con le amministrazioni locali?
«Con il Comune di Modena sì, abbiamo vari contatti e un progetto che presenteremo in tempi brevi realizzato in collaborazione tra l’ente pubblico, l’ateneo e una nota marca di auto. Al momento non posso dire di più, ma tra pochi giorni lo saprete».
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