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Nonantola. Tre giorni di agonia: muore a 20 anni

Nonantola. Tre giorni di agonia: muore a 20 anni

Kennedy Boateng si era schiantato sabato all’alba. Appassionato di calcio sognava di fare il manager musicale

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NONANTOLA. Ventuno anni li avrebbe compiuti il 14 luglio, Kennedy Boateng Asamoah, deceduto lunedì sera all’ospedale di Baggiovara a causa delle gravissime lesioni riportate nell’incidente stradale di sabato notte, avvenuto in via Maestra di Redù. Dal racconto di chi conosceva il giovane ghanese emerge un carattere poliedrico che lo rendeva molto popolare nella nutrita comitiva di amici nonantolani e modenesi che vivevano con lui. Gli stessi che oggi piangono la sua morte, stretti all’abbraccio dei famigliari nella camera ardente dell’ospedale modenese. Il 20enne era un ragazzo inserito e benvoluto. Viveva in via Kennedy. All’alba di sabato era alla guida di una Golf bianca, e per dinamiche ancora al vaglio, ha sbandato, impattando su un palo.
La comunità nonantolana vive da giorni il dispiacere per un ragazzo che cullava tanti progetti futuri. Avrebbe anche voluto raggiungere ad aprile il padre in Gran Bretagna, con il genitore che si è invece visto costretto a volare a Modena per stargli accanto. La mamma Veronica era momentaneamente in Germania, ed è subito rientrata per accudirlo durante i giorni di agonia oltre che per confortare gli altri due figli, Derrick e Silvia.
Kennedy, per gli amici “Kenne”, viveva nel modenese fin da piccolo. Aveva studiato a Modena, al Barozzi per poi passare al Corni, però elementari e medie le aveva fatte a Nonantola.
«Aveva una forte passione per la musica. In particolare per l’hip hop e per le sonorità rap», ricorda Francesco Cascione, amico nonantolano, mentre entra nell’obitorio affollato di famigliari e amici.
«Si partiva spesso, al sabato, per andare in altre città ad ascoltare concerti nei locali. Era tifoso del Milan ma il calcio lo praticava anche, qui da noi, in Polisportiva. Mancherà molto a tutti. Gli abbiamo voluto un gran bene».
Poi c’è il commosso ricordo di un amico d’infanzia, Francesco Lionetti, di Modena: «Abbiamo studiato insieme, dalle elementari a Nonantola fino le superiori a Modena. Kenne era un autentico trascinatore. Aveva un carattere talmente forte da riuscire a calamitare tutta la comitiva. Altra accezione che lo connaturava era lo spirito d’iniziativa. Sa perché voleva andare in Gran Bretagna dal padre? Per via della professione manageriale che intendeva intraprendere nel campo musicale. Sapeva molto bene che lo studio sarebbe stato condizione essenziale per la riuscita del progetto sicché aveva stilato, aggiornandola doviziosamente, una lista degli indirizzi dei corsi che era intenzionato a frequentare. Voleva farsi trovare preparato, pronto. Era poliglotta il mio fraterno amico, intelligente, sensibile. Mi manca molto. Kennedy era capace di ascoltare ed elaborare rapidamente informazioni».
Patrizia Cantusci

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