«Un’esperienza che cambia la vita»
di Alessia Pedretti
Il ritorno dei 400 studenti delle scuole modenesi da Dachau e Mauthausen
2 MINUTI DI LETTURA
È terminato il Viaggio della Memoria. Si è svolta la cerimonia ufficiale della Fondazione Fossoli al campo di concentramento di Ebensee che ha segnato la conclusione del percorso formativo dei 400 ragazzi di Modena e provincia che sono partiti venerdì scorso dal campo di Fossoli per il viaggio della memoria edizione 2017. È stata indubbiamente per tutti un’esperienza intensa e ricca di emozioni che ha sottolineato problematiche attuali attraverso un percorso interiore ed individuale. Il tour dei ragazzi quest’anno ha compreso diverse città come Fossoli, Bolzano, Linz, Monaco, Ebensee, Salisburgo e Innsbruck e diversi campi, in ordine: Dachau, castello di Hartheim, Mauthausen, Gusen ed Ebensee.
Nella giornata di ieri i ragazzi sono partiti dall’hotel di Salisburgo per poi fermarsi ad Innsbruck per pranzare e visitare la città. Infine verso le 15 sono ripartiti per il viaggio di ritorno verso Modena. In pullman i ragazzi si sono confrontati sull’esito del viaggio: «Ripensando alla mia esperienza mi vengono in mente due parole: pazzia e memoria. Pazzia perché ho potuto toccare con mano le atrocità che venivano fatte ai deportati e non riesco a capacitarmi di come la mente umana possa arrivare a fare tanto male inutilmente e memoria in quanto è fondamentale ricordare il passato e non cercare di occultarlo perché solo così si evita di ripetere questi enormi orrori. Questa esperienza quindi mi ha resa più consapevole di quella che è stata la shoah, il progetto T4 e in generale la deportazione», è la riflessione di Martina, una studentessa che frequenta la 5A del liceo Carlo Sigonio di Modena.
Un viaggio importante ed impegnativo che ha messo alla prova i ragazzi e le loro sensibilità, li ha cambiati e resi più consapevoli e attenti al prossimo. «E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancor fecondo», è la frase di Bertolt Brecht spesso rievocata dai ragazzi.
«L'esperienza di questo viaggio va oltre la pura conoscenza storica, è un viaggio attraverso la vita e la morte di migliaia di persone, una tragedia umana il cui ricordo è di vitale importanza affinché una tale atrocità non possa più ripetersi. Abbiamo il dovere di difendere con ogni nostro mezzo la libertà, la dignità e l'uguaglianza di ogni essere umano,sempre e dovunque», afferma Davide Cortesi studente della 4 elettrotecnica IIS Corni.
Nella giornata di ieri i ragazzi sono partiti dall’hotel di Salisburgo per poi fermarsi ad Innsbruck per pranzare e visitare la città. Infine verso le 15 sono ripartiti per il viaggio di ritorno verso Modena. In pullman i ragazzi si sono confrontati sull’esito del viaggio: «Ripensando alla mia esperienza mi vengono in mente due parole: pazzia e memoria. Pazzia perché ho potuto toccare con mano le atrocità che venivano fatte ai deportati e non riesco a capacitarmi di come la mente umana possa arrivare a fare tanto male inutilmente e memoria in quanto è fondamentale ricordare il passato e non cercare di occultarlo perché solo così si evita di ripetere questi enormi orrori. Questa esperienza quindi mi ha resa più consapevole di quella che è stata la shoah, il progetto T4 e in generale la deportazione», è la riflessione di Martina, una studentessa che frequenta la 5A del liceo Carlo Sigonio di Modena.
Un viaggio importante ed impegnativo che ha messo alla prova i ragazzi e le loro sensibilità, li ha cambiati e resi più consapevoli e attenti al prossimo. «E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava, una volta, per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancor fecondo», è la frase di Bertolt Brecht spesso rievocata dai ragazzi.
«L'esperienza di questo viaggio va oltre la pura conoscenza storica, è un viaggio attraverso la vita e la morte di migliaia di persone, una tragedia umana il cui ricordo è di vitale importanza affinché una tale atrocità non possa più ripetersi. Abbiamo il dovere di difendere con ogni nostro mezzo la libertà, la dignità e l'uguaglianza di ogni essere umano,sempre e dovunque», afferma Davide Cortesi studente della 4 elettrotecnica IIS Corni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
