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Caso Artoni: Fercam avrà Campogalliano 

Caso Artoni: Fercam avrà Campogalliano 

Ancora incertezze sul futuro ma Cna-Fita conferma le anticipazioni sul futuro della sede modenese

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Rimane lo stato di grave incertezza per i lavoratori del gruppo Artoni, circa tremila tra dipendenti diretti e indotto.
Sull'ipotesi dell'affitto di un ramo d'azienda ridotto da parte della multinazionale bolzanina Fercam, si è tenuta ieri una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione del gruppo reggiano dei trasporti. I nodi dovrebbero essere sciolti in un nuovo incontro al ministero dello sviluppo economico che potrebbe essere convocato a breve dopo il rinvio di quello di lunedì scorso. Se l'intesa con Fercam dovesse andare in porto, sarebbe possibile sbloccare anche gli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori, richiesta che è stata avanzata al ministero anche dalla Regione Emilia Romagna. Una soluzione auspicata anche dal presidente del consorzio Cna-Fita, Cinzia Franchini, che lunedì aveva parlato dell'acquisizione da parte di Fercam soltanto di 13 delle 60 filiali di Artoni. L'eventuale accordo lascerebbe però senza tutele gli operatori dell'indotto, tra cui molti associati al consorzio stesso.
«Le filiali Artoni che Fercam ha deciso di acquisire in base al patto sottoscritto dai due gruppi - ha aggiunto ieri Cinzia Franchini - dovrebbero essere quelle di Brescia, Caorso, Cesena, Campogalliano, Como, Reggio Emilia, Montegranaro, Pontedera, Vercelli, Mantova, Dalmine, Alessandria, Terni, Palermo più un interesse su Maddaloni, quindi ora sarebbero 14 più una ma si tratta di un elenco informale e alcune di queste potrebbero essere in ballottaggio».
Cinzia Franchini ha poi fornito ulteriori dettagli sulla situazione attuale: «Genova e Trieste - ha detto - sarebbero i centri Artoni che rimarrebbero in attività per consentire la cassa integrazione straordinaria per i 488 dipendenti del gruppo, dipendenti che da oltre due mesi non percepiscono stipendio. Il problema però - sottolinea ancora il presidente - non riguarda solo i dipendenti, ma un intero indotto che dà lavoro a oltre 2.500 persone. Si tratta di tanti imprenditori, molti dei quali associati alla Fita, che sono esposti per centinaia di migliaia di euro col gruppo Artoni e hanno continuato a lavorare avendo avuto garanzie sulla continuità aziendale. Se andrà in porto questo accordo al ribasso tra i due colossi molte piccole e medie aziende rischiano di restare stritolate e, se non verranno saldate di tanti crediti pregressi, rischiano inevitabilmente di chiudere. Il patto tra Fercam e Artoni - ha concluso Cinzia Franchini - non può dimenticare chi ha lavorato e attende di essere pagato: il ministero deve applicare lo stesso modello utilizzato nel caso Ilva». Se l'accordo sarà trovato o se invece le trattative sono da considerarsi definitivamente tramontate lo si saprà in tempi brevi, dato che il ministero dello sviluppo economico sta facendo pressione sui due Gruppi aziendali perché sia trovata un’intesa valida.

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