Gli specialisti della polizia nella casa di Collinssplatt
di Daniele Montanari
Pavullo. Esperti chiamati a cercare tracce e fare chiarezza sulla morte sospetta Il monossido non è causa univoca di morte. I vicini si preparano al trasloco
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PAVULLO. Arriva la polizia scientifica di Bologna nella casa di Anthony Collinssplatt. Il reparto specializzato ha ricevuto mandato di eseguire una ricognizione a 360 grandi nel lato destro della palazzina di via Turati 3, a Pavullo, dove l’ex professore anglocanadese ha vissuto le sue ultime misteriose ore. La squadra Mobile modenese guidata dal vice questore aggiunto Marcello Castello vuole fugare ogni dubbio sulla presenza o meno di estranei nella notte tra il 9 e 10 marzo in cui il 77enne ha trovato la morte. Di qui la collaborazione con gli specialisti, chiamati a passare sotto la lente d’ingrandimento ambienti e oggetti alla ricerca di qualunque elemento sospetto.
Tanto nell’appartamento al primo piano quanto nella rimessa sul retro, di fronte alle note circostanze insolite: sangue non nella camera da letto ma in quella secondaria, poi sul davanzale (perché ha cercato di sporgersi?) e sangue che manca invece sulla maniglia della porta del garage e soprattutto nella chiave di accensione dell’auto e nelle altre maniglie. Tanta accortezza nel non macchiare (e lui aveva la sua sola mano, quella destra, tutta intrisa di sangue) è molto strana per un uomo ferito in più parti del corpo (ripetuti tagli superficiali e poi quello lungo alla gola) e che, se effettivamente si è trattato di suicidio, in quei momenti stava solo pensando di farla finita. È intervenuta una terza persona, anche solo per aiutarlo a uccidersi?
Peraltro la matassa torna a ingarbugliarsi anche sulla questione monossido. Dalla Procura infatti (dove il pm titolare dell’inchiesta Enrico Stefani è stato affiancato da Francesca Graziano) si apprende che è prematuro considerare le esalazioni come causa univoca di morte dell’uomo. I primi accertamenti legali infatti (per le conclusioni dell’autopsia servirà tempo) hanno evidenziato solo la sua presenza nei tessuti e nel sangue. Ma non basta questo per stabilire con certezza una relazione di causa-effetto. Insomma, il giallo di fatto resta, perché non si può ancora escludere la pista dell’omicidio.
Intanto, i vicini di casa di Collinssplatt sono sempre più provati dalla situazione: «Non riusciamo a credere al suicidio - sottolineano - e pensare che ci possa essere un omicida in giro è terribile. E se una di queste notti venisse anche da noi? Non dormiamo più». La famiglia sta in parte già traslocando: nuora e bimbi in Germania come stabilito da tempo, ma anche la coppia di pensionati pensa ormai di andare via, non riuscendo a sopportare tanta angoscia.
Tanto nell’appartamento al primo piano quanto nella rimessa sul retro, di fronte alle note circostanze insolite: sangue non nella camera da letto ma in quella secondaria, poi sul davanzale (perché ha cercato di sporgersi?) e sangue che manca invece sulla maniglia della porta del garage e soprattutto nella chiave di accensione dell’auto e nelle altre maniglie. Tanta accortezza nel non macchiare (e lui aveva la sua sola mano, quella destra, tutta intrisa di sangue) è molto strana per un uomo ferito in più parti del corpo (ripetuti tagli superficiali e poi quello lungo alla gola) e che, se effettivamente si è trattato di suicidio, in quei momenti stava solo pensando di farla finita. È intervenuta una terza persona, anche solo per aiutarlo a uccidersi?
Peraltro la matassa torna a ingarbugliarsi anche sulla questione monossido. Dalla Procura infatti (dove il pm titolare dell’inchiesta Enrico Stefani è stato affiancato da Francesca Graziano) si apprende che è prematuro considerare le esalazioni come causa univoca di morte dell’uomo. I primi accertamenti legali infatti (per le conclusioni dell’autopsia servirà tempo) hanno evidenziato solo la sua presenza nei tessuti e nel sangue. Ma non basta questo per stabilire con certezza una relazione di causa-effetto. Insomma, il giallo di fatto resta, perché non si può ancora escludere la pista dell’omicidio.
Intanto, i vicini di casa di Collinssplatt sono sempre più provati dalla situazione: «Non riusciamo a credere al suicidio - sottolineano - e pensare che ci possa essere un omicida in giro è terribile. E se una di queste notti venisse anche da noi? Non dormiamo più». La famiglia sta in parte già traslocando: nuora e bimbi in Germania come stabilito da tempo, ma anche la coppia di pensionati pensa ormai di andare via, non riuscendo a sopportare tanta angoscia.
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