«Mafie? Qui sono radicate e silenziose»
di Gabriele Farina
Magistrati ed esperti d’accordo: la criminalità organizzata può operare coi “colletti bianchi”. Il mattone, settore a rischio
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«La mafia senza concorrenti esterni non va da nessuna parte». Marco Imperato ha descritto una semplice realtà ieri a Giurisprudenza. Il sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Modena ha preso la parola, come tanti altri esperti, nell’aula convegni di via San Geminiano.
Il tema? La “Criminalità organizzata 2.0”. «Significa che le mafie sono radicate nei territori del Nord - ha ripreso Beatrice Fonti - ma non fanno rumore». In veste di presidente del Gruppo Antimafia del Comitato Unito Professioni ha lanciato una provocazione: «siamo pedine in mano ai mafiosi: vogliamo continuare a esserlo?»
«I mafiosi arrivano con super macchine, accompagnati da professionisti del territorio, e si presentano come benefattori - ha riconosciuto Enza Rando, rappresentante dell’ufficio legale di Libera - regalandoti denaro in maniera semplice, senza firme. Un imprenditore cade in trappola magari per solitudine: non può però essere lasciato solo». Il rischio di essere rimossi dall’azienda, se non entrare a far parte del circuito, è concreto. Perché accettare dunque? Per salvare i lavoratori? «Non salvi nulla», ha ripreso Rando.
Il mondo dei professionisti, dei “colletti bianchi”, diventa così una versione 2.0 delle tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo). «Ci si serve di professionisti incensurati, insospettabili, inseriti», ha aggiunto Imperato. «Nel processo Aemilia, decine di testimoni, molti imprenditori di questa terra sono rimasti in silenzio - ha sottolineato Giuseppe Baldessarro - come avrebbero fatto se fossero stati a Reggio Calabria. Ci sono stati tanti “non ricordo”, “è passato tanto tempo”. È un cambio di mentalità». Il cronista de La Repubblica ha acceso le luci su alcuni settori da indagare.
«Innanzitutto, c’è tutto il ciclo del mattone - ha spiegato il giornalista - nel quale le imprese sane si possono chiedere come fanno ad entrare.Mettiamo che un’azienda sana vinca un appalto, ma poi a chi affida i subappalti? Bisogna interrogarsi sulle procedure di nolo e sulle forniture: sono la nuova frontiera». Non ci sono le White List? «Siamo ancora alla verifica formale», ha risposto Imperato, critico anche verso il nuovo “timer” nelle indagini. «Il mattone è a rischio - ha ribadito Baldessarro - per cui hanno diversificato gli investimenti, iniziando a entrare nei servizi: sono il cuore vero di questa terra e l’hanno capito. Entrano così nella grande distribuzione, nella fornitura di beni di consumo, nelle cooperative di lavoro: tutti mondi che vanno protetti».
Come fanno a entrare? «Grazie al loro essere facilitatori - ha rimarcato il giornalista - perché risolvono problemi di qualsiasi tipo e qualsiasi natura. Magari a un imprenditore manca un pagamento da un fornitore perché a sua volta vanta altri crediti. “Te ne do 900mila subito, poi compro il tuo credito”, gli dicono e proseguono: “Poi adesso paghi con noi, poi se non puoi pagare prendo un pezzo della tua azienda”».
Più avanti Baldessarro ha precisato che «se chiudi l’azienda, soffri di meno». Perché la mafia dovrebbe investire sulle imprese emiliane? «Riciclaggio, consenso e controllo del territorio, occultamento di attività criminali, trasporto e stoccaggio di merci illegali, oltre ai motivi economici», ha elencato Stefano Zanardi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Modena. Noi cosa possiamo fare? «La lotta alla mafia non la fanno gli eroi - ha concluso Rando - perché non esistono. Le pubbliche amministrazioni devono stare attente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il tema? La “Criminalità organizzata 2.0”. «Significa che le mafie sono radicate nei territori del Nord - ha ripreso Beatrice Fonti - ma non fanno rumore». In veste di presidente del Gruppo Antimafia del Comitato Unito Professioni ha lanciato una provocazione: «siamo pedine in mano ai mafiosi: vogliamo continuare a esserlo?»
«I mafiosi arrivano con super macchine, accompagnati da professionisti del territorio, e si presentano come benefattori - ha riconosciuto Enza Rando, rappresentante dell’ufficio legale di Libera - regalandoti denaro in maniera semplice, senza firme. Un imprenditore cade in trappola magari per solitudine: non può però essere lasciato solo». Il rischio di essere rimossi dall’azienda, se non entrare a far parte del circuito, è concreto. Perché accettare dunque? Per salvare i lavoratori? «Non salvi nulla», ha ripreso Rando.
Il mondo dei professionisti, dei “colletti bianchi”, diventa così una versione 2.0 delle tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo). «Ci si serve di professionisti incensurati, insospettabili, inseriti», ha aggiunto Imperato. «Nel processo Aemilia, decine di testimoni, molti imprenditori di questa terra sono rimasti in silenzio - ha sottolineato Giuseppe Baldessarro - come avrebbero fatto se fossero stati a Reggio Calabria. Ci sono stati tanti “non ricordo”, “è passato tanto tempo”. È un cambio di mentalità». Il cronista de La Repubblica ha acceso le luci su alcuni settori da indagare.
«Innanzitutto, c’è tutto il ciclo del mattone - ha spiegato il giornalista - nel quale le imprese sane si possono chiedere come fanno ad entrare.Mettiamo che un’azienda sana vinca un appalto, ma poi a chi affida i subappalti? Bisogna interrogarsi sulle procedure di nolo e sulle forniture: sono la nuova frontiera». Non ci sono le White List? «Siamo ancora alla verifica formale», ha risposto Imperato, critico anche verso il nuovo “timer” nelle indagini. «Il mattone è a rischio - ha ribadito Baldessarro - per cui hanno diversificato gli investimenti, iniziando a entrare nei servizi: sono il cuore vero di questa terra e l’hanno capito. Entrano così nella grande distribuzione, nella fornitura di beni di consumo, nelle cooperative di lavoro: tutti mondi che vanno protetti».
Come fanno a entrare? «Grazie al loro essere facilitatori - ha rimarcato il giornalista - perché risolvono problemi di qualsiasi tipo e qualsiasi natura. Magari a un imprenditore manca un pagamento da un fornitore perché a sua volta vanta altri crediti. “Te ne do 900mila subito, poi compro il tuo credito”, gli dicono e proseguono: “Poi adesso paghi con noi, poi se non puoi pagare prendo un pezzo della tua azienda”».
Più avanti Baldessarro ha precisato che «se chiudi l’azienda, soffri di meno». Perché la mafia dovrebbe investire sulle imprese emiliane? «Riciclaggio, consenso e controllo del territorio, occultamento di attività criminali, trasporto e stoccaggio di merci illegali, oltre ai motivi economici», ha elencato Stefano Zanardi, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Modena. Noi cosa possiamo fare? «La lotta alla mafia non la fanno gli eroi - ha concluso Rando - perché non esistono. Le pubbliche amministrazioni devono stare attente».
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