CASI DI SORDITà IN AUMENTO
«Ragazzi, state attenti l’udito va trattato bene»
Musica per le mie orecchie… Forse andrebbe abbassato il volume. È il senso del messaggio lanciato alla “Giornata mondiale dell’udito” celebrata pochi giorni fa. Cos’è emerso? In Italia, i problemi...
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Musica per le mie orecchie… Forse andrebbe abbassato il volume. È il senso del messaggio lanciato alla “Giornata mondiale dell’udito” celebrata pochi giorni fa. Cos’è emerso? In Italia, i problemi all’udito sono in aumento, soprattutto tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. A dimostrarlo è la ricerca di Euro Track (società specializzata in indagini di mercato) del 2015. Lo studio mostra come in soli tre anni (2012-2015) i casi di ragazzi che non ci sentono più bene hanno avuto un incremento dal 3% al 4,2%.
La situazione a Modena?
«Gli adolescenti e i giovani adulti con problemi all’udito sono in aumento anche nel nostro territorio - spiega Elisabetta Genovese, docente di Audiologia all’università - ma non tutti i casi sono da attribuire solo all’esposizione continuativa al forte rumore».
L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha stimato che oltre un miliardo di giovani è a rischio per sovraesposizione ai decibel. Sotto accusa è il volume della musica ascoltata nelle cuffiette di lettori Mp3 e iPod, in discoteca, ai concerti e nello stereo in macchina. Tuttavia, a detta dell’esperta modenese, alla base del rischio d’indebolimento dell’udito e della sordità «non ci sono solo i decibel elevati».
A cosa si deve l’aumento?
«I casi di lieve sordità e ipoacusia di cui ci si accorge sono principalmente in età scolastica - ricorda Genovese - dunque, prima dell’adolescenza. La causa, essendo bambini, non è da attribuire al trauma acustico, ma a problemi all’udito già presenti alla nascita. A volte capita che nemmeno in età scolare ci si accorga del problema, che si aggrava nell’adolescenza con un’eventuale trauma acustico. Tuttavia, quest’ultimo è da ritenersi una concausa».
Uno screening neonatale, però, esiste.
«Sì, però diagnostica solo le sordità gravi o profonde - ha precisato l’otorino - mentre le sordità monolaterali o bilaterali di entità lieve e media, che determinano un aumento di incidenza delle sordità in età scolare sfuggono allo screening, essendo acquisite, da cause di natura tossica o infettiva».
Ci sono misure preventive? «Bisogna non superare gli 80 decibel come massimo livello sonoro nelle cuffiette, dotate, oltretutto, di un limitatore ed è importante fare delle pause. Questo vale sia con l’ascolto della musica privato sia nei locali o ad un concerto. Molti giovani, infatti, si presentano al pronto soccorso nel fine settimana accusando disturbi all’udito. Sono soprattutto episodi di acufeni, cioè il ronzio o fischio fastidioso, in una o in entrambe le orecchie, dovuto all’esposizione al rumore intenso e continuativo».
Come ci si comporta?
«Gli acufeni sono danni all’udito che vanno trattati coi farmaci. Solitamente, la risposta alla cura, se trattati in modo tempestivo, è buona. I danni possono essere anche irreversibili».
A quel punto come si procede?
«Con l’installazione di protesi acustiche ma non vogliamo spaventare i ragazzi. L’obiettivo della campagna di prevenzione è metterli in guardia dalla comparsa della sordità».
Martina Stocco
La situazione a Modena?
«Gli adolescenti e i giovani adulti con problemi all’udito sono in aumento anche nel nostro territorio - spiega Elisabetta Genovese, docente di Audiologia all’università - ma non tutti i casi sono da attribuire solo all’esposizione continuativa al forte rumore».
L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha stimato che oltre un miliardo di giovani è a rischio per sovraesposizione ai decibel. Sotto accusa è il volume della musica ascoltata nelle cuffiette di lettori Mp3 e iPod, in discoteca, ai concerti e nello stereo in macchina. Tuttavia, a detta dell’esperta modenese, alla base del rischio d’indebolimento dell’udito e della sordità «non ci sono solo i decibel elevati».
A cosa si deve l’aumento?
«I casi di lieve sordità e ipoacusia di cui ci si accorge sono principalmente in età scolastica - ricorda Genovese - dunque, prima dell’adolescenza. La causa, essendo bambini, non è da attribuire al trauma acustico, ma a problemi all’udito già presenti alla nascita. A volte capita che nemmeno in età scolare ci si accorga del problema, che si aggrava nell’adolescenza con un’eventuale trauma acustico. Tuttavia, quest’ultimo è da ritenersi una concausa».
Uno screening neonatale, però, esiste.
«Sì, però diagnostica solo le sordità gravi o profonde - ha precisato l’otorino - mentre le sordità monolaterali o bilaterali di entità lieve e media, che determinano un aumento di incidenza delle sordità in età scolare sfuggono allo screening, essendo acquisite, da cause di natura tossica o infettiva».
Ci sono misure preventive? «Bisogna non superare gli 80 decibel come massimo livello sonoro nelle cuffiette, dotate, oltretutto, di un limitatore ed è importante fare delle pause. Questo vale sia con l’ascolto della musica privato sia nei locali o ad un concerto. Molti giovani, infatti, si presentano al pronto soccorso nel fine settimana accusando disturbi all’udito. Sono soprattutto episodi di acufeni, cioè il ronzio o fischio fastidioso, in una o in entrambe le orecchie, dovuto all’esposizione al rumore intenso e continuativo».
Come ci si comporta?
«Gli acufeni sono danni all’udito che vanno trattati coi farmaci. Solitamente, la risposta alla cura, se trattati in modo tempestivo, è buona. I danni possono essere anche irreversibili».
A quel punto come si procede?
«Con l’installazione di protesi acustiche ma non vogliamo spaventare i ragazzi. L’obiettivo della campagna di prevenzione è metterli in guardia dalla comparsa della sordità».
Martina Stocco
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