Spese pazze, i pm: «Condannate Leoni, processate Aimi»
“Spese pazze in Regione”: la Procura chiede 2 anni e 4 mesi per Andrea Leoni, ex consigliere a processo per peculato: secondo l'accusa avrebbe avuto rimborsi indebiti per 130mila euro. Richiesta di rinvio a giudizio per l'altro Pdl modenese, Enrico Aimi. Il giudice decide il 4 aprile
MODENA. Per il caso delle cosiddette “spese pazze in Regione”, ieri la Procura di Bologna ha chiesto la condanna di Andrea Leoni a due anni e quattro mesi di carcere. L’ex consigliere regionale prima di Forza Italia e poi del Pdl, modenese, è infatti accusato di peculato per aver ottenuto rimborsi senza motivo per il periodo dal 2009 al 31 dicembre 2011 per un totale di quasi 130mila euro (65mila più 65mila).
Leoni insieme ad altri due ex colleghi di partito ha scelto di affrontare il processo con rito abbreviato, assistito dall’avvocato Riccardo Artelli. I pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari sono stati sintetici nella sua requisitoria con la quale ha chiesto per i tre pene variabili dai 2 anni e 4 mesi di Leoni, a due anni e a 1 anno e 6 mesi. Le differenze sono basate sull’estensione del periodo di carica coperto dal consigliere. Nel caso di Leoni, quindi, pesa il fatto che abbia ricoperto due mandati in Regione.
L’accusa, come già sviscerato nel corso della precedente seduta dell’udienza preliminare contro i 17 esponenti del Pdl, riguarda per Leoni la mancanza di pezze d’appoggio e giustificativi per le spese che ha dichiarato di aver sostenuto e che poi sono state rimborsate.
È l’aspetto più controverso dell’intera inchiesta e ora della udienza preliminare: sia il suo difensore che tutti gli altri, hanno infatti sottolineato che all’epoca dei rimborsi contestati non esistevano rigidi criteri di controllo e vidimazione delle liste per i rimborsi. Non era necessario insomma passare per un comitato di controllo regionale o per il capogruppo o per il presidente d’assemblea. Solo successivamente sono state introdotte queste regole.
«Abbiamo dovuto ricostruire più voci possibili - aveva spiegato l’avvocato Artelli nel corso della precedente udienza - purtroppo in alcuni casi è stato molto difficile perché trovare le carte di fatti così lontani era davvero difficile. Ma credo che ce l’abbiamo fatta».
La spiegazione di Leoni - che pure ha prodotto le giustificative laddove è riuscito a recuperarle, come ha spiegato l’avvocato Artelli - è identica a quella di tutti gli altri imputati. Compreso Enrico Áimi, ex An e ora Pdl.
Aimi ha scelto come quasi tutti gli imputati di passare il filtro preliminare e quindi il giudice deciderà alla fine dell’udienza se chiudere il suo caso con un “non luogo a procedere” o rinviarlo a giudizio sempre con l’accusa di peculato. Per Aimi e gli altri imputati la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.
La prossima udienza è stata fissata per il 4 aprile. I tempi sono calcolati dal giudice tenendo conto che il reato di peculato, del quale sono accusati Aimi, Leoni e gli altri consiglieri anche di altri partiti, ha una lunga durata prima di cadere in prescrizione.
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