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Alcar, picchetti e lacrimogeni: un ferito 

Alcar, picchetti e lacrimogeni: un ferito 

Castelnuovo. Problemi irrisolti e la polizia sgombera con la forza il blocco dei manifestanti all’azienda del Gruppo Levoni

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CASTELNUOVO. Ancora proteste, ancora tensioni, ancora lavoratori che lottano per il proprio posto di lavoro. Disperatamente. Da mesi.
Il settore della lavorazione delle carni si conferma ancora il neo dell’economia della provincia modenese, quello in cui le manifestazioni e le proteste si ripresentano con regolarissima cadenza. Una dopo l’altra. L’ultima ieri mattina, davanti all’Alcar Uno di via della Pace a Castelnuovo, ormai teatro preferito delle manifestazioni e luogo simbolo di questo inverno terribile per lavoratori e titolari delle aziende. Come sempre è il sindacato Si Cobas a scendere in campo, quello che rappresenta il gradino più basso della piramide, ovvero i lavoratori delle cooperative.
Erano quasi un centinaio quelli presenti all’Alcar ieri. I “locali”, ovvero gli ex lavoratori di Alcar e Global Carni licenziati, più una settantina di “rinforzi” giunti in pullman da Bologna. Dalle 4 di notte hanno allestito un picchetto davanti ai cancelli dell’azienda castelnovese del Gruppo Levoni, il classico blocco affinché i camion non potessero né accedere e né lasciare la ditta. Interrompendo, di fatto, la produzione.
Il blocco è stato liberato attorno alle 10 da un reparto di polizia, un’operazione che ha portato al lieve ferimento di uno dei sindacalisti, Karim Bekkal, rappresentante dei Si Cobas bolognesi.
«Eravamo a sedere in terra - racconta Bekkal - per impedire il passaggio dei camion. La polizia, ad un certo punto, ha lanciato i lacrimogeni, ha iniziato ad avanzare verso di noi e con la forza ci ha spostato. Uno degli agenti mi ha pestato e schiacciato la caviglia con gli scarponi, gli dicevo di spostarsi e che mi faceva male, ma lo ha fatto solo dopo molti secondi». Bekkal dopo alcuni minuti ha chiesto l’intervento dell’ambulanza: «Non riuscivo a camminare, mi hanno medicato. Dopo andrò al pronto soccorso per effettuare ulteriori accertamenti».
I Si Cobas hanno anche diffuso un filmato video in cui si vedono gli operai a sedere in terra sull’asfalto e la polizia che avanza a passo lento, dopo aver lanciato un lacrimogeno. Alcuni operai si alzano da soli, altri no. A quel punto la polizia li sposta con la forza, aiutandosi anche con qualche colpo di manganello, nonostante le veementi proteste - sempre verbali - dei manifestanti. L’azione della polizia, nel giro di pochi minuti, ha posto fine al blocco e i camion hanno ripreso a circolare.
È solo l’ultimo capitolo di una lunga protesta che si è acuita da metà novembre, in seguito all’allontanamento di 110 dipendenti delle coop che lavoravano presso la Global Carni e la Alcar Uno e che avevano appena ottenuto un riconoscimento importante: il contratto da alimentaristi. Di quei 110 solo la metà è stata assunta nuovamente, ma con contratti più sfavorevoli. Gli altri 55 sono rimasti senza un posto, hanno perso tutto e chiedono a gran voce di poter riniziare a lavorare. (gib)

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