“Effimera”, al Mata di Modena la luce si fa scultura
Nella sala espositiva all’Ex Manifattura s’inaugura la mostra di video artistici dedicati a mondi visionari e giochi di forme
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MODENA. “Effimera”, titolo di un format culturale che si occupa della situazione immateriale di parte dell’arte contemporanea odierna, arriva alla sua seconda edizione allo spazio Mata di via Monte Kosica. Alla mostra “Suoni, luci, visioni”, visibile da domenica al 7 maggio (inaugurazione domani alle 18) i curatori Fulvio Chimento e Luca Panaro hanno invitato Carlo Bernardini, Sarah Ciracì e Roberto Pugliese.
Quel che colpisce in questo appuntamento è senz’altro la resa scenografica che viene messa in campo al Mata, uno spazio che con difficoltà si adatta a certi tipi di esposizione. L’anno scorso con l’arte realizzata sul web, e soprattutto quest’anno con un allestimento più “materiale”, si vede invece il tentativo di dare sostanza e rilievo alla produzione proprio in rapporto con il luogo. Ecco dunque che Roberto Pugliese, nato a Napoli nel 1982, mette in scena una foresta di luci che calano dal soffitto: i curatori chiamano l’installazione “salice piangente” e il lato visivo non è l’unico a disposizione dei sensi del visitatore. Esso, infatti, prevede anche l’attivazione di altoparlanti che sparano una musica molto forte che si integra con l’esperienza visiva.
Se Pugliese si occupa del suono, Ciracì, nata a Grottaglie nel 1972, porta al Mata tre opere video. Sugli schermi appaiono mondi visionari e popolari visti a visioni di fantascienza e altre tratte dal mondo del cinema e della televisione. L’opera di maggior impatto è quella composta di luce presentata da Carlo Bernardini, nato a Viterbo nel 1966.
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Un intero salone del Mata è composto dalle sue sculture di luce, realizzate attraverso cavi che simulano le fibre ottiche così centrali nella contemporaneità. I temi che questi artisti toccano, dunque, si concentrano in particolare sull’arte ambientale che dialoga con i luoghi e in particolare solo gli spazi della ex Manifattura.
Tutto ciò discente da Lucio Fontana che, nei lontani anni Cinquanta “inventò” l’arte ambientale o almeno la sua antenata tanto che ancora ieri i curatori ricordavano l’episodio nel descrivere la loro rassegna. «Siamo partiti - spiegano Panaro e Chimento - con l’idea di illustrare l’immaterialità dell’arte attuale: l’anno scorso abbiamo scelto web-artisti degli anni Settanta, quest’anno abbiamo allargato il campo dal punto di vista biografico». L’assessore alla cultura Cavazza conclude: “Ci concentriamo su tre cose: innovazione, nuove tecnologie e realtà odierna. Invito anche a confrontare la mostra con quella attuale alla Palazzina Vigarani”. La mostra è aperta dal giovedì alla domenica ed è a ingresso gratuito (una vicenda, questa, particolarmente sottovalutata a Modena) e prevede incontri pubblici il 25 marzo e l’8 e 29 aprile.
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