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I Green Days di Mario Lugari In volo con due dizionari Nella bellezza: di una vita

I Green Days di Mario Lugari In volo con due dizionari Nella bellezza: di una vita

L’infanzia a Gorzano nella “Comuna” col pianerottolo come una piazza Poi Modena e i libri: “Á noi bastava un bastone, si volava nella fantasia”

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“Sono cresciuto circondato dall’affetto e dalle attenzioni della mia famiglia, in particolare delle mie cinque sorelle – ricorda sorridendo Mario B. Lugari, giornalista, scrittore, vicesindaco di Modena negli anni Settanta – nel borgo di Gorzano, bagnato dal torrente Tiepido, ai piedi delle alture collinari, negli anni Quaranta. La mia famiglia abitava, insieme ad altre famiglie, in un grande fabbricato detto "La Comuna", che in passato era stato la sede della Comunità, cioè il municipio. Oggi il "palazzo" non esiste più in quanto venne abbattuto negli anni '60 – continua Lugari – ma ricordo perfettamente l'enorme sala-pianerottolo in cui si aprivano le porte dei vai appartamenti: era una sorta di piazza coperta nella quale noi bambini giocavamo quando il tempo era brutto. Era un luogo sicuro eppure durante un temporale, con lampi, tuoni e grandine, mia madre e le altre donne radunarono tutti i bambini al centro della sala e cominciarono a dire il rosario”.

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C’è una specie di malinconia, nella voce di Lugari quando racconta. Un non detto, un pensiero sospeso, che esce improvviso, mentre lo sguardo si fa lontano e si abbassa, con riserbo, con pudore, e la voce sembra proteggerlo e accarezzarlo, sussurrando quasi, quel “non ho ricordi del mio papà, ma tutto l’amore che ho ricevuto, circondato da quell’attenzione e coccolato da quegli sguardi femminili, da quegli abbracci accoglienti e amorevoli, della presenza forte e certa dei miei fratelli io non so raccontarlo ma ha fatto la differenza”.
“Ero – riprende - un bambino molto quieto: nella bella stagione andavo con gli altri piccoli a bagnarmi nel torrente, oppure giocavamo ma più spesso mi isolavo, passando ore e ore a osservare la vita dei polli domestici. Seguivo i movimenti delle galline, dei pulcini, ma ero preso soprattutto dalla baldanza e dal piumaggio sgargiante dei galli. Spesso mi dimenticavo di andare a casa all'ora di pranzo, allora una delle mie cinque sorelle veniva a prendermi nel campo del pollaio”.
“Il trasferimento della mia famiglia a Modena cambiò radicalmente la mia vita. I primi due anni di scuola elementare furono davvero difficili. Faticavo a stare al passo con i compagni di classe nati e cresciuti in città, molto più svegli, come si dice parlando di bambini. Le cose cambiarono in terza, quando arrivò un nuovo maestro, di cui ricordo ancora il nome: Vincenzo Broccardo. Con lui diventai uno dei primi della classe, con lui completai il quinquennio, superando poi agevolmente l'esame di ammissione alla scuola media”.
“Il mio amore per la lettura e per la scrittura nacque sicuramente in quegli anni. Oltre al maestro di scuola, contribuirono alla mia prima formazione anche mia madre ed Ernesto, mio fratello maggiore.
Quand'ero in quinta, la mamma mi regalò per la Befana un piccolo vocabolario della lingua italiana: un libretto di circa 200 paginette con la copertina rossa. I miei primi amori letterari furono i Moschettieri e i Cavalieri medievali, e anche nel tempo libero, nei giochi all’aperto, ci bastava un bastone ed eravamo già in un’altra dimensione e io trascinavo i miei amichetti in avventurose scorribande e battaglie e duelli. Poi arrivarono i classici, i grandi classici francesi, italiani, inglesi. Con gli anni continuai questo viaggio tra le parole e la bellezza e fu sempre grazie a Ernesto, mio fratello maggiore, che per la promozione in terza media, mi donò il Dizionario Enciclopedico Sansoni, che iniziai il mio viaggio virtuale nel mondo delle arti e delle scienze, come fanno i ragazzi di oggi con Google. Un viaggio che si è poi vestito di realtà, che non si è in verità mai interrotto, diventando parte integrante della mia vita, e che racconto nei miei libri”.
“Pensa – mi dice Lugari _ nel millecinquecento Montaigne raccontava che i suoi genitori lo svegliavano con la musica. Con la musica, capisci? Con la bellezza. Con l’amore. E’proprio l’amore che fa la differenza, ne sono convinto”.
Monica Tappa

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