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Le "Mattarella" di Modena tra le scuole top: «La ricetta? Progetti in rete»

di Davide Berti
Le "Mattarella" di Modena tra le scuole top: «La ricetta? Progetti in rete»

Il dirigente Daniele Barca: «Siamo solo all’inizio di una nuova sfida sul territorio». Intanto ci sono robot, il coro e progetti digitali: «Decisiva la motivazione dei prof»

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MODENA. Vedersi nominati in un convegno internazionale tra scuola, pedagogia e architettura fa effetto. Così come realizzare collaborazioni qualificate con il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano o ospitare un robot che può interagire coi ragazzi. È anche per questo che le scuole medie Mattarella sono finite tra le scuole “più avanti” in Italia, secondo l’indagine curata da StartupItalia.

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Per “avanti” si intende non tanto lo spazio bello a disposizione, il nuovo stabile o i banchi rinnovati. “Avanti” è quella capacità di vivere la scuola con entusiasmo sfruttando al meglio tutto ciò che si ha a disposizione. Facile, dirà qualcuno, se si pensa all’ambiente delle Mattarella rispetto a quello di altre scuole della città. Tutto, però, si gioca nei contenuti che fanno vivere diversamente gli spazi. Non basta un pilota per una astronave del genere, sarebbe impossibile da soli: «Serve l’aiuto di tutti - racconta il dirigente dell’istituto comprensivo 3 Daniele Barca - ma non è così scontato: ci nsiamo riusciti grazie al personale e alle famiglie».

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Dopo i primi sette mesi il bilancio qual è?

«Positivo, sapendo che c’è tanta strada ancora da fare. Abbiamo giocato tutte le nostre su una didattica attiva, favorita da questi spazi, dove anche i laboratori che tutti fanno assumo un sapore diverso. Così abbiamo trasformato attività esistenti, rendendole ancora più uniche».
Qualche esempio?
«Chi mi conosce dice che sono fissato sul digitale. Sarà anche vero, ma chi lavora nella scuola oggi non può fare finta che non esista. Abbiamo un robot che interagisce coi ragazzi quando alunni delle superiori vengono a fare qui i loro laboratori. Diventeremo Fab Lab e ci chiameremo 4M: Meccanica, Mattarella, Make It, Moddena. Ci saranno, oltre al robot Nao, kit e strumenti semplici per la robotica per la creazione di oggetti intelligenti. I ragazzi potranno vedere e capire come si programmano i robot. Non è fantascienza. Ma non c’è solo questo, anche attività più tradizionali cerchiamo di renderle ancora più accattivanti. Ed è così per ogni disciplina».

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Spieghi.

«Grazie agli insegnanti di musica abbiamo organizzato il coro della scuola. Il teatro di inglese è molto apprezzato. Ci sono le serate Mattarella, dove la scuola si apre alla città con l’obiettivo della conoscenza. Ospitiamo ragazzi a rischio dispersione, stanno creando per noi le panchine letterarie. Siamo dei fenomeni? No. Proviamo solo a vivere la scuola a 360 gradi per la fortuna che abbiamo di essere in questo spazio».
Sembra un vulcano. Gli insegnanti la seguono?
«È fondamentale che gli insegnanti sposino questo modello di didattica. Chi chiede di venire qui deve sapere l’idea di scuola che stiamo realizzando».
Qual è la regola di ingaggio?
«Ragionare sempre e solo in un’ottica di comprensivo. Li abbiamo voluti questi istituti? E allora facciamoli vivere davvero. Ogni progetto deve coinvolgere ogni fascia d’età, in una logica di rete. La scuola è di tutto il territorio e l’investimento va fatto su tutti i ragazzi, anche quelli che qui arriveranno nei prossimi anni. Da settembre avremo anche una prima in più: 106 nuovi alunni, abbiamo fatto il massimo rispondendo a tutte le esigenze del comprensivo».

I ragazzi cosa dicono?
«Dovreste chiederlo a loro. A me basta vedere la partecipazione ai laboratori pomeridiani facoltativi: ci sono sempre tutti».
Gli armadietti, le aule per disciplina e non il singolo ambiente classe, il badge elettronico sono tutti piccoli gesti di uno stile anglosassone, dove il senso di appartenenza alla scuola è molto alto.
«Quella molla sta scattando. Passa il concetto che ci si sente bene a scuola come a casa».
Avrete qualche difetto...
«Non abbiamo ancora una vera biblioteca. Allora, per il momento, l’abbiamo creata digitale. Ma crescerà, grazie alle iniziative di sostegno che ci siamo inventati. Intanto tutti, alunni, personale, famiglie, hanno accesso a migliaia di volumi on-line. E non è poco».

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