«Modena? Al massimo arriverà a 190mila abitanti»
In Consiglio Comunale finalmente comincia il percorso sul nuovo piano strutturale: «Da qui al 2030 l’obiettivo è il lavoro». Attenti a rendere Modena maggiormente attrattiva per non subire una decrescita
MODENA. Altro che i 230mila abitanti di cui fantasticava il Comune fino a pochissimi anni fa.
I forti cambiamenti - e gli errori commessi - degli ultimi anni portano ora gli esperti ad ipotizzare un numero massimo per i residenti di Modena pari al massimo a 191 mila abitanti. E potrebbero essere anche meno, come ha spiegato ieri in consiglio comunale Lorenzo Bellicini, un architetto del Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia (Cresme).
Si parlava nell’aula del futuro Piano urbanistico comunale (Psc) che arriverà a seguito della nuova legge regionale dell’urbanistica. Per arrivare a questa crescita, però, occorrerà diventare molto più attrattivi per i giovani e applicare un’alta innovazione. A dirlo oltre all’esperto ieri è stato l’assessore all’urbanistica Anna Maria Vandelli che dice di puntare su «politiche volte alla crescita economica e al lavoro».
L’assessore ha approfondito nella sua introduzione tutti i concetti: «Per il futuro della città rifiutiamo modelli che richiamino la decrescita, sinonimo di declino urbano, degrado, impoverimento della classe media e aumento delle disuguaglianze. Gli obiettivi che ci poniamo di raggiungere nell’orizzonte temporale di qui al 2030, con il futuro Psc, sono la crescita economica e delle opportunità di buon lavoro. La città deve divenire più attrattiva, per i giovani, oltre che sempre più universitaria e legata alla innovazione.
Non servono espansioni diffuse, ma una crescita orientata a essere una città compatta che punta al trasporto pubblico e alla mobilità sostenibile. Respingiamo l’idea di un invecchiamento e di una riduzione progressiva della popolazione residente. Occorre anzitutto interrompere il massiccio l’esodo verso i comuni confinanti, registrato a partire dagli anni Ottanta. Modena non può essere la città dei soli servizi e delle infrastrutture per chi abita fuori».
Il piano di “battaglia” del Comune ha quindi parole chiare: «Bisogna puntare sulla formazione e sui giovani, senza che lo sviluppo sia sinonimo di espansione urbana in zona agricola. La rigenerazione e la riqualificazione degli spazi anche solo parzialmente degradati o abbandonati diventa l’oggetto primario della pianificazione e occorre intercettare ogni possibile potenziale di innesco».
L’architetto cui il Comune ha commissionato una inchiesta sui numeri e il futuro della città della Ghirlandina ha “disegnato” la città attraverso i numeri da qui al 2030. «Sulla base dell’attuale andamento demografico - spiega il prof - lo scenario stimato al 2025 vede un rapido invecchiamento della popolazione, un rovesciamento della piramide generazionale, con 59 mila abitanti oltre i 60 anni, 53 mila tra i 40 e i 59, 40 mila tra i 20 e i 39 e solo 35 mila con meno di 19. A cui corrisponderà anche una forte estinzione delle vecchie famiglie che verranno sempre meno compensate dalle nuove, creando un problema di sostituzione dei nuclei familiari.
Debole anche il quadro previsionale demografico: nell’ipotesi massima, l’aumento della popolazione residente nel comune capoluogo al 2025 sarà pari al 3,2 per cento (circa 191 mila abitanti), in quella media dell’1,4 per cento, e in quella più bassa si registrerà un calo dello 0,2 per cento».
Tra tanti numeri da migliorare ci sono anche aspetti positivi attuali. Il centro storico, infatti, torna a essere attrattivo: i modenesi tornano infatti a vivere sotto la Ghirlandina, in particolare giovani e con livelli d’istruzione elevati (il 30% è laureato). Inoltre emerge che in centro storico una buona fetta delle famiglie (41%) vive in affitto, a differenza delle aree esterne, in cui la gran parte delle famiglie vive in abitazioni di proprietà (a Cognento sono ben l’81%).
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