«Nessuna colluttazione: Collinssplatt si è ucciso»
di Daniele Montanari
Pavullo. La Procura propende per il suicidio: «Nel sangue tracce di monossido» Ma per fugare ogni dubbio oggi la Scientifica effettuerà un altro sopralluogo
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PAVULLO. Verrà effettuato stamattina il sopralluogo della polizia scientifica di Bologna all’interno dell’abitazione pavullese di Richard Anthony Collinssplatt, il 77enne anglocanadese ritrovato morto lo scorso 10 marzo.
A una settimana esatta dagli ultimi rilievi investigativi, il personale specializzato passerà a setaccio il lato destro della palazzina al civico 3 di via Turati per fugare definitivamente l’ipotesi che si sia trattato di omicidio, escludendo quindi la presenza di terzi. Già ieri la scientifica ha fatto approfonditi accertamenti sulla Micra nel cui bagagliaio è stato ritrovato il corpo senza vita dell’ex professore dell’Accademia di Modena, per evidenziare eventuali impronte e tracce biologiche di altri. E cercando di sciogliere uno dei principali enigmi: come cioè abbia potuto il pensionato disabile (senza la gamba destra e l’avambraccio sinistro) non lasciare tracce di sangue sulla chiave di accensione della macchina e sulle maniglie, nonostante avesse la mano destra tutta sporca. E come abbia fatto poi a rinchiudersi da solo nel baule, nelle sue condizioni.
La Procura comunque in una nota sottolinea di “propendere evidentemente” per l’ipotesi del suicidio, anche alla luce di nuovi elementi resi noti ieri. E cioè che, pur non essendo ovviamente ancora disponibili gli esiti dell’autopsia, si è rilevata comunque la presenza di monossido nel sangue di Collinssplatt.
«Dunque il monossido è stato respirato mentre l’uomo era ancora in vita», sottolinea la Procura.
Quindi l’ex professore è arrivato certamente vivo nel garage, per quanto sofferente per le ferite e in difficoltà nel muoversi avendo lasciato le protesi in casa. Forse proprio il suo pensare solo al come morire gliele ha fatte dimenticare. I tagli riscontrati sul suo corpo sono poi da ascrivere a una lametta, con cui si sarebbe inferto diverse ferite superficiali, compresa quella più lunga alla gola. Una lametta che, si è spiegato, è stata rinvenuta sul davanzale nel retro dell’abitazione: ecco perché lì sono rimaste evidenti tracce di sangue culminate nella chiazza rimasta sotto sul selciato. È probabile dunque che Collinssplatt si sia cercato di uccidere alla finestra.
La Procura precisa che dall’esame esterno della salma, al di là di questi tagli sul collo, non è emerso alcun segno di colluttazione o comunque alcuna lesione di interesse investigativo. Da escludere quindi che l’anziano sia stato vittima di qualsiasi forma di aggressione domestica favorita dalla sua abitudine di lasciare la porta aperta per il cane.
A una settimana esatta dagli ultimi rilievi investigativi, il personale specializzato passerà a setaccio il lato destro della palazzina al civico 3 di via Turati per fugare definitivamente l’ipotesi che si sia trattato di omicidio, escludendo quindi la presenza di terzi. Già ieri la scientifica ha fatto approfonditi accertamenti sulla Micra nel cui bagagliaio è stato ritrovato il corpo senza vita dell’ex professore dell’Accademia di Modena, per evidenziare eventuali impronte e tracce biologiche di altri. E cercando di sciogliere uno dei principali enigmi: come cioè abbia potuto il pensionato disabile (senza la gamba destra e l’avambraccio sinistro) non lasciare tracce di sangue sulla chiave di accensione della macchina e sulle maniglie, nonostante avesse la mano destra tutta sporca. E come abbia fatto poi a rinchiudersi da solo nel baule, nelle sue condizioni.
La Procura comunque in una nota sottolinea di “propendere evidentemente” per l’ipotesi del suicidio, anche alla luce di nuovi elementi resi noti ieri. E cioè che, pur non essendo ovviamente ancora disponibili gli esiti dell’autopsia, si è rilevata comunque la presenza di monossido nel sangue di Collinssplatt.
«Dunque il monossido è stato respirato mentre l’uomo era ancora in vita», sottolinea la Procura.
Quindi l’ex professore è arrivato certamente vivo nel garage, per quanto sofferente per le ferite e in difficoltà nel muoversi avendo lasciato le protesi in casa. Forse proprio il suo pensare solo al come morire gliele ha fatte dimenticare. I tagli riscontrati sul suo corpo sono poi da ascrivere a una lametta, con cui si sarebbe inferto diverse ferite superficiali, compresa quella più lunga alla gola. Una lametta che, si è spiegato, è stata rinvenuta sul davanzale nel retro dell’abitazione: ecco perché lì sono rimaste evidenti tracce di sangue culminate nella chiazza rimasta sotto sul selciato. È probabile dunque che Collinssplatt si sia cercato di uccidere alla finestra.
La Procura precisa che dall’esame esterno della salma, al di là di questi tagli sul collo, non è emerso alcun segno di colluttazione o comunque alcuna lesione di interesse investigativo. Da escludere quindi che l’anziano sia stato vittima di qualsiasi forma di aggressione domestica favorita dalla sua abitudine di lasciare la porta aperta per il cane.
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