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Si Cobas all’Alcar: «Risposte o picchetto permanente»

Si Cobas all’Alcar: «Risposte o picchetto permanente»

CASTELNUOVO. Anche ieri i manifestanti del sindacato Si Cobas hanno proseguito la loro protesta davanti ai cancelli dell’Alcar Uno di Castelnuovo (nella foto). Il metodo è quello ormai collaudato del...

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CASTELNUOVO. Anche ieri i manifestanti del sindacato Si Cobas hanno proseguito la loro protesta davanti ai cancelli dell’Alcar Uno di Castelnuovo (nella foto). Il metodo è quello ormai collaudato del picchetto con blocco dei camion. E se la metodologia è sempre identica, anche la reazione delle forze dell’ordine non cambia. Dopo qualche ora intervengono, liberando il blocco e permettendo così ai mezzi pesanti di accedere o lasciare l’Alcar Uno. Un’operazione che porta all’inevitabile contatto tra le due opposte fazioni e che quindi scatena momenti di tensione, nonostante la resistenza passiva degli operai.
«Per consentire il passaggio dei camion hanno usato lacrimogeni, calci, pugni e manganellate nei confronti dei lavoratori in sciopero». Questa la denuncia dei Si Cobas sulla propria pagina Facebook.
Ma la lotta del sindacato per il reintegro dei 55 lavoratori allontanati da Alcar Uno e Global Carni di Spilamberto, due aziende del Gruppo Levoni, non accenna a scemare. Anzi, dopo un periodo di relativa tranquillità, negli ultimi giorni le manifestazioni si sono riaccese con nuova forza e nuovo vigore.
«Vogliamo un tavolo di confronto e non le manganellate della polizia: la lotta continua», fanno sapere i rappresentanti dei Si Cobas.

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