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Sassuolo, batte Comune e Soprintendenza dopo 19 anni di battaglie legali

di Andrea Gilioli
Sassuolo, batte Comune e Soprintendenza dopo 19 anni di battaglie legali

I lucernari di una palazzina di piazza Martiri Partigiani al centro di una infinita querelle in tribunale Il Consiglio di Stato dà ragione ai proprietari dello stabile: «Non c’è alterazione di palazzo Ducale» 

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SASSUOLO. Diciannove anni di battaglia processuale per la ristrutturazione di un palazzo di piazza Martiri Partigiani, con il Consiglio di Stato che, alla fine, accoglie il ricorso dei proprietari contro la decisione della Soprintendenza. Il tutto per alcuni lucernari, visibili solo dall’alto, che, secondo i funzionari, avrebbero alterato il paesaggio di Palazzo Ducale.


Protagonisti della estenuante vicenda, iniziata nel 1998, i sassolesi Riccardo Olmi e Ida Grazia Ballarini, proprietari dell’edificio al civico 23, all’angolo tra piazzale Roverella, piazza Martiri e via Cavallotti. La proprietà, nell’estate del 1998, aveva deciso di realizzare un recupero del sottotetto chiedendo al Comune l’autorizzazione ambientale, rilasciata ma subito annullata dalla Soprintendenza. Inizia cosi la lunga querelle davanti ai giudici amministrativi, che arriverà a contare ben tre sentenze e due pronunce cautelari. La prima è quella del Tar di Bologna, che, nell’agosto 1999, respinge il ricorso dei proprietari. I due decidono di non fare appello e di ripartire da zero, chiedendo al Comune di rinnovare l’autorizzazione ad installare una serie di lucernari a nastro.

Nel marzo 2000 la Soprintendenza annulla, sospendendo i lavori, anche il secondo provvedimento comunale che, per il soprintendente, non motiva la propria posizione, secondo la quale i lucernari, essendo a filo col tetto, non compromettono il paesaggio verso il palazzo ducale. “L’inserimento dei lucernari a nastro – spiega la Soprintendenza – altererebbe invece visivamente ed architettonicamente la struttura tradizionale delle coperture e l’edificio nella sua integra conservazione». I due proprietari allora decidono di agire su due fronti: richiedono una sospensione cautelare della decisione della Soprintendenza, per poter ultimare i lavori già avviati, negata dal Tar e concessa dal Consiglio di Stato nel 2000; ricorrono nuovamente al Tar, che, dopo ben 10 anni, nel 2010, respinge il ricorso, imponendo il ripristino. I proprietari non si danno per vinti e decidono di presentare appello al Consiglio di Stato, che, dopo ulteriori 7 anni di attesa, dà loro ragione. I giudici di Palazzo Spada, infatti, hanno riconosciuto alcuni vizi procedurali e ritenuto inesistente il vizio di motivazione addotto dalla Soprintendenza.


«Occorre partire – scrivono - dal dato assolutamente notorio per cui, se si esamina una veduta aerea del centro di Sassuolo, disponibile anche su Internet, le coperture dei vari edifici non sono tutte identiche ed uniformi. In tale contesto, la copertura prevista non determina alterazioni apprezzabili, e quindi i presupposti dell’annullamento per vizio di legittimità non vi sono». I giudici di palazzo Spada, dando finalmente ragione ai due proprietari hanno anche condannato la Soprintendenza emiliano-romagnola a pagare 5mila euro di spese processuali.

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