Fiorano, l’aria del distretto sempre più inquinata Allarme degli esperti
di Gabriele Bassanetti
A Spezzano convegno sull’attuale gravissima situazione «C’è consapevolezza, ma le strategie politiche sono nulle»
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FIORANO. La sala Ambrosoli di Spezzano gremita per l’iniziativa “Aria malata”, proposta dall’associazione Ambiente Informa, indica chiaramente quanto sia diventata ormai preoccupante e sentita la situazione della qualità dell’aria a Fiorano e in tutto il comprensorio. Tre i relatori: il meteorologo Luca Lombroso, l’oncologa Patrizia Gentilini e l’ambientalista Walter Ganapini. Se i discorsi si sono mantenuti su un piano generale e spesso su scala mondiale, non è stato difficile per i presenti riportarli a una realtà quotidiana che vede la pianura padana fra i siti più inquinati del mondo.
«In alcuni giorni dello scorso inverno - ha spiegato Lombroso – siamo riusciti a superare i livelli di concentrazione delle polveri di Pechino, vicini ai 100 microgrammi al metro cubo di Pm 2.5. Bisogna ovviamente agire e considerare come un unico problema strettamente collegato quello dell’inquinamento e del cambiamento climatico. L’uso ormai non più sostenibile dei combustibili fossili determina ormai con certezza un progressivo aumento della temperatura terrestre. Abbiamo di fronte una sfida enorme, che secondo gli accordi di Parigi comporterebbe una riduzione delle emissioni fra il 5 e l’8 per cento l’anno. Ma non stiamo facendo praticamente niente in proposito, niente di organizzato né a livello governativo né come cittadini. Ci sono piccole soluzioni utili che possiamo tutti adottare, ma più importante è creare una coscienza collettiva che spinga i Governi ad abbandonare drasticamente e seriamente l’uso di petrolio, gas e carbone versi altre fonti energetiche. È necessario ripensare praticamente le città e la mobilità, ma non c'è alternativa».
La dottoressa Gentilini ha fornito dati preoccupanti sulla correlazione fra qualità dell’aria e malattie: «Ogni aumento di 10 microgrammi al metro cubo di Pm 2,5 aumenta corrispondentemente il rischio di tumore adenocarcinoma, che non deriva dalle sigarette ma dallo smog ed è in continua crescita. Sono ormai provate le correlazioni fra cattiva qualità dell’aria e malattie cardiocircolatorie, diabete, perfino demenza. Tutti i processi di combustione per energia e calore vanno ridotti il più possibile».
Ganapini è stato ancor più drastico: «Per le organizzazioni ambientaliste e sanitarie l’aria padana attuale viene definita semplicemente cancerogena e la respiriamo tutti i giorni. Non servono i blocchi del traffico, che riducono al massimo del 10 per cento le emissioni in una giornata. Serve una coscienza collettiva, bisogna riunire i governatori dell’area padana perché chiedano al Governo di inserire il risanamento di questa zona fra le priorità nazionali. Ci sono tante cose già fattibili come ad esempio investire in efficienza del patrimonio edilizio esistente; il controllo della qualità dell’aria non è più legato a centraline di zona, complesse e sofisticate. Esistono strumenti che tutti possiamo avere, che scaricano in una app i dati di ciò che stiamo respirando. Questo sarebbe un potente mezzo di sviluppo di una coscienza collettiva del problema, che potrebbe aiutare a smuovere chi governa e non ha ancora capito la situazione».
«In alcuni giorni dello scorso inverno - ha spiegato Lombroso – siamo riusciti a superare i livelli di concentrazione delle polveri di Pechino, vicini ai 100 microgrammi al metro cubo di Pm 2.5. Bisogna ovviamente agire e considerare come un unico problema strettamente collegato quello dell’inquinamento e del cambiamento climatico. L’uso ormai non più sostenibile dei combustibili fossili determina ormai con certezza un progressivo aumento della temperatura terrestre. Abbiamo di fronte una sfida enorme, che secondo gli accordi di Parigi comporterebbe una riduzione delle emissioni fra il 5 e l’8 per cento l’anno. Ma non stiamo facendo praticamente niente in proposito, niente di organizzato né a livello governativo né come cittadini. Ci sono piccole soluzioni utili che possiamo tutti adottare, ma più importante è creare una coscienza collettiva che spinga i Governi ad abbandonare drasticamente e seriamente l’uso di petrolio, gas e carbone versi altre fonti energetiche. È necessario ripensare praticamente le città e la mobilità, ma non c'è alternativa».
La dottoressa Gentilini ha fornito dati preoccupanti sulla correlazione fra qualità dell’aria e malattie: «Ogni aumento di 10 microgrammi al metro cubo di Pm 2,5 aumenta corrispondentemente il rischio di tumore adenocarcinoma, che non deriva dalle sigarette ma dallo smog ed è in continua crescita. Sono ormai provate le correlazioni fra cattiva qualità dell’aria e malattie cardiocircolatorie, diabete, perfino demenza. Tutti i processi di combustione per energia e calore vanno ridotti il più possibile».
Ganapini è stato ancor più drastico: «Per le organizzazioni ambientaliste e sanitarie l’aria padana attuale viene definita semplicemente cancerogena e la respiriamo tutti i giorni. Non servono i blocchi del traffico, che riducono al massimo del 10 per cento le emissioni in una giornata. Serve una coscienza collettiva, bisogna riunire i governatori dell’area padana perché chiedano al Governo di inserire il risanamento di questa zona fra le priorità nazionali. Ci sono tante cose già fattibili come ad esempio investire in efficienza del patrimonio edilizio esistente; il controllo della qualità dell’aria non è più legato a centraline di zona, complesse e sofisticate. Esistono strumenti che tutti possiamo avere, che scaricano in una app i dati di ciò che stiamo respirando. Questo sarebbe un potente mezzo di sviluppo di una coscienza collettiva del problema, che potrebbe aiutare a smuovere chi governa e non ha ancora capito la situazione».
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