Emmezeta, una vita per le biciclette
«Son vent’anni che faccio questo mestiere e dopo milioni di telai di biciclette prodotti capisco che c’è ancora tanto da imparare». Si presenta con una divisa scura e le mani sporche, tratto tipico...
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«Son vent’anni che faccio questo mestiere e dopo milioni di telai di biciclette prodotti capisco che c’è ancora tanto da imparare».
Si presenta con una divisa scura e le mani sporche, tratto tipico di chi utilizza, come ferri del mestiere proprio le mani. Egli è Alberto Zanasi, artigiano telaista di biciclette. In tanti conosceranno, più facilmente, il marchio “Ma. Za.” riportato sui telai. Dove la sigla sta ad indicare i cognomi dei primi due soci: Antonio Mattioli e Soldino Zanasi, il padre di Alberto. “Emmezeta”, il nome dell’officina di biciclette di via del Girasole a San Damaso, ha aperto nel 1984. Dopo 33 anni è possibile ritrovare la stessa passione nella lavorazione dei telai per le due ruote. Passione trasmessa da padre in figlio. «Come nella maggior parte delle attività artigianali italiane anche questa mi è stata trasmessa da mio padre - ha detto Alberto - tutt’ora presente al mio fianco in officina. Mattioli, invece, è andato in pensione». Cos’è cambiato nel corso degli anni? «Il mercato e le tecniche di lavorazione. Il mercato della bici - ha precisato l’artigiano - è in espansione, ma la maggior parte delle persone non si rivolge più agli artigiani. Un tempo vendevamo soprattutto ai privati, adesso invece produciamo per conto terzi. Il movimento in questo settore c’è, ma la materia prima viene quasi tutta dall’Oriente. I nostri prodotti sono più apprezzati all’estero che non in Italia, cosa che capita per molti prodotti artigianali italiani. Produciamo per un importante marchio italiano che vende in tutto il mondo». E nelle tecniche di lavorazione cos’è cambiato? «Anni fa producevamo bici in acciaio - ha raccontato Alberto - poi abbiamo iniziato a produrre telai in alluminio. Non sapevo saldare quel materiale e ho dovuto imparare. Ora, invece, sono quasi esclusivamente in carbonio. Chissà in futuro con quale materiale lavoreremo». (m.s.)
Si presenta con una divisa scura e le mani sporche, tratto tipico di chi utilizza, come ferri del mestiere proprio le mani. Egli è Alberto Zanasi, artigiano telaista di biciclette. In tanti conosceranno, più facilmente, il marchio “Ma. Za.” riportato sui telai. Dove la sigla sta ad indicare i cognomi dei primi due soci: Antonio Mattioli e Soldino Zanasi, il padre di Alberto. “Emmezeta”, il nome dell’officina di biciclette di via del Girasole a San Damaso, ha aperto nel 1984. Dopo 33 anni è possibile ritrovare la stessa passione nella lavorazione dei telai per le due ruote. Passione trasmessa da padre in figlio. «Come nella maggior parte delle attività artigianali italiane anche questa mi è stata trasmessa da mio padre - ha detto Alberto - tutt’ora presente al mio fianco in officina. Mattioli, invece, è andato in pensione». Cos’è cambiato nel corso degli anni? «Il mercato e le tecniche di lavorazione. Il mercato della bici - ha precisato l’artigiano - è in espansione, ma la maggior parte delle persone non si rivolge più agli artigiani. Un tempo vendevamo soprattutto ai privati, adesso invece produciamo per conto terzi. Il movimento in questo settore c’è, ma la materia prima viene quasi tutta dall’Oriente. I nostri prodotti sono più apprezzati all’estero che non in Italia, cosa che capita per molti prodotti artigianali italiani. Produciamo per un importante marchio italiano che vende in tutto il mondo». E nelle tecniche di lavorazione cos’è cambiato? «Anni fa producevamo bici in acciaio - ha raccontato Alberto - poi abbiamo iniziato a produrre telai in alluminio. Non sapevo saldare quel materiale e ho dovuto imparare. Ora, invece, sono quasi esclusivamente in carbonio. Chissà in futuro con quale materiale lavoreremo». (m.s.)
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