L’associazionismo
di Luca Marchini
Esiste da sempre, nella ristorazione come negli altri settori, ma spesso viene sotto stimata l’importanza di questa realtà: l’associazione. Questa eccezionale “macchina”, in grado di trasportarci...
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Esiste da sempre, nella ristorazione come negli altri settori, ma spesso viene sotto stimata l’importanza di questa realtà: l’associazione. Questa eccezionale “macchina”, in grado di trasportarci verso l’innovazione.
Si entra a far parte di un’associazione per dare più voce e forza alla propria espressione artistica e imprenditoriale. È proprio all’interno di un simile contesto strutturato che si ha l’opportunità di avere parte attiva alle decisioni di una comunità in grado di portare a termine progetti importanti per l’evoluzione del settore d’appartenenza e del singolo.
L’esperienza ordinaria del singolo, quella vissuta nella quotidianità, diventa straordinaria se contaminata con il vissuto altrui. Un vissuto con obiettivi e valori comuni, ma raggiunto con strumenti e mentalità diverse. Una ricchezza che supera la mera somma delle esperienze individuali. L’associazione costituisce una risorsa alla quale ogni membro può attingere per la propria crescita professionale e culturale.
Tramite queste forme di aggregazione, ovvero le associazioni, avvengono fenomeni unici e particolari. Le varie culture si incrociano, si contaminano, trovando un nuovo e più alto equilibrio. Il mezzo è sempre il confronto tra gli appartenenti a queste entità: si tratta di contributi che si propongono di essere costruttivi e propositivi. Un confronto, in altre parole, che sfrutta le spinte creative e organizzative del singolo membro che fa parte di questo gruppo. Sì, il contributo di ognuno è voluto e dovuto all’interno di un’associazione che abbia l’obiettivo di una evoluzione costante.
Alla base di tutto ciò esistono alcuni concetti fondamentali. Tra questi, c’è senza dubbio il senso di appartenenza. Si tratta del sentimento che si innesta in ogni membro grazie al suo impegno, un sentire comune, un rigenerato movimento culturale dal quale scaturiranno nuovi codici stilistici e comportamentali nella ristorazione.
Se nell’associazione si tende alla reciproca stima e fiducia, orientati alla crescita del gruppo, ogni singolo individuo ne coglierà il buon frutto: “do ut des”, ecco la formula offre ai consociati quella condivisione attiva di cui tutti abbiamo bisogno e che è in grado si generare nuovi contenuti creativi e innovazioni nei servizi, perché attinge dalla cultura e dall’esperienza professionale di tutti. Un virtuoso scambio, un “io ti do che tu mi dai” che può portare a risultati che non sono la semplice somma dei vari pensieri, ma costituiscono e rappresentano un quid superiore.
Si entra a far parte di un’associazione per dare più voce e forza alla propria espressione artistica e imprenditoriale. È proprio all’interno di un simile contesto strutturato che si ha l’opportunità di avere parte attiva alle decisioni di una comunità in grado di portare a termine progetti importanti per l’evoluzione del settore d’appartenenza e del singolo.
L’esperienza ordinaria del singolo, quella vissuta nella quotidianità, diventa straordinaria se contaminata con il vissuto altrui. Un vissuto con obiettivi e valori comuni, ma raggiunto con strumenti e mentalità diverse. Una ricchezza che supera la mera somma delle esperienze individuali. L’associazione costituisce una risorsa alla quale ogni membro può attingere per la propria crescita professionale e culturale.
Tramite queste forme di aggregazione, ovvero le associazioni, avvengono fenomeni unici e particolari. Le varie culture si incrociano, si contaminano, trovando un nuovo e più alto equilibrio. Il mezzo è sempre il confronto tra gli appartenenti a queste entità: si tratta di contributi che si propongono di essere costruttivi e propositivi. Un confronto, in altre parole, che sfrutta le spinte creative e organizzative del singolo membro che fa parte di questo gruppo. Sì, il contributo di ognuno è voluto e dovuto all’interno di un’associazione che abbia l’obiettivo di una evoluzione costante.
Alla base di tutto ciò esistono alcuni concetti fondamentali. Tra questi, c’è senza dubbio il senso di appartenenza. Si tratta del sentimento che si innesta in ogni membro grazie al suo impegno, un sentire comune, un rigenerato movimento culturale dal quale scaturiranno nuovi codici stilistici e comportamentali nella ristorazione.
Se nell’associazione si tende alla reciproca stima e fiducia, orientati alla crescita del gruppo, ogni singolo individuo ne coglierà il buon frutto: “do ut des”, ecco la formula offre ai consociati quella condivisione attiva di cui tutti abbiamo bisogno e che è in grado si generare nuovi contenuti creativi e innovazioni nei servizi, perché attinge dalla cultura e dall’esperienza professionale di tutti. Un virtuoso scambio, un “io ti do che tu mi dai” che può portare a risultati che non sono la semplice somma dei vari pensieri, ma costituiscono e rappresentano un quid superiore.
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