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Modena, scenografi al Teatro Pavarotti: «Pittori di scene nel nostro regno in cima al teatro»

di Maria Vittoria Melchioni
Modena, scenografi al Teatro Pavarotti: «Pittori di scene nel nostro regno in cima al teatro»

Da 40 anni i due artisti dipingono fondali  e ambientazioni per lirica, prosa e balletti

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MODENA. Nel dipanarsi delle viuzze del ghetto, la voce di una cantante lirica guida verso il Teatro Comunale. Le scale al pianoforte sono interrotte dall’acuto e sensuale miagolio di un sax. Un maestro batte le mani scandendo il tempo. L’atmosfera sembra quasi surreale se pensiamo che siamo nel cuore della nostra città, quasi 20 anni dopo l’inizio di un nuovo millennio. Passiamo davanti al Conservatorio prima di entrare dall’ingresso riservato agli artisti e salire fino al sottotetto dello splendido edificio disegnato dal Vandelli. Ad attenderci ci sono Rinaldo Rinaldi e sua moglie Maria Grazia Cervetti, alfieri di quell’arte in via di estinzione che è la pittura di scena e alle prese con la realizzazione delle scenografie de “I Puritani” (in scena proprio da domani al Comunale ndr). Dal 1977 il loro regno da proteggere è la sala di scenografia che si trova ad un passo dal cielo, sotto le tegole che delimitano questo luogo sospeso nel tempo.

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«Secondo noi è l’ultima rimasta - dicono - tutti i teatri di tradizione, cioè quelli costruiti tra il ‘700 e la fine dell’800, nati per l’opera lirica, ne avevano una sopra la platea. Perché le scene erano prevalentemente dipinte e quella sala era sufficiente alla realizzazione di tutte le scenografie per le rappresentazioni del teatro stesso, non esistevano le tournée». La pittura di scena è un’arte applicata e Rinaldo ci tiene molto a sottolineare questa qualificazione «perché nel concretizzare ciò che impariamo studiando la teoria, nell’applicare quelli che sono i canoni estetici oggettivi, il bello, diamo veramente vita all’arte». Sale come questa sono andate scomparendo con l’evoluzione che la scenografia stessa ha vissuto: «I fondali prima erano dipinti su carta, neanche su tela che arrivò solo in seguito - prosegue Rinaldo - Poi la scenografia ha avuto un’evoluzione ed è diventata prettamente costruita. Negli anni ’70 con l’impiego del ferro e delle resine, è diventata volumetrica e quindi questi spazi non erano più idonei alla realizzazione delle scenografie che, da allora, sono state prodotte all’esterno, in capannoni in periferia». «Contemporaneamente la pittura di scena è entrata in crisi, proprio perché le scenografie erano “costruite” e non più dipinte - aggiunge Maria Grazia - Ne è rimasta una sola in Italia di sale così, ed è questa, che non ha mai cessato la sua funzione originaria dalla fondazione del teatro, nel 1841. Tramandata da pittore in pittore. Quest’anno saranno 40 anni della nostra permanenza qui, abbiamo iniziato nel 1977».
Come avete iniziato la vostra carriera?
Rinaldo: «Terminato il Venturi, ci iscrivemmo a scenografia perché eravamo curiosi di conoscerla. Durante le interviste che facemmo per capire meglio il lavoro dello scenografo, capitammo qui al Comunale e Koki Fregni era al lavoro. Appena entrammo in questa sala rimanemmo ammaliati dalla sua magia. Vederlo muoversi, vederlo disegnare con tanta naturalezza ci impressionò a tal punto che diventammo suoi allievi prima e collaboratori poi. Proprio grazie a questo continuo ricambio di pittori di scena, da maestro ad allievo, si è formata una scuola di pittura modenese perché non siamo mai andati a lavorare in altri laboratori. Solitamente gli scenografi sono degli zingari e si spostano di laboratorio in laboratorio, attingendo e portando via con sé lo stile e i segreti del luogo in cui hanno lavorato. Vengono a prendere le scenografie dagli altri teatri».
Maria Grazia: «Koki è stato colui che ha dato il la alla nostra carriera, ma oltre ad essere il nostro maestro tra di noi si è instaurato un legame umano ci ha fatto entrare in un contatto quasi viscerale con questo lavoro. Lo scenografo è già una persona di sé abbastanza sconosciuta. C’è lo scenografo bozzettista, il realizzatore e il pittore scenografo. Tutti con competenze diverse, ma necessarie una all’altra. Il margine di interpretazione che ci viene lasciato dai registi è molto vasto, quindi ci sentiamo sempre molto liberi».
C'e stata una scenografia che non vi ha fatto chiudere occhio?
Maria Grazia: «Ogni opera ha qualcosa di complicato. Non ci siamo mai trovati a fare due volte la stessa cosa, il che è molto stimolante. Ma diciamo che la prima, una “Fedra” del Teatro Stabile di Torino con regia di Luca Ronconi, ci ha dato un po' di pensieri soprattutto perché era la prima volta che firmavamo una realizzazione nostra, senza Koki, Andò tanto bene che Ronconi ci chiese di realizzare sempre le parti in tela delle sue scenografie».
Il vostro maggior timore?
Rinaldo: «Che la pigrizia e l'ignoranza abbiano la meglio su ciò che noi italiani abbiamo insito nel DNA e cioè il creare il bello in ogni sua forma espressiva. Vorrei che le scuole riportassero l'arte in quel ruolo primario che ha per il nostro Paese, e che i ragazzi alzassero la testa da smartphone e computer per tornare a dipingere e a creare con lo strumento più sofisticato che abbiamo: le mani».

LA SCHEDA

Un sodalizio di vita e lavoro

L’incontro al Venturi. Poi una carriera internazionale

Rinaldo Rinaldi e Maria Grazia Cervetti si sono conosciuti sui banchi di scuola, all’istituto Venturi di Modena, e da allora hanno intrapreso insieme questo lungo viaggio nell'arte di dipingere scenografie. La loro carriera inizia infatti giovanissimi, dopo il diploma conseguito all'Accademia di Belle Arti di Bologna, con l'incontro con il carismatico Koki Fregni, di cui diventano prima allievi e poi collaboratori. Sostenitori della pittura di scena come forma d'arte applicata, si sono dedicati sin dagli albori della loro carriera, alla sperimentazione in campo scenografico, cercando di coniugare la grande tradizione italiana con la ricerca di nuove tecniche espressive da applicare alle grandi dimensioni. Nel corso degli anni si sono cimentati come scenografi bozzettisti in tutte le forme artistiche teatrali: dalla lirica, al balletto, alla prosa, passando per il musical. Richiestissimi come pittori scenografi da tutti i teatri italiani ed internazionali, hanno creato scenografie, fondali e quanto occorre per ambientare una rappresentazione teatrale collaborando con prestigiosi registi come Luca Ronconi, il premio Nobel Dario Fo, il genio visionario di Peter Greenaway, Peter Sellars, Michael Haneke, Graham Vick, Yannis Kokkos. Marito e moglie proseguono anche la loro attività didattica con l'intento di tramandare alle nuove generazioni un'arte che va, purtroppo, perdendosi, sostituita dall'impersonalità grafica prodotta con le nuove tecnologie.

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