Olio di palma
Cristiana Minelli
“Il congiuntivo è senza olio di palma. Usatelo”. Una raccomandazione che sta viaggiando via etere sui cellulari di migliaia di persone, anche su quelli degli studenti universitari della nostra città,...
2 MINUTI DI LETTURA
“Il congiuntivo è senza olio di palma. Usatelo”. Una raccomandazione che sta viaggiando via etere sui cellulari di migliaia di persone, anche su quelli degli studenti universitari della nostra città, e che in 8 parole dice molte cose. Che siamo vittime di un’antilingua che ci ha allontanato pericolosamente da una comunicazione a volte anche solo comprensibile fra esseri della stessa specie e che dell’olio di palma non ne possiamo più. In passato, qualcuno fra i politici di professione della nostra storia istituzionale, beccato col congiuntivo nel sacco, ha candidamente sostenuto, nell’esercizio delle sue funzioni, la priorità dei programmi rispetto all’uso corretto della nostra lingua. Ma la prosa spericolata, anche se di recente l’Accademia della Crusca ha sentenziato che perderemo il congiuntivo e non dobbiamo farne un dramma, non va sottovalutata. In Cina, di recente, è stato inaugurato Fast, il più grande telescopio al mondo, 500 metri di diametro e un’area pari a quella di trenta campi di calcio. Così, per captare eventuali presenze e messaggi U.F.O. Che l’extra (terrestre) può darsi che chiami. La lotta al congiuntivo va quindi presa sul serio. Non possiamo certo rivolgerci ai marziani se non ci capiamo più fra di noi. Letteralmente stremati dalla noia del martellante messaggio pubblicitario “senza olio di palma” stiamo per scivolare rovinosamente sul povero grasso vegetale ritenuto oggi, dalla comunità mediatica e da quella del consumo, un pericoloso killer della nostra dieta. Che si trovi al più presto un altro argomento per vendere merendine, biscotti e tutta la nutrita schiera di alimenti oggi orgogliosamente privi di questo ingrediente. Anche se la monotonia del messaggio promozionale è un must, lo sappiamo. Un noto (ex )sex symbol latino infatti è rinchiuso da tempo in un mulino (immaginario) ed è sotto gli occhi di tutti come ci si possa ridurre dopo anni di conversazioni con una gallina mentre si è intenti a sfornare biscotti. La Ferrero, in modo del tutto controcorrente, l’olio di palma se lo produce in casa. E se lo tiene. Orgogliosa di farlo sapere. Al consumatore, confuso e disorientato, restano sempre pane e Nutella. Potrebbe andar peggio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

