Stefani lascia la Procura di Modena
Come pm ha risolto alcuni omicidi importanti. Sarà giudice in Appello a Venezia
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Il dottor Enrico Stefani ha concluso ieri l’attività di pubblico ministero alla Procura di Modena e da oggi prende servizio nel suo nuovo incarico: consigliere presso la Corte d’Appello penale e la Corte d’Assise d’Appello di Venezia. Un ritorno nella sua città: Stefani ha infatti lavorato per tanti anni a Venezia come giudice civile e quindi come giudice penale prima di arrivare a Modena nel novembre 2009 come sostituto procuratore.
Tanti i casi importanti da lui seguiti, quasi tutti chiusi brillantemente. A partire dall’Omicidio Caliti, preso in carico appena arrivato: un anziano trovato con la testa fracassata sul suo divano in casa a Carpi. Non era stato un ladro scoperto, come si pensava: la soluzione è arrivata con un’intuizione di Stefani che ha chiesto ai necrofori di fermare la salma destinata alla Medicina Legale e controllare internamente i pantaloni trovando così un libretto postale che poi è stato al centro della causa. Il movente che ha portato alla condanna della figlia della vittima è stato un prelievo di mille euro e una scrittura anomala sul libretto (fatto poi sottoporre ai calligrafi) scoperta dal pensionato.
Un omicidio risolto a tempo di record – meno di 48 ore - è stato il Caso Spedicato, il funzionario dell’Accademia Militare trovato morto nella sua abitazione in viale Barozzi. Attraverso le prime testimonianze e le immagini di una videocamera, il pm Stefani ha inchiodato e fatto condannare due giovani fratelli nigeriani che quella sera erano stati ospiti del maresciallo e, dopo l’aggressione, lo avevano derubato lasciandolo moribondo.
L’ultimo caso celebre trattato da Stefani è stata la recente aggressione al dottor Stefano Tondi: il cardiologo di Baggiovara vittima dell’agguato di uno sconosciuto che sotto la sua casa a Vignola gli ha spruzzato in faccia soda caustica arrivando quasi ad accecarlo. Stefani ha raccolto prove contro un tecnico della Medicina del Lavoro che era infatuato della nuova “fiamma” del medico. A inchiodarlo non solo le impronte sul bastone usato dall’aggressore ma anche un autovelox. Per questo caso si terrà a breve un processo.
Infine un altro caso importante da lui trattato è stato quello di usura scoperto dalla guardia di finanza: una napoletana e il suo “amico” gestivano un giro di prestiti a strozzo con alcuni piccoli imprenditori rovinati dalla crisi. Se la donna ora è sotto processo, l’uomo è stato condannato in abbreviato.
L’unico caso rimasto irrisolto per questo magistrato con la vena del detective – ha scritto anche tre “gialli” – è l’Omicidio Battocchio, l’agricoltore e cacciatore carpigiano ucciso a fucilate davanti a casa sua all’alba mentre andava a un raduno con 200 cacciatori per una battuta di caccia alla lepre. Un caso di omicidio estremamente difficile, quasi perfetto: approfittando della confusione al raduno nel bar, l’assassino, probabilmente lui stesso cacciatore, ha ucciso Batocchio con un fucile a espulsione automatica (i bossoli non recano impronte), poi ha cancellato ogni sua traccia nel cortile. Le indagini, per quanto accurate, sono arrivate a un punto morto per mancanza di indizi. Stefani dovrà decidere se chiedere l’archiviazione o lasciare il fascicolo a chi lo succederà.
Carlo Gregori
Tanti i casi importanti da lui seguiti, quasi tutti chiusi brillantemente. A partire dall’Omicidio Caliti, preso in carico appena arrivato: un anziano trovato con la testa fracassata sul suo divano in casa a Carpi. Non era stato un ladro scoperto, come si pensava: la soluzione è arrivata con un’intuizione di Stefani che ha chiesto ai necrofori di fermare la salma destinata alla Medicina Legale e controllare internamente i pantaloni trovando così un libretto postale che poi è stato al centro della causa. Il movente che ha portato alla condanna della figlia della vittima è stato un prelievo di mille euro e una scrittura anomala sul libretto (fatto poi sottoporre ai calligrafi) scoperta dal pensionato.
Un omicidio risolto a tempo di record – meno di 48 ore - è stato il Caso Spedicato, il funzionario dell’Accademia Militare trovato morto nella sua abitazione in viale Barozzi. Attraverso le prime testimonianze e le immagini di una videocamera, il pm Stefani ha inchiodato e fatto condannare due giovani fratelli nigeriani che quella sera erano stati ospiti del maresciallo e, dopo l’aggressione, lo avevano derubato lasciandolo moribondo.
L’ultimo caso celebre trattato da Stefani è stata la recente aggressione al dottor Stefano Tondi: il cardiologo di Baggiovara vittima dell’agguato di uno sconosciuto che sotto la sua casa a Vignola gli ha spruzzato in faccia soda caustica arrivando quasi ad accecarlo. Stefani ha raccolto prove contro un tecnico della Medicina del Lavoro che era infatuato della nuova “fiamma” del medico. A inchiodarlo non solo le impronte sul bastone usato dall’aggressore ma anche un autovelox. Per questo caso si terrà a breve un processo.
Infine un altro caso importante da lui trattato è stato quello di usura scoperto dalla guardia di finanza: una napoletana e il suo “amico” gestivano un giro di prestiti a strozzo con alcuni piccoli imprenditori rovinati dalla crisi. Se la donna ora è sotto processo, l’uomo è stato condannato in abbreviato.
L’unico caso rimasto irrisolto per questo magistrato con la vena del detective – ha scritto anche tre “gialli” – è l’Omicidio Battocchio, l’agricoltore e cacciatore carpigiano ucciso a fucilate davanti a casa sua all’alba mentre andava a un raduno con 200 cacciatori per una battuta di caccia alla lepre. Un caso di omicidio estremamente difficile, quasi perfetto: approfittando della confusione al raduno nel bar, l’assassino, probabilmente lui stesso cacciatore, ha ucciso Batocchio con un fucile a espulsione automatica (i bossoli non recano impronte), poi ha cancellato ogni sua traccia nel cortile. Le indagini, per quanto accurate, sono arrivate a un punto morto per mancanza di indizi. Stefani dovrà decidere se chiedere l’archiviazione o lasciare il fascicolo a chi lo succederà.
Carlo Gregori
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