Gazzetta di Modena

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A Nonantola il museo del giocattolo in oltre 5mila pezzi

di Patrizia Cantusci
A Nonantola il museo del giocattolo in oltre 5mila pezzi

È la collezione privata di Andrea Rizzo risalente agli anni ’50 e ’60. Richieste da ogni parte del mondo

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NONANTOLA. Cinquemilatrecento giocattoli degli anni Cinquanta e Sessanta, incluso un pezzo pregiato del 1920 consistente in una bambola di ceramica fatta e dipinta a mano, distribuiti in una mansarda di 100 metri quadrati situata sopra l’abitazione del collezionista, Andrea Rizzo, in via Larga.

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Rizzo, 29 anni, ha iniziato la sua collezione più di dieci anni fa «con l’aiuto di mio padre, che ha creduto nel mio progetto fondato sulla insipienza che osservavo nei giocattoli moderni, privi di stile, di grazia, di artigianalità. I giocattoli antichi, invece, sono avulsi da quella competenza tutta femminile che nel secolo scorso attribuiva solo ad operaie il compito di crearli. Era diversa la gomma, erano diversi i disegni, erano diversi i colori. A papà ne parlai così. Accettò di aiutarmi e gliene sono grato ancora oggi».

Infatti ad Andrea Rizzo non mancano le offerte. Acquirenti statunitensi e giapponesi principalmente, ma anche da Canada, Corea, Trieste, Roma, Genova. Perché il settore del collezionismo è fiorente e, nello specifico, perché il costo di quei giocattoli antichi, che varia dagli 80 ai 4000 euro, li rende ambiti.
Rizzo è anche lettore vorace di libri che raccontano nascita e storia dei giocatoli. Sfoglia con riguardo le foto delle operaie artigiane prese dalla creazione di un pezzo e legge con puntiglio opuscoli e riviste di settore per, infine, rapportarsi al testo considerato il vademecum, quel “Creature di Gomma” scritto dal veneziano Fabrizio Fontanella, col quale Rizzo si sente spesso “per iniziare, fino a perderci, conversazioni a tema”.

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Andrea ha una bambina di 4 anni, l’unica alla quale è concesso avvicinarsi ai giochi: «Gli occhi le brillano quando viene su in mansarda. La sua presenza, come quella dei miei cari, quassù, mi rallegra. Molto meno mi rallegra il momento della pulizia. Impiego due giorni. Non posso usare alcun prodotto, mi limito a spolverarli. I colori non debbono subire alcuna alterazione. Un giocattolo è autentico se non è stato riparato, altrimenti è falso. Alcuni collezionisti vengono a Nonantola solo per il piacere di vederli e di accarezzarli. Una macchia dovuta ad agente chimico o una riparazione li rovinerebbe per sempre».

Quanto alle marche, Rizzo espone pezzi della prestigiosa “Ledra Plastic”, azienda di Udine non più sul mercato. Poi le mitiche bambole della mantovana “Furga” e molto altro, incluso i personaggi delle pubblicità e del Carosello, come la “Susanna Tuttapanna” che, a seguito di raccolta punti, veniva spedita gonfiabile. «Questa mansarda è il rifugio del giocattolo d’epoca, quel giocattolo per il quale collezionisti più adulti di me provano rimpianto vero. Riscontrare nei giocattoli moderni la freddezza di uno stile del tutto assente è mio personale rammarico. Il senso di questa mia raccolta sta nella passione ma anche nella necessità di una memoria che dia nuova anima ai giochi dei nostri bambini».
 

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