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Ecco come hanno ridotto il Guercino rubato a Modena

di Stefano Luppi
Ecco come hanno ridotto il Guercino rubato a Modena

Danni con perdita di colore su circa il 30% della superficie. Sarà particolarmente impegnativo il lavoro di restauro per far tornare l'opera al suo splendore originale. Resi noti i retroscena dell’indagine: un’operazione da 007

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MODENA. Il Guercino ritrovato in Marocco è purtroppo sfregiato e danneggiato sul 30% della superficie con pesanti cadute di colori specialmente nella parte bassa della tela del 1628-1630. Ora il dipinto, raffigurante la “Madonna col Bambino e i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo”, è conservato presso la Prefettura di Casalblanca e da lì arriva la foto diffusa in queste ore dai media marocchini.

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A questo punto, dunque, l’opera rubata a San Vincenzo nell’agosto 2014, avrà bisogno di un lungo, approfondito e delicato restauro. Non solo. Insieme con queste brutte notizie arrivano anche i particolari del ritrovamento. Intanto ci sarebbe un altro ladro, oltre ai quattro arrestati in Marocco, su cui pende un mandato di cattura internazionale perché considerato complice in occasione del furto modenese.

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Era tanta la tensione accumulata che davanti al Guercino finalmente ritrovato i poliziotti di Casablanca, appena vista la tela rubata a Modena quasi tre anni fa, si sono subito scattati dei selfie con il telefonino. Finisce in questo modo molto umano, nello scorso febbraio, l’avventura legata al ritrovamento dell’opera strappata alla chiesa di San Vincenzo di corso Canalgrande.

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L’episodio lo raccontano gli stessi poliziotti che ricostruiscono l’avventura degna di un film grazie alla quale sono arrivati a trovare il dipinto rubato in Italia a molte migliaia di chilometri da Casablanca. Il riassunto è apparso sul giornale marocchino “Telquel” che lascia la parola agli inquirenti della polizia giudiziaria marocchina della stazione di Dar Hamra Hay Hassani.

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«Abbiamo identificato il ladro dell’opera - spiegano i poliziotti marocchini - e si tratta di un cittadino marocchino presente in Italia. Sappiamo tutto di lui, ha il profilo di un immigrato ordinario, ed è fuori dal Marocco dal 2015. Abbiamo chiesto al pubblico ministero di lanciare un mandato di arresto internazionale contro di lui».
La polizia descrive anche le persone arrestate alcune settimane fa: «Si tratta di lavoratori comuni che volevano arricchirsi rapidamente, non dotati di grande ingegno». Da prima di arrivare al risultato sono serviti mesi di appostamenti degni appunto di un film di 007. «Agli inizi - spiega il capo della polizia della stazione Hassani, Abdelhak Hrawi - non avevamo alcuna idea di essere sulle tracce di questo tesoro. Sapevamo di essere sulle tracce di un quadro di valore, ma niente di più e solo più tardi abbiamo capito l’entità del tesoro artistico».
Quando la questione è divenuta più seria la polizia ingaggia un esperto che, in coppia con un giovane poliziotto, si spaccia per gli emissari di un ricco collezionista di Casablanca che avrebbe comprato l’opera per circa un milione di euro in contanti (10 milioni di dirham locali). Parte la trattativa tra le parti, che dura cinque settimane: «Perché l’operazione fosso credibile - spiegano i poliziotti - abbiamo fornito al nostro agente anche una preziosa Mercedes e dato sempre appuntamenti ai ladri in alberghi di lusso. Loro sono stati molto prudenti e prima di mostrare il quadro ai nostri colleghi hanno cambiato più volte appuntamento».

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Il blitz finale con gli arresti è scattato il 15 febbraio quando i ladri danno appuntamento agli agenti sotto copertura in un appartamento in zona Derb Soltane, vicino Jamaa Sunnah a Casablanca. A parte i due poliziotti all’appuntamento nella zona piombano due squadre di polizia che entrano in azione quando i venditori presentano il quadro di Guercino: «Abbiamo subito riconosciuto - spiega la polizia - il dipinto arrotolato in un tappeto e siamo intervenuti con gli arresti di tre persone. Il quarto uomo è stato arrestato giorni dopo».
Ora la polizia spiega che occorrerà proseguire con le indagini per recuperare informazioni sull’arrivo dell’opera a Casablanca e sul ruolo della persona appunto ancora in fuga che si ritiene collegata al clamoroso furto. «Il volo è un mistero. Non siamo riusciti a capire come sia avvenuto senza alcuna alcuna traccia, devono esserci senz’altro dei complici».

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E arriva l’analisi - già effettuata da esperti del ministero della cultura del Marocco - delle terribili condizioni del quadro. «È deteriorato per il 30% della sua superficie - spiegano gli inquirenti africani - e attualmente siamo in contatto con le autorità italiane e l’ambasciata per il rimpatrio dell’opera».

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Servirà quindi un restauro lunghissimo e quindi - come spiegava alla Gazzetta il presidente degli Amici della Galleria Estense Edvige Rangoni Machiavelli - occorrerà raccogliere molti fondi. Ne va dell’orgoglio di Modena.

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