Lanterna cinese brucia 160 ettari di bosco in Appennino
Fanano. Webcam incastra una coppia di innamorati: causarono il maxi incendio di dicembre sul crinale dello Scaffaiolo
FANANO. Non è stato un piromane, ma un innamorato a causare il maxi incendio che tra il 9 e 10 dicembre ha distrutto 160 ettari di vegetazione sul crinale del lago Scaffaiolo, a confine tra la montagna emiliana (Fanano) e quella toscana. Le fiamme però hanno attecchito solo da questo lato, perciò le indagini sono state svolte dai carabinieri di San Marcello assieme ai colleghi forestali di Pistoia.
E l’esito ha riservato un gran colpo di scena: a essere denunciato per incendio boschivo colposo (da uno a cinque anni di carcere) è stato un 37enne residente nel bolognese che in quella fatidica notte è stato protagonista di una bella bravata. Il giovane infatti, secondo la ricostruzione presentata dal tenente colonnello Raffaella Pettinà (comandante dei forestali di Pistoia), avrebbe acceso una lanterna cinese insieme alla fidanzata nei pressi del rifugio Duca degli Abruzzi, vicino al lago, affidando al suo volo romantici pensieri. Il tutto con totale noncuranza del secco che imperversava nella zona.
Ma l’afflato sentimentale non è bastato a sostenere la lanterna, che nel giro di pochi minuti è venuta giù. E ha fatto il disastro, originando un incendio impressionante durato 16 ore che ha distrutto 4 ettari di bosco di faggio, 60 di mirtilli e 96 di praterie d’alta quota (cardi, ginestre, callune e ginepro) tra i monti Cimoncino, Cupolino e Cornaccio. Decisive nelle indagini le immagini della webcam installata vicino al rifugio (a 1.775 metri) per dare indicazioni meteo agli escursionisti. Fino alle 23.30 è tutto buio, poi poco dopo mezzanotte si vede all’improvviso una luce che si muove un po’ poi scompare. Tempo un quarto d’ora e sono le prime fiamme di un incendio che all’1.30 è già inarrestabile.
A confermare i sospetti sono poi state le testimonianze della comitiva di turisti alloggiata in quella notte al rifugio, anche se è stato difficile circoscrivere il responsabile perché probabilmente ha agito quando tutti erano a letto. Non c’erano neanche i gestori quella notte, fu un collaboratore andando in bagno ad accorgersi di tutto dalla finestra, lanciando l’allarme ma intervenendo anche con altre due persone per arginare le fiamme con delle coperte, cosa che ha impedito la propagazione del fuoco sul fronte fananese, risparmiando le mirtillaie. «Abbiamo sempre pensato che l’incendio fosse stato doloso – sottolinea Antonio Tabanelli, co-gestore del rifugio – come sembrava dai primi riscontri. Venire a sapere che dietro c’è stata una dinamica del genere ci lascia allibiti. Non si può commettere un’ingenuità così in una zona protetta di grande pregio naturalistico. Non è tanto una questione di leggi, che pure vietano nel modo più assoluto l’uso di lanterne cinesi in questi posti così come l’accensione di qualsiasi fuoco. È una questione di buonsenso, che manca: non deve essere un cartello a dirmi che non posso accendere, ma la mia coscienza».
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