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Truffa online, il bottino era in voucher 

Truffa online, il bottino era in voucher 

Anche un paralitico giardiniere e un autista cieco nella banda che ha incassato 280mila euro rubati con false prestazioni

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Partendo dal furto di identità col “phishing” ai danni di un carpigiano e poi al furto di denaro dalla sua home banking, i carabinieri di Carpi hanno ricostruito un’incredibile rete di furti telematici, truffe e utilizzi di voucher che ha prodotto un’inchiesta nazionale con 55 indagati. L’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica e alla ricettazione riguarda innanzitutto le due menti della banda: un laziale di 31 anni e una campana di 42 anni, poi 53 complici, prevalentemente delle stesse regioni, che fingevano di volgere lavori per incassare i voucher. C’erano un paralitico sulla sedia a rotelle che si spacciava per giardiniere e un cieco che si spacciava per autista nella banda dei falsi “prestatori d’opera” che incassavano i voucher frutto delle truffe su internet. E ci sono voluti due anni di indagini caparbie per il maresciallo Angelo Chiriatti e ai suoi uomini per venire a capo di qualcosa che pareva non avere più un limite.
Tutto era partito dal solito caso di “phishing”: un carpigiano che risponde a una mail fasulla e ingenuamente fornisce tutti i suoi dati: pochi giorni dopo scopre che dal suo conto della home banking gli hanno spremuto in due rate 970 euro. Superata la vergogna, sporge denuncia a Carpi, dove i carabinieri hanno una dotazione di tutto rispetto per indagini informatiche, e si scopre che le due “Ip” portano a un uomo del Lazio e a una sua conoscente campana (i carabinieri non hanno fornito dati). I due hanno incassato i soldi con un trucco: girando il denaro prelevato indebitamente su conti correnti dai quali hanno ordinato dei vaucher da 10 euro l’uno, poi hanno distribuito i voucher alla loro “corte dei miracoli”. I finti lavoratori a prestazione hanno incassato i voucher in ricevitoria o in banca lasciando le quote prefissate (Inps, Inail e commissione) facendo così sembrare tutto perfettamente in regola. Poi due terzi dei soldi andavano ai due e un terzo e loro. I carabinieri di Carpi hanno avvertito l’Inps. La sede centrale di Roma ha fornito tutta la documentazione tra prestatori e voucher ed è emersa una rete che pareva illimitata di prestazioni mai fatte, persone che non erano prestatori d’opera e voucher incassati con la precauzione di non superare il tetto dei 7mila euro a persona all’anno.
Il giro della truffa - sempre identica nel suo meccanismo di phishing e furto dalla home banking - coinvolge 250 vittime in tutta Italia, 25 delle quali a Modena e provincia (carpigiano iniziale compreso). In tutto 280mila euro incassati in questo modo con ben 28mila voucher gestiti dalla gang. Tutto regolare, in apparenza. Le tipologie dei lavori erano le più disparate. Ma a volte gli stessi risultavano aver fatto due o tre lavori diversi contemporaneamente, permettendo così ai carabinieri di Carpi di inquadrare meglio la frode che ora è oggetto di una indagine della Procura Distettuale di Bologna (dato che si tratta di reati informatici).
Purtroppo, l’unica certezza è che il denaro preso alle vittime non sarà più restituito: è stato polverizzato in mille parti proprio attraverso il trucco dei voucher e la successiva suddivisione tra i capi e le loro “spalle” finti operai e artigiani.
Il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Giovanni Balboni ha sottolineato l’importanza dell’Inps per venire a capo di indagini a volte così cavillose tra voucher e prestazioni. Ha anche sottolineato la meticolosità del lavoro compiuto dalla stazione di Carpi partendo da un elemento apparentemente piccolo e frequente (e spesso purtroppo irrisolto) come un caso di phishing, invitando le vittime a superare i pudori e a denunciare chi preleva denaro dai conti on-line.
Carlo Gregori

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