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Modena. Ecco la rivoluzione delle parrocchie

di Davide Berti
Modena. Ecco la rivoluzione delle parrocchie

Via alle unificazioni, entro l’estate i primi accorpamenti: si comincia da Cognento. Il Duomo va con Sant’Agostino

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MODENA. Quando don Erio Castellucci è diventato arcivescovo di Modena-Nonantola, sulla sua scrivania si è materializzato un faldone notevole di lavori da fare in Diocesi.
Tra le priorità, espresse anche dagli stessi parroci e dai più stretti collaboratori, il problema dell’esiguo numero di sacerdoti, situazione comune a numerose realtà italiane. Per fronteggiarla il piano è quello della razionalizzazione delle parrocchie: non una chiusura di presìdi, ma una riduzione dei parroci dando ad un singolo sacerdote la responsabilità di più comunità che farebbero così capo ad un’unica parrocchia.
Argomento delicato, non solo per gli equilibri tra i parroci e per questioni campanilistiche. Il vescovo ha ormai chiaro il suo piano e procederà per gradi per evitare di compiere una rivoluzione frettolosa. Il discorso più complesso riguarda, ovviamente, la città.
Il piano del vescovo è già in discussione tra i suoi collaboratori e sta per essere condiviso anche con le singole parrocchie interessate. I primi accorpamenti dovrebbero avvenire entro l’estate per dare modo alle parrocchie di organizzare la partenza del nuovo anno pastorale a settembre.
Il primo capitolo riguarda la parrocchia di Cognento. In caso di annessione ad un’altra parrocchia, verrebbe naturale pensare a Gesù Redentore per questioni di territorialità e di scambi già esistenti (vedi ad esempio gli scout). Ma Gesù Redentore - che nasce dall’unione di Maria Immacolata e di San Giuseppe Artigiano - è già una parrocchia piuttosto complessa da gestire per grandezza e attitudini, vedi la gestione della casa della carità. Così Cognento potrebbe guardare a Baggiovara, qualcuno ipotizza anche San Paolo al Villaggio Zeta. Le prime avvisaglie sono arrivate dall’incontro che il vescovo ha tenuto proprio presso la parrocchia di Cognento per presentare il piano di rinnovamento. Il parroco don Carlo Bertacchini ha scritto sul sito della sua parrocchia: «Il vescovo ha illustrato il progetto di rinnovamento che sta coinvolgendo la nostra diocesi e che dovrebbe iniziare ad attuarsi a partire dal prossimo mese di giugno. Il vescovo ha precisato che questi interventi saranno fatti con l’unico scopo di ravvivare le nostre parrocchie e non semplicemente di ridisegnare dei confini o di provvedere ad affrontare un’emergenza, quella del calo numerico dei sacerdoti. Anche se questo è il motivo di fondo - conclude don Bertacchini - non significa che non possa diventare un’occasione di crescita per la nostra Chiesa».
Un altro esempio di collaborazione allargata, che già si verifica in città e che sarà ulteriormente potenziata, è quella tra San Faustino e San Giovanni Bosco. Più delicato, invece, il discorso che riguarderà il centro storico. Qui una prima decisione importante potrebbe portare al superamento della parrocchia del Duomo. La cattedrale rimarrebbe come punto di riferimento per la vita della Diocesi, ma le parrocchie del centro dovrebbero andare a ridursi sensibilmente. La responsabilità sul territorio che oggi appartiene al Duomo andrebbe alla parrocchia di Sant’Agostino. La mappa del centro si completerebbe con altre due operazioni di unificazione: la parrocchia del Tempio andrebbe con San Biagio mentre, dalla parte opposto dei viali, San Francesco andrebbe ad unirsi con San Pietro.
Il quadro è comunque molto fluido e ancora in via di definizione. Il vescovo, però, su questo aspetto non vuole rallentare e chi conosce Castellucci sa quanto riesca ad essere efficace nelle “cose da fare”. Solo Roma potrebbe mettersi in mezzo. Non nelle scelte sulle parrocchie - ci mancherebbe - ma scegliendo monsignor Castellucci come presidente della Cei, Conferenza Episcopale Italiana, l’assemblea dei vescovi italiani. Un ruolo di grande levatura che porterebbe Castellucci molto spesso a Roma e in giro per l’Italia. Modena sarebbe orgogliosa, ma rischierebbe di perdere almeno in parte la presenza sul territorio di un uomo che ha da subito lasciato il segno. Un segno incisivo e positivo.

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