Gazzetta di Modena

Modena

Comune e diocesi: «In prima linea» 

L’assessore Urbelli: «Già impiegati 200 ragazzi, non possiamo accoglierne altri»

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«Quasi 200 ragazzi già impiegati, abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo». Giuliana Urbelli, assessore all’Integrazione, ha ricordato come Modena abbia già svolto un ruolo importante per il protocollo siglato ieri. La sperimentazione è stata avviata nell’aprile di due anni fa e il nostro Comune ha fatto un po’ da apripista. «Abbiamo impiegato quasi duecento ragazzi tra i progetti Mare Nostrum e Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) - ha garantito Urbelli - con periodi medi di quasi 4 mesi. Sono stati impegnati nelle parrocchie, in attività di pulizia del territorio con i comitati del verde, in diverse polisportive». Al tavolo presenti associazioni di terzo settore, di volontariato e altri rappresentanti della politica locale. Se il quadro complessivo in provincia è equilibrato, a Modena non va proprio così. «Il Comune è sopra i numeri dell’accoglienza sulla base della ripartizione del ministero dell’Interno - ha precisato Urbelli - e ha fatto da tempo, sia per i richiedenti asilo sia soprattutto per i minori stranieri non accompagnati, il proprio dovere fino in fondo. La Prefettura ha svolto un lavoro particolarmente importante in questi mesi per unire tutta la provincia, indipendentemente dal colore politico, nell’accoglienza e nell’aderire alle varie progettualità». Progettualità seguite anche dall’arcidiocesi. «Siamo in prima linea - ha ricordato il vescovo, don Erio Castellucci - attraverso le parrocchie, le associazioni, la Caritas che coordina l’intera attività. Le parrocchie sono già coinvolte nel volontariato sociale, nello sport, nelle opere di conservazione. Pensiamo all’oratorio e alle strutture sportive, alle esperienze di cucina, di riparazione di biciclette, di attività già svolte da tempo sul territorio». Nuove esperienze alle porte, tenendo l’uomo al centro. «La Cei ha aperto un canale con alcuni Paesi dell’Africa - ha concluso don Erio - e stiamo predisponendo alcune disponibilità per accogliere alcune famiglie nelle strutture parrocchiali o in canonica. Non si tratta solo di alloggi ma di farsi carico di accompagnare i richiedenti asilo. Loro hanno un volto, hanno storie. Le famiglie continueranno a essere accolte: si tratta di seguirle, non solo di aprire porte». (g.f.)

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