aperta un’inchiesta
La famiglia: «Strada troppo buia e non c’era nessuna auto pirata»
La compostezza della famiglia Sabre si piega solo quando si parla dell’uomo che ha investito il piccolo Haitam: «Siamo arrabbiati solo per una cosa: subito ci ha mentito. Ci ha detto che un’altra...
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La compostezza della famiglia Sabre si piega solo quando si parla dell’uomo che ha investito il piccolo Haitam: «Siamo arrabbiati solo per una cosa: subito ci ha mentito. Ci ha detto che un’altra auto, poi fuggita, aveva investito Haitam e lo aveva sbalzato contro il suo furgone».
In realtà, poi, si accerterà che non c’era nessuna auto pirata, ma ad investire Haitam in via Vittime Undici Settembre, all’altezza del civico 25, sia stato il 50enne alla guida del furgone.
Era già buio quella sera alle 19 e la famiglia di Haitam sottolinea come la strada, già di per sé molto trafficata anche da mezzi pesanti, sia pericolosissima: «Qui le auto corrono e l’illuminazione è inesistente - raccontano -. Non ci sono nemmeno le strisce pedonali e neanche il marciapiede. E il furgone che ha investito Haitam sicuramente andava troppo forte».
Tutto ciò nonostante sulla strada via siano dei bidoni della spazzatura e una fermata dell’autobus e quindi è logico che in quel punto la presenza dei pedoni sia assidua e frequente, anche nelle ore di buio. E quindi sarebbe altrettanto naturale trovare un marciapiede, dei lampioni e le strisce pedonali.
La dinamica dell’incidente è al vaglio dei carabinieri, che fin dai minuti immediatamente successivi all’investimento hanno iniziato a raccogliere le testimonianze oculari. L’inchiesta per omicidio stradale dovrà chiarire se e quali siano le responsabilità del 50enne alla guida del furgone.
Aspetti forse secondari per la famiglia Sabre. Ieri il padre di Haitam, Mohammed, ha trascorso l’intera giornata alle prese con la burocrazia. È in Italia da 24 anni, lavora alla Lep (ditta che si occupa di rivestimenti) proprio sotto casa e di fronte a dove c’è stato l’incidente. Haitam, invece, era nato a Casablanca ed era venuto in Italia sei anni fa, assieme alla madre.
Ed è proprio in Marocco che Haitam sarà portato appena possibile. A Sassuolo si svolgerà un momento di preghiera per familiari ed amici, mentre il piccolo riposerà nella sua terra natìa. (gib)
In realtà, poi, si accerterà che non c’era nessuna auto pirata, ma ad investire Haitam in via Vittime Undici Settembre, all’altezza del civico 25, sia stato il 50enne alla guida del furgone.
Era già buio quella sera alle 19 e la famiglia di Haitam sottolinea come la strada, già di per sé molto trafficata anche da mezzi pesanti, sia pericolosissima: «Qui le auto corrono e l’illuminazione è inesistente - raccontano -. Non ci sono nemmeno le strisce pedonali e neanche il marciapiede. E il furgone che ha investito Haitam sicuramente andava troppo forte».
Tutto ciò nonostante sulla strada via siano dei bidoni della spazzatura e una fermata dell’autobus e quindi è logico che in quel punto la presenza dei pedoni sia assidua e frequente, anche nelle ore di buio. E quindi sarebbe altrettanto naturale trovare un marciapiede, dei lampioni e le strisce pedonali.
La dinamica dell’incidente è al vaglio dei carabinieri, che fin dai minuti immediatamente successivi all’investimento hanno iniziato a raccogliere le testimonianze oculari. L’inchiesta per omicidio stradale dovrà chiarire se e quali siano le responsabilità del 50enne alla guida del furgone.
Aspetti forse secondari per la famiglia Sabre. Ieri il padre di Haitam, Mohammed, ha trascorso l’intera giornata alle prese con la burocrazia. È in Italia da 24 anni, lavora alla Lep (ditta che si occupa di rivestimenti) proprio sotto casa e di fronte a dove c’è stato l’incidente. Haitam, invece, era nato a Casablanca ed era venuto in Italia sei anni fa, assieme alla madre.
Ed è proprio in Marocco che Haitam sarà portato appena possibile. A Sassuolo si svolgerà un momento di preghiera per familiari ed amici, mentre il piccolo riposerà nella sua terra natìa. (gib)
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