Sassuolo, è morto il bimbo travolto davanti a casa
Haitam Sabre, 12 anni, investito da un furgone. La madre: «Un figlio perfetto: bravo a scuola, amava il calcio e l’hip hop»
SASSUOLO. Il piccolo Farouk ha tre anni e guarda la televisione. Non sa perché tutte quelle persone siano venute a casa sua a salutare e ad abbracciare Amal, la sua mamma. E non sa nemmeno perché, da qualche giorno, non può giocare con suo fratello. Chiede e nessuno risponde. Le risposte le avrà tra qualche anno, quando i suoi genitori gli racconteranno di suo fratello Haitam, morto mercoledì a 12 anni al Policlinico di Modena. Ha lottato per due settimane esatte, tanto era passato dalla sera dell’8 marzo, quando attorno alle 19 era stato investito in via Vittime Undici Settembre, a pochi metri da casa sua.
Il dolore, di per sé inimmaginabile per una tragedia del genere, è acuito dalle circostanze assurde in cui si è consumata. Amal, la madre di Haitam, si tiene le lacrime dentro mentre racconta i fatti di quella sera. Racconta di come Haitam, raggiunta l’età in cui i maschietti si sentono già grandi, avesse ottenuto per la prima volta il permesso di andare con un amico a giocare a calcio nel parchetto vicino casa. La madre e il padre, Mohammed Sabre, gli avevano sempre detto di no, perché quella strada sotto casa è buia e trafficata, fino a quel giorno maledetto.
«Ero alla finestra con mio marito - racconta - l’ho visto in lontananza che tornava a piedi». Amal, però, ci tiene a non sembrare apprensiva agli occhi di Haitam e quindi chiude la finestra per non farsi vedere. Dopo pochi secondi quel botto terribile.
Haitam viene investito da un furgone proprio mentre attraversa la strada davanti a casa, il suo corpo viene scaraventato a metri di distanza e finisce tra due bidoni della spazzatura. Una delle scarpe vola via. Il resto, purtroppo, è noto: la corsa all’ospedale e la morte dopo due settimane di coma.
Ora Amal sfoglia gli album di famiglia, mentre parenti e amici sono seduti gli uni accanto agli altri e parlano sotto voce, quasi a non voler disturbare.
«Era bellissimo - prosegue la mamma mostrando una vecchia foto del figlio - Non mi aveva mai dato una preoccupazione: era un bambino sereno e riservato. Giocava sempre con il piccolo Farouk ed era legatissimo a sua sorella minore Israe».
Israe ha otto anni e sta in piedi accanto alla mamma. Con Haitam condivideva la passione per la musica: Justin Bieber, Ariana Grande e il rapper Ghali i loro artisti preferiti. Tanto che Haitam amava stare anche da solo, ascoltando musica con le cuffiette e aveva iniziato a vestirsi seguendo la moda hip hop ed anche a ballare. Ma oltre alla musica Haitam aveva un’altra passione, tutta sua e prettamente maschile: da grande voleva fare il calciatore.
«In Germania - specifica Nouhaila la sorella maggiore - perché tifava il Bayern Monaco e sognava un giorno di andare a giocare in Baviera». Sogni immensi, tipici di quell’età in cui non esistono i problemi, nemmeno quelli di matematica, materia in cui Haitan eccelleva. Frequentava la 2ª C delle medie Cavedoni a Sassuolo: «E i professori - dice Amal con orgoglio - erano contenti di lui. Era il figlio perfetto».
Lasciamo Amal e la sua famiglia al loro composto dolore, mentre il piccolo Farouk sorridente continua a guardare la televisione.
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