Migranti e calciatori contro il razzismo
di Fabrizio Tosi
Partita di solidarietà tra i richiedenti asilo e la Juniores del Colombaro. «Dopo le sofferenze sogniamo un lavoro e serenità»
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FORMIGINE. “Favoriamo l’integrazione... Diamo un calcio al razzismo”. Con questo slogan si è aperta ieri sera, la seconda partita del torneo “Diamo un calcio al razzismo”: un incontro di calcio che vedeva protagoniste, sul terreno dello Stefani di Colombaro, la categoria juniores della squadra locale e i richiedenti asilo, impegnati nei piani di volontariato del Comune.
Un incontro all’insegno dell’integrazione attraverso lo sport italiano d’eccellenza: il calcio, che da sempre crea legami d’amicizia tra individui di diversi Paesi. Dalla serie A alla Terza categoria, fino ai campionati amatoriali, le squadre sono sempre più multietniche e, così come la scuola, lo sport è visto come il principale - e naturale - mezzo per unire, invece che dividere.
E così a Colombaro, in un affollatissimo stadio, gli Juniores del club locale, insieme alla loro dirigenza e all’assessore allo Sport Simona Sarracino, hanno dato il benvenuto a ragazzi provenienti da diverse realtà extraeuropee come Gambia, Sierra Leone e altri Stati del continente africano, arrivati in Italia in cerca di lavoro e di stabilità, una condizione che nel loro paese difficilmente si può raggiungere.
«Sono in Italia da due anni e ho imparato benissimo l’italiano - dice Mustafà, attaccante della squadra ospite - Sono un appassionato di calcio e sono contento che sia stato realizzato un incontro di questo genere. Da quando sono arrivato ho frequentato un corso di saldatura a Reggio Emilia per apprendere le basi di un mestiere che un giorno mi piacerebbe svolgere».
Stessi pensieri per l’allenatore Abdulà, arrivato a Formigine da due mesi: «Sono qui da gennaio e ho due obiettivi da raggiungere: l’integrazione e il lavoro. Mi piacerebbe, data la mia passione per il calcio, studiare da allenatore e intraprendere un’avventura in Figc, iniziando dai piani bassi. I miei “ragazzi”, con cui comunico in lingua inglese, dato che non ho ancora imparato perfettamente l’italiano mi stanno motivando sempre di più ad inseguire il mio sogno. Dicono che sono molto paziente (ride, ndr) e che ho tanta passione per il calcio».
Contenti dell’iniziativa anche i giocatori colombaresi tra cui il centrale difensivo Simone: «Questa partita è stata, sia per me che per la squadra, una bellissima esperienza. Spero che si possa ripetere al più presto un incontro analogo. Abbiamo il dovere di affrontare il fenomeno dell’immigrazione, dobbiamo parlare di integrazione ed abolire il razzismo, fenomeno che ancora si fa sentire in diverse parti del mondo».
Entusiasti anche gli arbitri tra cui spicca un giovane guardalinee che si affianca all’esperto Massimo Quattrone, direttore di gara del Csi di Modena: «Sono entusiasta di arbitrare questa partita - dice Quattrone - In campo sono scese due squadre composte da persone di diverse etnie che hanno in comune due obiettivi: il divertimento e l’integrazione da raggiungere tramite un pallone, un oggetto magico che può dare inizio ad una serie di emozioni e passioni che faranno sentire tutti i partecipanti protagonisti. D’altronde lo sport è questo».
Un incontro all’insegno dell’integrazione attraverso lo sport italiano d’eccellenza: il calcio, che da sempre crea legami d’amicizia tra individui di diversi Paesi. Dalla serie A alla Terza categoria, fino ai campionati amatoriali, le squadre sono sempre più multietniche e, così come la scuola, lo sport è visto come il principale - e naturale - mezzo per unire, invece che dividere.
E così a Colombaro, in un affollatissimo stadio, gli Juniores del club locale, insieme alla loro dirigenza e all’assessore allo Sport Simona Sarracino, hanno dato il benvenuto a ragazzi provenienti da diverse realtà extraeuropee come Gambia, Sierra Leone e altri Stati del continente africano, arrivati in Italia in cerca di lavoro e di stabilità, una condizione che nel loro paese difficilmente si può raggiungere.
«Sono in Italia da due anni e ho imparato benissimo l’italiano - dice Mustafà, attaccante della squadra ospite - Sono un appassionato di calcio e sono contento che sia stato realizzato un incontro di questo genere. Da quando sono arrivato ho frequentato un corso di saldatura a Reggio Emilia per apprendere le basi di un mestiere che un giorno mi piacerebbe svolgere».
Stessi pensieri per l’allenatore Abdulà, arrivato a Formigine da due mesi: «Sono qui da gennaio e ho due obiettivi da raggiungere: l’integrazione e il lavoro. Mi piacerebbe, data la mia passione per il calcio, studiare da allenatore e intraprendere un’avventura in Figc, iniziando dai piani bassi. I miei “ragazzi”, con cui comunico in lingua inglese, dato che non ho ancora imparato perfettamente l’italiano mi stanno motivando sempre di più ad inseguire il mio sogno. Dicono che sono molto paziente (ride, ndr) e che ho tanta passione per il calcio».
Contenti dell’iniziativa anche i giocatori colombaresi tra cui il centrale difensivo Simone: «Questa partita è stata, sia per me che per la squadra, una bellissima esperienza. Spero che si possa ripetere al più presto un incontro analogo. Abbiamo il dovere di affrontare il fenomeno dell’immigrazione, dobbiamo parlare di integrazione ed abolire il razzismo, fenomeno che ancora si fa sentire in diverse parti del mondo».
Entusiasti anche gli arbitri tra cui spicca un giovane guardalinee che si affianca all’esperto Massimo Quattrone, direttore di gara del Csi di Modena: «Sono entusiasta di arbitrare questa partita - dice Quattrone - In campo sono scese due squadre composte da persone di diverse etnie che hanno in comune due obiettivi: il divertimento e l’integrazione da raggiungere tramite un pallone, un oggetto magico che può dare inizio ad una serie di emozioni e passioni che faranno sentire tutti i partecipanti protagonisti. D’altronde lo sport è questo».
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