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Modena, paziente sparito a Baggiovara: caso chiuso

Modena, paziente sparito a Baggiovara: caso chiuso

Archiviata l’indagine su Primo Zanoli scomparso nel 2011 e ritrovato morto. Resta la causa civile

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MODENA. Caso chiuso. Come scrive il giudice Paola Losavio dopo tre mesi di riserva, «non si può fare di più». Nessuno è responsabile della morte di Primo Zanoli, degente scomparso all’ospedale di Baggiovara tra il 30 e il 31 dicembre 2011, e il ritrovamento del suo cadavere avvenuto due anni e mezzo dopo in un cavedio ospedaliero in una zona interdetta.
Il giudice ha infatti accolto la seconda richiesta di archiviazione avanzata dal pm Luca Guerzoni che nell’arco di due anni e mezzo ha indagato una sola persona: un geometra dell’Ausl formalmente responsabile della zona chiusa al pubblico senza ravvisare nulla di penalmente rilevante nella sua condotta. E ha respinto l’ultimo disperato tentativo dei familiari di tenere aperta l’indagine.
Ora ai Zanoli resta solo la causa civile in corso che all’ultima udienza ha mostrato spunti importanti, finora mai emersi dall’inchiesta penale, per chiarire le responsabilità.


Grande dolore da parte della famiglia Zanoli - come spiega l’avvocato Lorenzo Muracchini, che non ha mai gettato la spugna nel sostenere la famiglia come parte offesa - e di tutti i loro conoscenti e amici che in questi anni l’hanno sostenuta nella ricerca della verità su un fatto incredibile che non doveva accadere e che pure è accaduto comportando anche la sua morte e la sua sparizione.


Il caso penale è archiviato, insomma; finirà in uno scantinato. Non così il ricordo di quest’uomo. Un paziente 64enne ricoverato a Baggiovara per un intervento che durante la notte si è alzato, dolorante e offuscato dai farmaci che aveva preso, e ha vagato nell’ospedale in camice senza che nessuno lo fermasse. Un paziente che ha brancolato fino alla zona chiusa sopra le camere ardenti ed è precipitato in un buco di un cavedio restando lì dentro per due anni e mezzo, prima che l’agenzia d’investigazioni Sheridan - incaricata dall’ex direttore dell’Ausl Martini su insistenza dei familiari - trovasse con un sopralluogo e attrezzature adeguate la salma mummificata quando le ricerche dei primi giorni non avevano portato a nulla.


L’autopsia ha chiarito che Zanoli si era fratturato le ossa cadendo e quasi certamente è morto di stenti e di inedia dopo un’agonia. Era dato per scomparso ed era dentro lo stesso ospedale dove era ricoverato. Ora resta la causa civile: i familiari andranno avanti senza indugi.
Carlo Gregori

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