Sabato in piazza Sentinelle in piedi contro il “fine vita”
«La libertà è troppo preziosa per stare a guardare mentre il potere la schiaccia, per questo ancora una volta, le Sentinelle si alzano in piedi».Con questo slogan il gruppo di persone appartenenti...
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«La libertà è troppo preziosa per stare a guardare mentre il potere la schiaccia, per questo ancora una volta, le Sentinelle si alzano in piedi».
Con questo slogan il gruppo di persone appartenenti alle “Sentinelle in piedi” annunciano che anche a Modena, in contemporanea ad altre numerose città italiane, domani pomeriggio si svolgerà la manifestazione a sostegno della battaglia contro le leggi sull’omofobia e la legge sul fine vita. L ’appuntamento è per domani dalle 18,30 in piazza Roma nei pressi di Fonte d’Abisso. Qui le “sentinelle” si posizioneranno con un libro in mano e in silenzio manifesteranno il loro dissenso.
Quella sul fine vita viene giudicata «una normativa che rende “disponibile” il diritto alla vita, perché di fatto introduce l'idea che sia la cosiddetta “qualità” della vita a determinare se essa sia degna di essere vissuta oppure no. Prevede che anche la nutrizione e l’idratazione, cioè dare cibo e acqua a un malato, possano essere equiparati a trattamenti medici e quindi possano essere arbitrariamente sospesi. Priva il medico del diritto all’obiezione di coscienza e orienta la medicina non alla cura del paziente, ma al dovere assoluto di rispettare una volontà di suicidio».
Con questo slogan il gruppo di persone appartenenti alle “Sentinelle in piedi” annunciano che anche a Modena, in contemporanea ad altre numerose città italiane, domani pomeriggio si svolgerà la manifestazione a sostegno della battaglia contro le leggi sull’omofobia e la legge sul fine vita. L ’appuntamento è per domani dalle 18,30 in piazza Roma nei pressi di Fonte d’Abisso. Qui le “sentinelle” si posizioneranno con un libro in mano e in silenzio manifesteranno il loro dissenso.
Quella sul fine vita viene giudicata «una normativa che rende “disponibile” il diritto alla vita, perché di fatto introduce l'idea che sia la cosiddetta “qualità” della vita a determinare se essa sia degna di essere vissuta oppure no. Prevede che anche la nutrizione e l’idratazione, cioè dare cibo e acqua a un malato, possano essere equiparati a trattamenti medici e quindi possano essere arbitrariamente sospesi. Priva il medico del diritto all’obiezione di coscienza e orienta la medicina non alla cura del paziente, ma al dovere assoluto di rispettare una volontà di suicidio».
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