Prignano, si abbassa la serranda dell’osteria Gazzetti: addio dopo 374 anni
Chiuso lo storico ritrovo di Moncerrato I titolari: «Troppi problemi in famiglia, siamo dispiaciuti»
PRIGNANO. Dopo quasi 400 anni di storia, l’Appennino ha perso uno dei suoi luoghi simbolo, silente testimone di tanti cambiamenti epocali. Nei giorni scorsi a Moncerrato ha chiuso definitivamente il bar, tabaccheria e soprattutto Trattoria e Antica Osteria della famiglia Gazzetti. Luogo di ritrovo per eccellenza del paese, nonché l’unico, ai lati della provinciale 21 che collega Serra a Prignano.
Con l’inizio del 2017 si è scritta l’ultima pagina di un corposissimo album di ricordi inaugurato nel 1643, ai tempi in cui il generale Raimondo Montecuccoli era impegnato nella Guerra dei Trent’Anni, per intenderci. Sono passate epoche su epoche, ma lì c’è sempre stato qualcuno a tenere aperto, grazie alla favorevolissima collocazione ai lati di una strada a grande percorrenza che ne aveva fatto una nota stazione di posta per il cambio di cavalli.
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Una cartolina di inizio Novecento gelosamente custodita mostra orgogliosa il caseggiato affollato di viandanti in bici o carrozza. E poco altro attorno. Adesso il crocevia ha ceduto il passo, e l’unica attività a resistere stoicamente nel borgo è il forno Monti, che va avanti grazie alla fornitura in diversi paesi attorno. Resta il pane, ma non c’è più il posto per un buon bicchier di vino e tutto il resto.
La decisione è stata improvvisa: il 31 dicembre la pagina Facebook della Trattoria Antica Osteria Moncerrato nel fare gli auguri di buon anno diceva che avrebbe riaperto per l’Epifania. Ma è stato l’ultimo post: l’intenzione si è scontrata coi problemi di salute del titolare, l’86enne Raimondo Gazzetti, che aveva continuato finora grazie al supporto del nipote Paolo. Già in difficoltà però, perché da più di un anno assieme al fratello Mario doveva assistere anche il padre 91enne Augusto e la madre 88enne Ornella Casolari, già impegnati a loro volta nella gestione in passato. Ed è stato troppo.
«In famiglia abbiamo avuto il crollo, pressoché contemporaneo, dei tre anziani colonna - spiega - e così, col groppo in gola, abbiamo deciso di rinunciare a tutto: all’osteria a gennaio, al bar tabaccheria a febbraio. Io da 25 anni ormai affiancavo nella conduzione, ma senza mio zio l’impegno sarebbe diventato troppo grosso. Sarebbe servito qualcuno a cui appoggiarsi, ma non ce la facevamo a sostenere il costo di un dipendente, più le tasse. Allora abbiamo abbassato la serranda».
«Dispiace tanto per gli anziani del posto, che così non hanno più un luogo di ritrovo - sottolinea Mario - ma non si poteva fare altrimenti».
Il salone dell’osteria è già stato riadattato per ospitare il padre allettato, fuori sono state tolte tutte le insegne a parte quelle in alto del caffè e della tabaccheria. E pensare che quest’ultima era stata aperta, quale ampliamento della bottega di alimentari, con patente regia degli anni ’20, tra le pochissime concesse in Appennino. E il fabbricato per un certo periodo ospitò anche la cancelleria del Comune di Prignano: si per fare i rogiti davanti al notaio. Solo vecchia gloria, ormai.
«Ero l’ultimo erede - annota amaro Paolo - e rimarrò quello che ha concluso la storia».
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