Casalesi a L’Aquila, legale indagato
Il modenese Bitonti accusato con altri 9 per gravi reati nella ricostruzione
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C’è anche un avvocato civilista di Modena già finito nei guai con la giustizia tra gli imprenditori e i professionisti ritenuti vicini al clan camorristico dei Casalesi, che si sarebbero infiltrati in due imprese aquilane impegnate nella ricostruzione post-terremoto 2009. Arrivando a distrarre, anche con imposizioni e violenze, attraverso operazioni fiscali fittizie, oltre 1 milione di euro, fino a causare il fallimento delle stesse. Sono dieci le persone finite sotto inchiesta da parte della procura della Repubblica dell'Aquila con le accuse a vario titolo di bancarotta fraudolenta, frode fiscale ed estorsione. A otto di loro viene contestata l'aggravante di aver commesso il fatto con le modalità operative utilizzate da “soggetti organicamente inseriti, ovvero fiancheggiatori dell'associazione camorristica denominata clan dei Casalesi”.
Tra gli indagati anche Alessandro Bitonti, nato a Modena nel 1973, avvocato già iscritto al Foro di Modena.
Bitonti era già finito nei guai, e condannato a più di sei anni per l’estorsione al centro estetico di via Respighi cui avevano collaborato dei Casalesi infiltrati a Modena, come rivelato dal collaboratore di giustizia Alfonso Perrone.
L’obiettivo a L’Aquila era quello, come si legge nei documenti, «di introdursi nel circuito economico della ricostruzione, in particolare attraverso la gestione di cointeressenze economiche e societarie, nonché mediante l'interposizione fittizia di aziende riconducibili all'attività dell'associazione camorristica attiva nell'area della provincia di Caserta, con propaggini anche in Emilia Romagna». Ma il tentativo di infiltrazione nel “cantiere più grande d'Europa” è stato scoperto e sgominato.
Tra i dieci indagati ci sono otto persone residenti in provincia di Caserta, tutti piccoli imprenditori titolari di aziende nel settore delle costruzioni e una donna dell'Aquila, accusata di bancarotta, la cui posizione è più lieve visto che avrebbe subito la vicenda in quanto è subentrata come amministratore di una delle due società fallite, dopo la morte in un incidente di montagna, del compagno, anch'egli aquilano, che in origine amministrava le due imprese. Ai dieci è stato notificato l’avviso di fine indagini.
Tra gli indagati anche Alessandro Bitonti, nato a Modena nel 1973, avvocato già iscritto al Foro di Modena.
Bitonti era già finito nei guai, e condannato a più di sei anni per l’estorsione al centro estetico di via Respighi cui avevano collaborato dei Casalesi infiltrati a Modena, come rivelato dal collaboratore di giustizia Alfonso Perrone.
L’obiettivo a L’Aquila era quello, come si legge nei documenti, «di introdursi nel circuito economico della ricostruzione, in particolare attraverso la gestione di cointeressenze economiche e societarie, nonché mediante l'interposizione fittizia di aziende riconducibili all'attività dell'associazione camorristica attiva nell'area della provincia di Caserta, con propaggini anche in Emilia Romagna». Ma il tentativo di infiltrazione nel “cantiere più grande d'Europa” è stato scoperto e sgominato.
Tra i dieci indagati ci sono otto persone residenti in provincia di Caserta, tutti piccoli imprenditori titolari di aziende nel settore delle costruzioni e una donna dell'Aquila, accusata di bancarotta, la cui posizione è più lieve visto che avrebbe subito la vicenda in quanto è subentrata come amministratore di una delle due società fallite, dopo la morte in un incidente di montagna, del compagno, anch'egli aquilano, che in origine amministrava le due imprese. Ai dieci è stato notificato l’avviso di fine indagini.
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