in manette per un assalto in romagna
Colpo al bancomat, il Dna incastra il ladro
I carabinieri hanno arrestato quello che è ritenuto l’autore di un assalto al bancomat alla filiale di Calabrina (Forlì-Cesena) della Banca Sviluppo-Credito Cooperativo, avvenuto il 28 febbraio 2016....
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I carabinieri hanno arrestato quello che è ritenuto l’autore di un assalto al bancomat alla filiale di Calabrina (Forlì-Cesena) della Banca Sviluppo-Credito Cooperativo, avvenuto il 28 febbraio 2016. A finire in manette è un 26enne, nullafacente, con numerosi precedenti specifici per reati contro il patrimonio.
A Calabrina un gruppo di cinque persone, dopo aver asportato un carro attrezzi in un’officina riminese, aveva agganciato tramite funi di acciaio l’apparecchio bancomat e lo avevano sradicato dalla propria sede per issarlo sul cassone posteriore. Una tecnica ben collaudata che viene ripetuta nei frequenti episodi analoghi.
Nonostante l’allarme, all’arrivo dei carabinieri i malviventi avevano già fatto perdere le proprie tracce, fuggendo a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata, abbandonando sul posto il carro attrezzi e una Fiat Stilo predisposta per la fuga e ritrovata col motore acceso. Ed è stato proprio grazie ad alcune tracce dei malviventi trovate su questa auto che i rilievi tecnici svolti dal Ris di Parma sono riusciti a isolava un profilo di dna riconducibile a una vecchia conoscenza degli investigatori.
Ma gli accertamenti sulla Fiat Stilo ha fatto scoprire che la vettura faceva parte di un cospicuo numero di veicoli intestati a un prestanome, tale C.Z., 44enne pregiudicato, senza fissa dimora ma di stanza di fatto a Monza. Gli accertamenti eseguiti hanno consentito di provare che la vettura, seppur fittiziamente intestata a una “testa di legno”, era stata di fatto acquistata dal rom arrestato. È stata, infatti, eseguita una serie di accertamenti, attraverso i quali i carabinieri sono riusciti a documentare l’avvenuta cessione dal vecchio proprietario del veicolo in favore del nuovo acquirente. Per tale ragione i due sono stati entrambi denunciati alla Procura della Repubblica per la fittizia intestazione del veicolo.
A Calabrina un gruppo di cinque persone, dopo aver asportato un carro attrezzi in un’officina riminese, aveva agganciato tramite funi di acciaio l’apparecchio bancomat e lo avevano sradicato dalla propria sede per issarlo sul cassone posteriore. Una tecnica ben collaudata che viene ripetuta nei frequenti episodi analoghi.
Nonostante l’allarme, all’arrivo dei carabinieri i malviventi avevano già fatto perdere le proprie tracce, fuggendo a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata, abbandonando sul posto il carro attrezzi e una Fiat Stilo predisposta per la fuga e ritrovata col motore acceso. Ed è stato proprio grazie ad alcune tracce dei malviventi trovate su questa auto che i rilievi tecnici svolti dal Ris di Parma sono riusciti a isolava un profilo di dna riconducibile a una vecchia conoscenza degli investigatori.
Ma gli accertamenti sulla Fiat Stilo ha fatto scoprire che la vettura faceva parte di un cospicuo numero di veicoli intestati a un prestanome, tale C.Z., 44enne pregiudicato, senza fissa dimora ma di stanza di fatto a Monza. Gli accertamenti eseguiti hanno consentito di provare che la vettura, seppur fittiziamente intestata a una “testa di legno”, era stata di fatto acquistata dal rom arrestato. È stata, infatti, eseguita una serie di accertamenti, attraverso i quali i carabinieri sono riusciti a documentare l’avvenuta cessione dal vecchio proprietario del veicolo in favore del nuovo acquirente. Per tale ragione i due sono stati entrambi denunciati alla Procura della Repubblica per la fittizia intestazione del veicolo.
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