«La riforma dei processi? Per noi sbagliata e inutile»
di Saverio Cioce
Avvocati in piazza con i volantini contro il decreto del governo e il voto di fiducia «Due scioperi, non si fa giustizia con la partecipazione a distanza degli imputati»
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Gazebo, volantini e vignette, con gli avvocati che per un giorno lasciano la toga e i codici per trasformarsi in militanti che spiegano ai cittadini le ragioni del prossimo sciopero.
A spingere i legali modenesi, assieme ai loro colleghi di tutto Italia, verso il blocco delle udienze nella settimana appena conclusa e verso la prossima astensione dalle udienze dal 10 al 14 aprile, è la riforma del processo contenuta nel disegno di legge già approvato al Senato con un voto di fiducia e per cui si preannuncia una seconda votazione alla Camera dei Deputati, con lo stesso meccanismo.
«A colpi di fiducia sul provvedimento del governo - dicono gli avvocati modenesi - non c’è stato e non ci sarà un vero dibattito parlamentare. Eppure si tratta di innovazioni radicali rispetto al nostro ordinamento: a dispetto delle proclamazioni da parte dei proponenti, i problemi che si pretendono di risolvere saranno aggravati ancora di più».
«Nella cosiddetta riforma - dice l’avvocato Guido Sola, uno dei portavoce della protesta - vengono introdotti in maniera indiscriminata meccanismi che sospendono i tempi di prescrizione dei reati. Questo porterà ad allungare senza giustificazione i tempi dei processi, riportandoci davanti agli organismi dell’Unione Europea che ci hanno già condannato per la durata dei processi».
Una questione spinosa e da tempo dibattuta questa, visto che la “negata giustizia” che riempie le cronache è fatta di processi che non arrivano a sentenze definitive grazie agli ostruzionismi e alle manovre legali di chi punta ad affossare le inchieste con l’allungamento dei meccanismi processuali. Di qui il braccio di ferro del governo che, per impedire assoluzioni di fatto grazie alle lungaggini procedurali, dà respiro ai magistrati ma allunga ancora di più i tempi. D’ora innanzi, se passa la riforma, ci vorranno quasi sette anni, anzichè i cinque attuali, per arrivare alla prescrizione.
Ma quello che esaspera gli avvocati è il meccanismo della “partecipazione a distanza” in cui gli imputati sono chiamati a deporre a distanza. Un risparmio enorme in termini di personale per la Polizia penitenziaria e altri agenti delle forze dell’ordine, ma per gli avvocati vuol dire calpestare i diritti dei difensori. «È inaccettabile - conclude Sola - Non possiamo parlare efficacemente con i nostri assistiti, nè l’imputato può partecipare adeguatamente al processo che si celebra contro di lui». Telecamere e cavi telefonici di dubbia affidabilità completano il quadro di sfiducia che spinge gli avvocati a incrociare le braccia.
Da ultimo c’è la contestazione frontale sull’inasprimento delle pene. «Si accontenta chi vuole cavalcare l’emotività delle proteste per i furti e le aggressioni in casa - dicono i legali - o per i casi di furto aggravato. Si mettono pene severissime anche per accontentare l’opinione pubblica che non ne può più di continue violenze private alle proprietà. Ma da quando l’inasprimento delle pene fa diminuire il numero dei reati? A noi sembra che non sia mai accaduto».
A spingere i legali modenesi, assieme ai loro colleghi di tutto Italia, verso il blocco delle udienze nella settimana appena conclusa e verso la prossima astensione dalle udienze dal 10 al 14 aprile, è la riforma del processo contenuta nel disegno di legge già approvato al Senato con un voto di fiducia e per cui si preannuncia una seconda votazione alla Camera dei Deputati, con lo stesso meccanismo.
«A colpi di fiducia sul provvedimento del governo - dicono gli avvocati modenesi - non c’è stato e non ci sarà un vero dibattito parlamentare. Eppure si tratta di innovazioni radicali rispetto al nostro ordinamento: a dispetto delle proclamazioni da parte dei proponenti, i problemi che si pretendono di risolvere saranno aggravati ancora di più».
«Nella cosiddetta riforma - dice l’avvocato Guido Sola, uno dei portavoce della protesta - vengono introdotti in maniera indiscriminata meccanismi che sospendono i tempi di prescrizione dei reati. Questo porterà ad allungare senza giustificazione i tempi dei processi, riportandoci davanti agli organismi dell’Unione Europea che ci hanno già condannato per la durata dei processi».
Una questione spinosa e da tempo dibattuta questa, visto che la “negata giustizia” che riempie le cronache è fatta di processi che non arrivano a sentenze definitive grazie agli ostruzionismi e alle manovre legali di chi punta ad affossare le inchieste con l’allungamento dei meccanismi processuali. Di qui il braccio di ferro del governo che, per impedire assoluzioni di fatto grazie alle lungaggini procedurali, dà respiro ai magistrati ma allunga ancora di più i tempi. D’ora innanzi, se passa la riforma, ci vorranno quasi sette anni, anzichè i cinque attuali, per arrivare alla prescrizione.
Ma quello che esaspera gli avvocati è il meccanismo della “partecipazione a distanza” in cui gli imputati sono chiamati a deporre a distanza. Un risparmio enorme in termini di personale per la Polizia penitenziaria e altri agenti delle forze dell’ordine, ma per gli avvocati vuol dire calpestare i diritti dei difensori. «È inaccettabile - conclude Sola - Non possiamo parlare efficacemente con i nostri assistiti, nè l’imputato può partecipare adeguatamente al processo che si celebra contro di lui». Telecamere e cavi telefonici di dubbia affidabilità completano il quadro di sfiducia che spinge gli avvocati a incrociare le braccia.
Da ultimo c’è la contestazione frontale sull’inasprimento delle pene. «Si accontenta chi vuole cavalcare l’emotività delle proteste per i furti e le aggressioni in casa - dicono i legali - o per i casi di furto aggravato. Si mettono pene severissime anche per accontentare l’opinione pubblica che non ne può più di continue violenze private alle proprietà. Ma da quando l’inasprimento delle pene fa diminuire il numero dei reati? A noi sembra che non sia mai accaduto».
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