A Modena vinci un viaggio gratis, ma poi ti rifilano le pentole
Un’indagine telefonica con premio, però per ritirare il soggiorno si va di persona. Così inizia la vendita forzata e ambigua. «Mi hanno fatto firmare per 8mila euro»
MODENA. Francesca ancora è convinta di essere stata ipnotizzata: «Non so cosa sia successo nell’ora trascorsa con quel venditore, so solo che ho provato una sensazione strana anche dopo essere uscita da quella sala».
La sala di cui parla è quella di un noto hotel in città, in cui un’azienda veneta aveva allestito una giornata di “vendite forzate”. Francesca e suo marito Mario, i nomi sono di fantasia, hanno firmato un contratto di acquisto per circa 8mila euro di merce: «E siamo due persone coscienti, istruite e di certo non sprovvedute».
Tutto ha inizio qualche giorno prima con una telefonata al cellulare del marito. Una delle tante che si ricevono, un’indagine di mercato a cui l’uomo gentilmente risponde. E proprio sfruttando tale cortesia, l’operatore annuncia a Mario che verrà iscritto ad un concorso a premi grazie al quale potrebbe vincere un soggiorno gratuito. Passa qualche giorno e Mario riceve una nuova telefonata: «Complimenti ha vinto il soggiorno!». Francesca e Mario per ritirare il premio devono recarsi, rigorosamente in coppia, in un noto hotel cittadino. Loro ci vanno nel tardo pomeriggio, ma l’open day, chiamiamolo così, era già iniziato di buon’ora al mattino, quindi tante altre coppie si erano già avvicendate in quella sala che Francesca e suo marito stanno per conoscere.
«Abbiamo fatto un po’ di anticamera insieme ad altre persone, poi ci hanno convocato». Francesca e Mario entrano in una sala in cui ci sono una dozzina di tavoli, ad ognuno dei quali è seduto un venditore ed una coppia. Si siedono in quello loro riservato e vengono rassicurati sul soggiorno vinto e sulla veridicità del concorso. Ma da lì inizia una vendita forzata che Francesca ricorda quasi con angoscia: «È stata un’esperienza terribile, una serie infinita di domande, di promozioni, di omaggi, tutto senza soluzione di continuità». La tecnica di vendita funziona circa così: l’addetto svaria a 360 gradi, nominando ogni sorta di categoria merceologica e quando nota un “momento di debolezza” si butta a capofitto. «Per noi la debolezza è stata il condizionatore». A cui si sono aggiunti un robot da cucina, una piastra a induzione, un piano cottura e una batteria di pentole.
«Poi di tanto in tanto in un altro tavolo si chiudeva una vendita e via un applauso e complimenti quasi a voler mostrare a tutti la convenienza nel firmare». E Francesca e Mario firmano per un totale di quasi 8mila euro, dando subito un acconto di 100 euro. La merce sarebbe stata recapitata l’indomani. Vanno a casa e qui Francesca fa una ricerca in internet e trova una serie di situazioni poco chiare legate al nome di quella ditta. Si rende conto di dover far qualcosa in fretta e il giorno dopo si reca immediatamente in Federconsumatori. Qui, grazie agli addetti dell’associazione, riesce a fare un immediato recesso dall’acquisto.
«Cosa fondamentale, perché il corriere, a cui bisogna pagare 300 euro sul posto, sarebbe arrivato dopo pochissime ore a casa». E se per caso qualcuno ci ripensa dopo aver fatto scaricare la merce è libero di farlo, ma si deve sobbarcare il costo della spedizione di ritorno con relativo imballaggio per somme che possono toccare anche i mille euro.
«Se si ricevono telefonate simili - spiega Federconsumatori - e si è spinti dalla curiosità nel partecipare a queste dimostrazioni è bene ricordarsi che nessuno regala nulla. Il primo consiglio è essere diffidenti in modo sano ed educato e soprattutto non firmare e sottoscrivere nulla se non siete certi e convinti di volere acquistare dei beni, tra l’altro molto costosi e di non farvi convincere dall’ambiente caratterizzato da uno strano entusiasmo che vi potrebbe invogliare e convincere a compiere un gesto costoso per il vostro portafoglio». (gib)
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