Migranti e studenti al campo di Fossoli
Hanno ascoltato le testimonianze di alcuni sopravvissuti all’Olocausto e scoperto atrocità della guerra
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I messaggeri della memoria scendono in Campo. A Fossoli alunni dell’elementare Gasparotto e migranti assistiti da una cooperativa sociale hanno seguito una lezione davvero particolare con l'incontro “Andar per luoghi”. Hanno esplorato il luogo da cui sono state deportate cinquemila persone durante la seconda guerra mondiale. Con loro una mappa per orientarsi e testimonianze di chi, come Primo Levi, si preparava a un viaggio senza sapere se avrebbe mai fatto ritorno. «Sono uscito perché sono arrivati gli americani - ha ricordato Enrico Vanzini, militare italiano imprigionato a Dachau - ma già non camminavo più. Se avessero tardato otto giorni non sarei qui».
Una soddisfazione per lui? «Quando i giovani, uno dopo l’altro, mi hanno voluto abbracciare», ha spiegato il testimone, 94enne. Altri testimoni hanno potuto conoscere i giovani tra le pagine a loro affidate. Le ragazze e gli alunni si sono mossi in gruppo tra i resti delle baracche, il luogo dove chiamavano l’appello, i prati su cui gli orfani di Don Zeno Saltini hanno iniziato a trasformare il luogo. Alla fine, l’interrogazione o, meglio, la condivisione di quanto appreso con i compagni e i nuovi amici ospiti nel territorio. «I ragazzi hanno lavorato bene in gruppo - ha confermato la maestra Lorena Melegari - e hanno scoperto una parte della frazione che non conoscevano. Anche i genitori si sono resi conto di come i loro ragazzi lavorano». Soddisfatti anche gli ospiti della cooperativa sociale, provenienti dal Ghana e dalla Nigeria. «Non erano a conoscenza dei campi di lavoro e di sterminio - ha ribadito un volontario che li ha seguiti nel percorso - e avevano notizie sommarie della seconda guerra mondiale. Sono rimasti stupiti di come un regime possa sfruttare le persone. Non credevano ai 14 milioni di morti nel sistema lager. Sono rimasti colpiti da come si viveva, del fatto che i prigionieri erano chiamati per numero». Esperienze che gli studenti scoprono ogni anno con la Fondazione Fossoli padrona di casa nel Viaggio della Memoria, che ha preso il posto del Treno per Auschwitz. «La modalità del pullman è stata bene accolta - ha riconosciuto la direttrice della Fondazione, Marzia Luppi - perché consente maggiore libertà di esplorare nuovi temi. Sarà una progettazione molto ricca».
Gabriele Farina
Una soddisfazione per lui? «Quando i giovani, uno dopo l’altro, mi hanno voluto abbracciare», ha spiegato il testimone, 94enne. Altri testimoni hanno potuto conoscere i giovani tra le pagine a loro affidate. Le ragazze e gli alunni si sono mossi in gruppo tra i resti delle baracche, il luogo dove chiamavano l’appello, i prati su cui gli orfani di Don Zeno Saltini hanno iniziato a trasformare il luogo. Alla fine, l’interrogazione o, meglio, la condivisione di quanto appreso con i compagni e i nuovi amici ospiti nel territorio. «I ragazzi hanno lavorato bene in gruppo - ha confermato la maestra Lorena Melegari - e hanno scoperto una parte della frazione che non conoscevano. Anche i genitori si sono resi conto di come i loro ragazzi lavorano». Soddisfatti anche gli ospiti della cooperativa sociale, provenienti dal Ghana e dalla Nigeria. «Non erano a conoscenza dei campi di lavoro e di sterminio - ha ribadito un volontario che li ha seguiti nel percorso - e avevano notizie sommarie della seconda guerra mondiale. Sono rimasti stupiti di come un regime possa sfruttare le persone. Non credevano ai 14 milioni di morti nel sistema lager. Sono rimasti colpiti da come si viveva, del fatto che i prigionieri erano chiamati per numero». Esperienze che gli studenti scoprono ogni anno con la Fondazione Fossoli padrona di casa nel Viaggio della Memoria, che ha preso il posto del Treno per Auschwitz. «La modalità del pullman è stata bene accolta - ha riconosciuto la direttrice della Fondazione, Marzia Luppi - perché consente maggiore libertà di esplorare nuovi temi. Sarà una progettazione molto ricca».
Gabriele Farina
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