Convegno su Israele: «Critiche antisemite? Parole sconcertanti»
Franco Zavatti della Cgil difende la scelta dopo gli attacchi della comunità ebraica: «Nessun confronto sul merito»
3 MINUTI DI LETTURA
Continua la polemica sul convegno di questa sera che parlerà della legalizzazione delle colonie israeliane. La comunità ebraica era insorta contro il patrocinio del Comune, a puntare il dito contro Muzzarelli anche la consigliera del Pd Federica Di Padova. A sostegno, invece, dell’iniziativa, interviene la Cgil, con Franco Zavatti: «Onestamente siamo rimasti un po’ corti rispetto alle polemiche che sono state sollevate, soprattutto perché si è parlato in modo a volte superficiale sfuggendo al merito della questione. Le colonie aiutano? Noi diciamo no. È lo stesso percorso votato dall’Onu, è il segnale dell’apertura dell’ambasciata palestinese a Roma, e un’altra addirittura in Vaticano. Due popoli in due stati: questo dice il buon senso».
Qual è il senso dell’iniziativa?
«Stiamo sul fatto, E il fatto è la legalizzazione delle colonie israeliane. Partiamo dal pronunciamento dell’Onu, dall’intervento dell’Europa e da lì organizziamo l’iniziativa che ha lo scopo di affrontare un tema di attualità».
Cosa le ha dato fastidio?
«In realtà non è la polemica in sè che mi lascia perplesso, come ho detto è leggere che si tratta di prese di posizione spesso strumentali. Non contesto chi critica, ma i modi. Quella della consigliera Di Padova è una presa di posizione personale, che rispetto. Ma nemmeno lei dice nulla sul merito. Quella che più mi ha fatto male è la lettera della presidente della comunità ebraiche: più che legittimo dire no, ma confrontiamoci sul tema senza perdere di vista perchè ci stiamo interrogando. È sconcertante, invece, sentire parlare di antiebraismo e antisemitismo. Dite invece una parola sulla legalizzazione delle colonie, dite se sono utili o meno e ci confrontiamo».
Una delle critiche si concentra sul mancato coinvolgimento di esperti.
«Abbiamo cercato di coinvolgere persone riconosciute. Francamente classificare Moni Ovadia come antisemita mi sembra fuori luogo. Un conto è sapere che una persona è contro il governo della destra israeliana, ma parlare, ripeto, di antisemitismo non aiuta nemmeno ad allentare le tensioni e chi in quei territori prova a cercare dialogo e futuro. Poi ci sono persone del calibro di Fausto Gianelli e Sergio Bassoli, difficile non definirli esperti».
Qual è il merito?
«Il merito è quello che è sotto gli occhi di tutti. Chi le ha viste da vicino sa che quelle sono colonie, un colabrodo, decine e decine di insediamenti: legalizzarle con un voto del parlamento non fa che aggravare una situazione compromessa e non facilita il percorso già complicato di due popoli e due stati, come dovrebbe essere».
L’altra forte critica è sul coinvolgimento dell’associazione Bds?
«Su Bds c’è una inesattezza di fondo. Bds è nata anni fa quando ci fu l’esplosione del boicottaggio dei prodotti che Israele mette in commercio sul mercato internazionale. Bds è questo: boicottaggio dei prodotti che escono dai territori occupati. Criticare va bene, ma ci vuole buon senso».
Qual è il senso dell’iniziativa?
«Stiamo sul fatto, E il fatto è la legalizzazione delle colonie israeliane. Partiamo dal pronunciamento dell’Onu, dall’intervento dell’Europa e da lì organizziamo l’iniziativa che ha lo scopo di affrontare un tema di attualità».
Cosa le ha dato fastidio?
«In realtà non è la polemica in sè che mi lascia perplesso, come ho detto è leggere che si tratta di prese di posizione spesso strumentali. Non contesto chi critica, ma i modi. Quella della consigliera Di Padova è una presa di posizione personale, che rispetto. Ma nemmeno lei dice nulla sul merito. Quella che più mi ha fatto male è la lettera della presidente della comunità ebraiche: più che legittimo dire no, ma confrontiamoci sul tema senza perdere di vista perchè ci stiamo interrogando. È sconcertante, invece, sentire parlare di antiebraismo e antisemitismo. Dite invece una parola sulla legalizzazione delle colonie, dite se sono utili o meno e ci confrontiamo».
Una delle critiche si concentra sul mancato coinvolgimento di esperti.
«Abbiamo cercato di coinvolgere persone riconosciute. Francamente classificare Moni Ovadia come antisemita mi sembra fuori luogo. Un conto è sapere che una persona è contro il governo della destra israeliana, ma parlare, ripeto, di antisemitismo non aiuta nemmeno ad allentare le tensioni e chi in quei territori prova a cercare dialogo e futuro. Poi ci sono persone del calibro di Fausto Gianelli e Sergio Bassoli, difficile non definirli esperti».
Qual è il merito?
«Il merito è quello che è sotto gli occhi di tutti. Chi le ha viste da vicino sa che quelle sono colonie, un colabrodo, decine e decine di insediamenti: legalizzarle con un voto del parlamento non fa che aggravare una situazione compromessa e non facilita il percorso già complicato di due popoli e due stati, come dovrebbe essere».
L’altra forte critica è sul coinvolgimento dell’associazione Bds?
«Su Bds c’è una inesattezza di fondo. Bds è nata anni fa quando ci fu l’esplosione del boicottaggio dei prodotti che Israele mette in commercio sul mercato internazionale. Bds è questo: boicottaggio dei prodotti che escono dai territori occupati. Criticare va bene, ma ci vuole buon senso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
